Luciano Odorisio, Politica

Nel nome del padre, del figlio e…di Gaetano Amato


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“Per avere un cerchio c’è bisogno che la parte terminale di una linea vada a ricongiungersi al suo punto iniziale.

Gaetano ci spiega, sempre incazzato, fra il serio e il faceto

La “chiusura del cerchio” è un modo di dire per spiegare che le caselle sistemate su uno scacchiere, dopo una mescolata, ritornano al posto che gli competeva.

No, non è una lezione di geometria ne di modi di dire.

È piuttosto la verifica di quanto scrivevo tempo fa parlando di un cialtrone arrivato da Rignano.

Er fighetto

Il cialtrone in questione, divenne sindaco grazie all’apporto di un pluricondannato, tale Verdini, un ex macellaio che pure in politica ha poi usato gli stessi attrezzi da lavoro che usava prima.

Ai tempi della contesa elettorale per il posto di sindaco a Firenze, i due avversari, Giovanni Galli per il centrodestra e Matteo Renzi per il centrosinistra, provavano a raccattare quanti più voti possibili dai rispettivi schieramenti.

Licio Gelli

Ma il buon Verdini, chi sa per quali oscure motivazioni, invece di appoggiare il suo candidato, appoggiò il buon Matteo da Rignano, (piccolo paese a circa 50 chilometri da Arezzo, buen retiro di Licio Gelli e della sua p2) al punto che impedì e pose il veto di partecipazione a deputati e rappresentanti del centrodestra ai comizi di Galli.

Dopo l’elezione a sindaco, il pluricondannato prese sottobraccio il buon rignanese, e lo portò a casa del pregiudicato, ad Arcore.

Cosa si siano detti i 3 non si sa e si lascia alla libera immaginazione di ciascun italiano, anche alla luce dei successivi accadimenti. Sta di fatto che il buon rignanese cominciò la scalata al partito democratico, partito ormai pieno zeppo di democristiani, quasi alla pari del partito del pregiudicato.

E vi riesce.

Addirittura fa fuori un altro democristiano come lui, nipote del principale consigliori del pregiudicato.

E appena salito in sella cosa fa?

Fa un patto col pregiudicato, denominato patto del Nazzareno.

Sede PD – Incontro tra Renzi e Berlusconi Nella foto Silvio Berlusconi lascia la sede del PD

Mai posto fu più adatto, considerato che il pregiudicato si è sempre sentito Dio e il nazareno altri non era che il figlio di Dio.

Dunque, padre e figlio si riuniscono e si parlano.

Il secondo comincia a governare con l’appoggio del primo. Però come sempre accade tra padri e figli, ci sono discussioni. Certo, possono essere vere o presunte.

Sta di fatto che il papà pregiudicato ritira ufficialmente il suo apporto. Quindi il figlio è caduto, direte voi.

No, perché il buon pluricondannato Verdini immediatamente forma un suo gruppo, si stacca dal pregiudicato, almeno sulla carta, e corre in soccorso del rignanese, che, governando, riesce a fare tutto quello che il pregiudicato in tanti anni non è stato in grado di fare, compreso sfasciare quel partito che a suo tempo aveva rappresentato una sinistra politica.

Non contento del partito, sfascia pure il giornale del partito.

In pratica rottama il partito riducendolo ad una accozzaglia di poveri cristi che, senza alcun riferimento politico serio, si riducono a diventare una sorta di comici da cabaret di quart’ordine, facendo battutine, e spiritosaggini varie, mentre crollano nei sondaggi e i loro dileggiati continuano a crescere.

Ma non finisce qui, perché manca la chiusura del cerchio. Abbiamo detto che per essere tale, la linea continua deve andare a richiudersi sul punto di partenza.

E infatti, il buon rignanese, dopo aver azzerato qualsiasi forma sinistrossa all’interno del contenitore democristiano in suo potere, da il via al suo movimento. Un movimento di pancia, lo definisce qualcuno.

Sarà perché avrà la consistenza di una diarrea? Boh, vedremo.

Nel frattempo apprendiamo che il movimento si ispira a Macron (qualcuno gli facesse leggere i giornali francesi) e conta sull’appoggio del pregiudicato e dei fidi papponi.

E il cerchio si è chiuso.

Partito dal pregiudicato, si fa ritorno a casa.

Cavallo di troia, lo ha definito qualcuno.

Non cavallo, figlio, ha corretto qualcun altro.

Che fine faranno i comunisti 2.0 adepti del rignanese?

Beh, se non vorranno seguirlo nella nuova avventura, possono sempre contare su un altro comunista 2.0, il buon Calenda, che sta per lanciare un altro movimento di pancia.

Mamma mia e che fieto con queste pance che si smuovono. Attendiamo con ansia Corona.

Addirittura fa fuori un altro democristiano come lui, nipote del principale consigliori del pregiudicato.

E appena salito in sella cosa fa? Fa un patto col pregiudicato, denominato patto del Nazzareno.

Mai posto fu più adatto, considerato che il pregiudicato si è sempre sentito Dio e il nazareno altri non era che il figlio di Dio.

Dunque, padre e figlio si riuniscono e si parlano.

Il secondo comincia a governare con l’appoggio del primo. Però come sempre accade tra padri e figli, ci sono discussioni.

Certo, possono essere vere o presunte. Sta di fatto che il papà pregiudicato ritira ufficialmente il suo apporto.

Quindi il figlio è caduto, direte voi. No, perché il buon pluricondannato verdini immediatamente forma un suo gruppo, si stacca dal pregiudicato, almeno sulla carta, e corre in soccorso del rignanese, che, governando, riesce a fare tutto quello che il pregiudicato in tanti anni non è stato in grado di fare, compreso sfasciare quel partito che a suo tempo aveva rappresentato una sinistra politica.

Non contento del partito, sfascia pure il giornale del partito. In pratica rottama il partito riducendolo ad una accozzaglia di poveri cristi che, senza alcun riferimento politico serio, si riducono a diventare una sorta di comici da cabaret di quart’ordine, facendo battutine, e spiritosaggini varie, mentre crollano nei sondaggi e i loro dileggiati continuano a crescere.

Ma non finisce qui, perché manca la chiusura del cerchio. Abbiamo detto che per essere tale, la linea continua deve andare a richiudersi sul punto di partenza.

E infatti, il buon rignanese, dopo aver azzerato qualsiasi forma sinistrossa all’interno del contenitore democristiano in suo potere, da il via al suo movimento.

Un movimento di pancia, lo definisce qualcuno. Sarà perché avrà la consistenza di una diarrea? Boh, vedremo. Nel frattempo apprendiamo che il movimento si ispira a Macron (qualcuno gli facesse leggere i giornali francesi) e conta sull’appoggio del pregiudicato e dei fidi papponi.

E il cerchio si è chiuso. Partito dal pregiudicato, si fa ritorno a casa. Cavallo di troia, lo ha definito qualcuno.

Non cavallo, figlio, ha corretto qualcun altro. Che fine faranno i comunisti 2.0 adepti del rignanese?

Beh, se non vorranno seguirlo nella uova avventura, possono sempre contare su un altro comunista 2.0, il buon Calenda, che sta per lanciare un altro movimento di pancia.

Mamma mia e che fieto con queste pance che si smuovono.

Attendiamo con ansia Corona.




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