Luciano Odorisio, Politica

NO TAV – Tommaso Cerno, PD:”Quella lotta dovrebbe essere una medaglia per la sinistra! “


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Intervista a Tommaso Cerno, PD, a cura di Lorenzo Giarelli per Il FQ, 30-7-19

Sul Tav voterò sì alla mozione dei 5 Stelle. Lo devo alla mia storia umana e professionale oltre che al buon senso”. 

Tommaso Cerno è senatore indipendente iscritto al gruppo Pd, ma a differenza dei colleghi di partito e del centrodestra, in prima fila in difesa dell’alta velocità, ha deciso che voterà la proposta di bloccare l’opera. In coerenza con gli anni all’Espresso, dove è stato caporedattore e poi direttore, firmando inchieste sulle ragioni dei No Tav. 

Tommaso Cerno, voterà con i 5 Stelle per bloccare l’opera? 

Non potrei fare altrimenti. La mia convinzione nasce da anni di lavoro nella valle. Mi spiace che la sinistra si dimentichi di 30 anni di lotte che invece dovrebbe intestarsi. La sinistra era nata per fare i treni, dice qualcuno; oggi sopravvive se non ne abusa, aggiungo io. Quel che accade in Val Susa non riguarda soltanto un treno ma la democrazia resistente, la capacità dei cittadini di far sì che lo Stato non passi sopra la loro testa in nome del futuro. 

Il No al Tav dovrebbe essere una battaglia del Pd? 

Quella lotta dovrebbe essere una medaglia per la sinistra: ragazzi in galera con fantomatiche accuse di terrorismo, una valle che convince lo Stato a stravolgere un progetto mal fatto. E in cambio? I fumogeni. È antistorico vedere il Pd votare per il passato convinto che sia il futuro: la sinistra italiana è stata sconfitta, è stata marginale, ma mai ignorante. 

Anche Renzi era No Tav. 

Diceva cose logiche: anche se il cantiere fosse proseguito non c’era nulla di cui esultare. La promessa che dovrebbero fare ai “Sì Tav per comodo”è giurare che sarà l’ultima volta che assisteremo a una sceneggiata del genere. Invece oggi lui, come altri, si appiattisce su posizioni identiche a quelle leghiste. È come cambiare Bella ciao perché va di moda il rap. I Sì Tav sono un’invenzione degli ultimi mesi, non esistono in Val Susa. Quindi non dovrebbero esistere in generale. 

In che senso? 

Ci sono sempre stati i No Tav e una parte di loro ancora resiste. Poi ci sono i rassegnati, i No Tav che hanno lasciato prevalere le indubbie migliorie al progetto. Gli unici veri e convinti Sì Tav che io abbia conosciuto sono gli ’ndranghetisti, che hanno sempre investito nella valle. Lo dicono le inchieste, lo Stato, non io. 

C’è un partito del cemento? 

Esiste sempre, anche se è difficile dire chi ne fa parte. Quando lo Stato dice che si deve andare avanti per forza, il partito degli affari ci guadagna: n el l’emergenza tutto si può fare, anche rubare. La sinistra un tempo era chiara: non siamo in guerra, si parla di treni. E invece ci sono i blindati Lince al cantiere e le leggi speciali. Sembra Gaza. 

Nel Pd lei è isolato? 

Non lo so. Magari meno di quel che pensiamo. Almeno fra la gente normale. So che nel Pd c’è chi pensa a una terza mozione. Fra fare e non fare. Un bel gioco dialettico, il primo firmatario sarà Ponzio Pilato. Il problema è che così si porta acqua alla Lega, quindi di fatto schiera il Pd con Salvini: not in my name. 

Questione di identità politica? 

Prima di votare sul Tav dovrebbe essere obbligatorio un soggiorno di tre mesi in Val Susa. E un questionario con domande base. Io sono stato con le donne che filavano la lana per chi dormiva nelle tende, ho preparato panini con chi manifestava, sono stato coi professori che insegnavano cosa significhi dire No allo Stato, ho visto gente sposarsi e battezzare i figli sotto la bandiera No Tav: sul voto di alcuni colleghi dubito, ma io non ho paura del test. La valle è uno dei punti più avanzati di democrazia in Europa. 

Ma i No Tav sono criminalizzati. 

Da chi non sa nulla. Se il progetto originale oggi è stravolto lo si deve ai comitati, che hanno provocato cambiamenti positivi. Lo dice lo Stato nei sui atti, non io. Ma se per 30 anni lo Stato ha riconosciuto che i No Tav non erano dei pazzi, possibile lo siano diventati di colpo? 

E se l’Ue pagasse di più? 

Non è questione di soldi, sempre che alla fine ce li mettano davvero. Lo accetterei solo se dicessero: “Scusate, è uno scempio, ma dobbiamo finirla. Sarà la fine di questo tipo di opere”. Qui invece, anche nel mio gruppo, c’è gente entusiasta che non vede l’ora di realizzarla. Questa non è Norimberga, cara sinistra, è El Alamein.”

E a proposito di Renzi:

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