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Luciano Odorisio, Politica

Matteo Salvini farà la fine di Matteo Renzi?

Lettere al direttore, IlFQ, 2-4-19

Scrive PAOLO DE GREGORIO:

“HO UNA FORTE SENSAZIONE che Matteo Salvini farà la fine di Matteo Renzi. 

A parte il nome e l’età, sono politicanti di lunghissimo corso, non hanno fatto altro nella loro vita, conoscono tutti gli imbrogli e le ruberie dei propri partiti, le sparano grosse aiutati da tutto il regime mediatico che hanno usato e usano con enorme prepotenza. 

Come Renzi fu asfaltato dal risultato del referendum del 4 dicembre 2016, credo che domenica scorsa, a Verona, partecipando alla lugubre manifestazione oscurantista dell’Isis ultracattolica, la resistibile ascesa di Salvini si sia interrotta, in quanto si è messo contro la maggior parte della società civile e in particolare le donne, la cui incazzatura è parecchio temibile e prolungata nel tempo. 

La sua presenza a fianco di fanatici che agitavano feti di plastica e che pretendono di cancellare conquiste civili ottenute in decenni di lotte e impegno politico, segnerà l’inizio della sua decadenza e sicuramente la fine di quella squallida ambiguità di tenere il piede in due staffe.”

Risponde DANIELA RANIERI:

“CARO DE GREGORIO, siamo talmente assuefatti all’inadeguatezza di certi leader che fa bene pensare che gli italiani e le italiane siano capaci di insperati scatti d’orgoglio. 

Vedremo. 

Noi non crediamo che Verona sia stata la Waterloo di Salvini, ma abbiamo avuto la sensazione che il ministro si sia reso conto di non aver centrato la comunicazione, di essere fuori posto e fuori tempo. 

È andato a Verona sulla scia del giudizio tranciante di Di Maio (“fanatici sfigati”), che ha potuto contraddire solo dicendosi “orgoglioso di essere sfigato”. 

Si è espresso con formule negative (“Non guardiamo al passato”, “Non sono in discussione l’aborto e il divorzio”), scegliendo di parlare sulla difensiva, che non è proprio la sua cifra. 

Nel tentativo di affermare qualcosa, ha criticato Conte e Spadafora sulle adozioni, che però sono in mano al suo ministro Fontana. 

La t-shirt coi disegnini della famiglia patriarcale gli ha ridato un secondo di ossigeno, ma per riconoscersi ha dovuto ripiegare sul dileggio di Laura Boldrini, un vecchio numero del suo repertorio. 

Insomma, un disastro. Peccato, così giovane.” 

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