Eco d'Abruzzo, Luciano Odorisio

Lu pescares’ e li arrosticin’


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Il Pescarese è una brava persona.
Resiliente.
Intraprendente.
Comprensivo.
Al Pescarese gli puoi cospargere le strade di dossi rallentatori. Capirà.
Gli puoi sparpagliare rotonde ogni sei metri, ficcare paletti fucsia a centro carreggiata, cambiare sensi unici dalla sera alla mattina. Comprenderà.
Gli puoi mettere gli autovelox in tangenziali aventi limite a 50 km/h. Egli accetterà supino.
Gli puoi dire che il mare è inquinato. Egli farà lo stesso il bagno.
Gli puoi mettere il cocktail a venti euro. Egli lo berrà.
Gli puoi criticare l’attacco del Pescara di quest’anno, o dirgli che hanno speso una freca di soldi per un’opera d’arte bicchierone giapponese che non piaceva a nessuno e si è pure spaccata a spese del contribuente.
Lui annuirà.
Una cosa però non devi fare.
Non devi mai parlargli male degli arrosticini.
Mai.
A corollario di questo divieto, ricorda che non devi mai:
1. Mangiare gli arrosticini ficcandoti in bocca lo stecco, altrimenti noto come ceppitello, frontalmente.
2. Mangiarli strappandoli vigorosamente dal sopra citato ceppitello, anziché sfilarli delicatamente di lato.
3. Mangiarli con forchetta e coltello.
4. Cuocerli in padella.
5. Scaldarli al forno.
6. Comprarli precotti.
7. Mangiarne meno di dieci.
8. Mangiarli senza pane unto d’accompagnamento.
9. Mangiarli senza riporre gli stecchi uno di fianco all’altro e contarli alla fine, perché è sempre una gara con chi ti sta di fronte a colpi di “tu quanda ti ni magnat”.
10. Mangiarli freddi.
11. Mangiarli senza raccontare di quell’amico che quella volta ne ingurgitò 180 di fila.
12. Mangiarli senza dire che “d’llà però li fa cchiu bbon”.
13. Lasciare che rimangano sulla tavola arrosticini non mangiati.
14. Chiamare arrosticini stecchi in legno con pezzi di manzo, di pollo, di maiale, di fagiano, di pincher, di marchigiano o qualsiasi altra cosa che non sia una pecora.
15. Chiamarli spiedini o rosticini.
In quest’ultimo caso il Pescarese, grazie a un Regio Decreto del 1932, è autorizzato ad imprizzicarti (infilzarti con fare circospetto) i ceppitelli di cui sopra nel costato, fin quando non avrai pronunciato correttamente la parola (vedi sotto) o perso copiosamente più di tre litri di sangue, che ti verranno convertiti al cambio in tre litri di Montepulciano d.o.c.g.
Dopo almeno quindici anni di residenza in città o provincia (è consentito anche il domicilio in Francavilla o Silvi), è concesso al forestiero l’utilizzo dei seguenti termini: rostelli, rrust, rrustell, rostelle.
L’addetto alla cottura dell’arrosticino, altrimenti noto come Il Fuochista, dovrà essere Pescarese da almeno otto generazioni.
Egli sovrintende al posizionamento della vivanda sull’attrezzatura atta all’arrostimento della stessa, altrimenti nota come Canalina, e ne gestisce la cottura alternandone i lati di stazionamento secondo regole cronometriche risalenti al mesozoico.
Per questo motivo Il Fuochista assume sovente le sembianze di un essere mitologico, spesso munito di phoen asciugacapelli, a mo’ di scettro, al fine di ottimizzare l’efficienza della brace ardente.
Al suo fianco è sempre presente un assistente fuochista, assegnato d’ufficio, che soccorre il titolare in caso di difficoltà, oppure lo intrattiene con racconti triviali di amplessi sessuali mai accaduti, provvedendo al mantenimento del bicchiere di vino rosso del Fuochista sempre pieno fino all’orlo.
Il Fuochista è pertanto protetto dall’Unesco quale patrimonio dell’umanità aprutina e ha diritto di ius primae noctis sulle primogenite dei clienti, oltre che sulle pecore adolescenti della provincia.
Categorie, queste due, che, superato il litro di Montepulciano, spesse volte agli occhi del Fuochista, tendono ad assumere le medesime sembianze.
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