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I Ricordi di Caterina, Luciano Odorisio, Politica

La casa sotto il ponte Morandi

Gli sfollati dalle case sotto il ponte Morandi hanno ottenuto di rientrare nelle loro case per  recuperare ciò che ritengono necessario. Hanno due ore di tempo per chiudere i loro ricordi e la loro casa in cinquanta scatoloni. Sembra una impossibile corsa contro il tempo.

Che cosa è casa? Una volta avrei risposto così.

Per me casa non sono i muri, ma tutto ciò che ho portato con me in tanti traslochi.

I miei libri, i braccialetti di gomma identificativi dei miei bambini alla nascita, quel gobbetto portafortuna che mi accompagnava in ogni esame universitario, il diploma di laurea incorniciato e appeso alla parete, accanto a quello di mia figlia, i poster di 007 che mia figlia portò in regalo al papà da un viaggio a Londra, gli album di vecchie foto che non riesco mai a scannerizzare, quegli abiti eleganti per matrimoni passati che non mi entrano più, la biancheria di lino comprata da mia madre per il mio corredo che non uso più a favore di stoffe non-stiro, ma ogni tanto accarezzo per sentire la sua voce che ne declama i pregi. E potrei continuare all’infinito. I mille oggetti che richiamano alla mente viaggi, sorrisi, parole e che forse dovresti eliminare perché vi si accumula la polvere. Per fare ordine e pulizia, ma non ci riesci.

Ed ecco che all’improvviso ti arriva la scossa di terremoto che distrugge tutto. Oppure il crollo del ponte. La tua casa è ancora in piedi e ti impongono di sfollare. Puoi portare con te solo quegli scatoloni.

Che cosa scegliere?

I tuoi ricordi sono tutti nel tuo cuore. Scegli  tutti i documenti per la burocrazia, la tua cartella clinica. Hai già riempito alcuni scatoloni. Ne prepari un altro. Ecco l’album del tuo matrimonio e l’hardisk dove hai salvato quello che c’era su un vecchio pc. Prendi il cellulare ed il laptop. Caricabatterie  Gli occhiali, non puoi stare senza. Ti guardi intorno, dovresti prendere altro, ci sono ancora tanti scatoloni vuoti, vuoti come la tua mente. Ti guardi intorno smarrita, non riconosci più la tua casa. Intanto il vigile che ti accompagna ti porta fretta, è pericoloso stare lì. Sta per scadere il tempo a tua disposizione.

E allora pensi che i terremotati non hanno avuto nemmeno il tempo di dare quell’ultimo sguardo, di scegliere qualcosa da portare via, se non la propria vita da mettere in salvo.

Chiudi lo scatolone, gli altri li lasci vuoti, la tua casa sei tu.

Caterina Abbate

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Sono un po' strega perché ebbi la sorte di nascere a Benevento, ma sono e sarò sempre una ragazza degli anni Sessanta. Per tutto quello che ciò significa.

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