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Luciano Odorisio, Politica

Con Giorgetti i 5Stelle stanno sulla graticola. E rosolarli è il suo primo piacere

di Luca De Carolis per Il FQ, 23-6-19

“Giancarlo Giorgetti ha 52 anni, una poltrona da sottosegretario alla presidenza del Consiglio e l’aria di chi passa di lì per caso. 

Ma nulla è casuale nelle frasi del numero due della Lega, carnefice abituale dei Cinque Stelle, che ieri sul Corriere della Seraha fissato una data sul calendario: “Tra una settimana si capirà tutto”. 

Ossia se il governo supererà l’estate, schivando il voto a settembre, oppure se il banco salterà come sperano lui e altri leghisti di peso. Consapevoli che “serve una giusta causa per sciogliere” il contratto tra i gialloverdi. 

NE LL’ATTESA di trovarla, c’è il M5S che risponde con rabbia gelida: “Probabilmente è un segnale a Matteo Salvini, Giorgetti vuole farsi nominare commissario europeo”. 

La contraerea per il primo nemico, il sottosegretario che sembra una Sibilla (o una Cassandra) in giacca e cravatta. L’oracolo che da mesi ripete la profezia di sventura: “Così il governo non va lontano”. 

E ogni volta il Movimento insorge e accusa: “Vuole farci cadere, ma non va mica d’accordo con Salvini”. 

Però somiglia più a un auspicio che a una verità. Perché i due capi vogliono la stessa cosa, far impazzire i 5Stelle. Poi per la sopravvivenza del governo si vedrà. Anche se su tutto pesa sempre l’avviso ai naviganti del premier Giuseppe Conte, pronto a salutare “perché io un lavoro ce l’ho”. 

LA MANINA. Già a luglio, un mese dopo la nascita del governo, sul palco di Pontida Giorgetti fa il misterioso: “Vediamo se l’asse tra Lega e M5S dura, magari ci saranno evoluzioni, magari andrà avanti”. 

Ma il primo affondo davvero importante lo piazza in ottobre quando Luigi Di Maio a Porta a Porta urla che qualcuno, “non so se una manina politica o una tecnica”, ha manipolato il decreto fiscale appena recapitato al Colle, ampliando le maglie del condono fiscale. E dai 5Stelle in tanti puntano il dito contro Giorgetti. 

Così il sottosegretario su Repubblica va di mazza ferrata: “Sono una persona per bene, non consento a nessuno di alludere a complotti e trame. Se si continua ad attaccare chi prova a tenere in piedi la baracca, il governo non andrà molto lontano”. Ed eccolo, il mantra. 

C ONTRO IL REDDITO. A metà dicembre Giorgetti si ritrova a un convegno su “Sovranismo contro populismo”e alla sua destra trova Giorgia Meloni, mancata alleata di governo. 

Nessuno se lo aspetta, ma il sottosegretario mira al cuore del M5S, cioè al reddito di cittadinanza: “Al Sud ha vinto perché gli elettori vogliono il reddito di cittadinanza, ma il pericolo è che questa misura alimenti il lavoro nero”. 

Poi va oltre, con un sorrisetto mal celato: “Magari piace all’Italia che non ci piace ma con cui dobbiamo confrontarci e governare”. 

Abbastanza per far infuriare Di Maio: “A me l’Ita – lia piace tutta, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta”. E il capogruppo in Senato Stefano Patuanelli parla di “offesa a milioni di ci ttad ini”. In generale, nel M5S si convincono che Giorgetti voglia far saltare tutto prima delle Europee. 

GRILLINI DISCOLI. Il sottosegretario prende l’abitudine di farsi sentire a cadenza regolare sul Corriere della Sera. Ed è sul quotidiano che in aprile torna a mordere gli alleati: “I 5Stelle sono ciò che noi della Lega siamo stati, fanno gli errori che facemmo noi quando arrivammo al governo. E noi andammo a sbattere”. Era il 1994, ai tempi del primo esecutivo a guida Berlusconi. Moltissimo tempo dopo, Giorgetti declassa i grillini a carneadi: “Ogni volta che tenti di spiegare certe cose, loro reagiscono attaccandoti. Sarà che ognuno vuole sbagliare per conto proprio…”. 

SU LL’ARBITRO CONTE. La campagna elettorale per le Europee che è tutta una rissa si trascina verso il finale, quando Giorgetti alza il tiro. Così il 20 maggio punta dritto Conte: “Non è una persona di garanzia. È espressione dei 5 Stelle ed è chiamato alla coerenza di ap pa rt ene nz a”. 

Di seguito, un’ammissione che evoca il fine corsa: “Il governo è fermo, non riusciamo a fare neanche gli ordini del giorno”. E l’obiettivo è stanare il premier, per indebolirlo. 

Così Conte risponde, con una nota che sa già di ultimatum: “Se si mette in dubbio l’imparzialità del presidente del Consiglio si mette in discussione anche l’azione di governo e le sedi ufficiali per farlo sono il Consiglio dei ministro e in prospettiva il Parlamento”. 

Tradotto, se volete la crisi, fatevi avanti. Ma Giorgetti non arretra, e due giorni dopo insiste: “Senza affiatamento non si va avanti”. 

TENERSI PRONTI. Le Europee vanno come noto, con la Lega che stravince e il M5S che straperde. 

E ora Giorgetti può invocare il bottone rosso quando gli pare. “Voto a settembre? Bisogne sempre tenersi pronti” scandisce il 13 giugno a margine di un evento, e fatica a non sorridere. 

I 5Stelle stanno sulla graticola. E rosolarli è il suo primo piacere.”

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