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Luciano Odorisio, Politica

Zingaretti, dove vai?

All’articolo di Massimo Cacciari, cliccare qui, hanno risposto:

ANTONIO PADELLARO 

La svolta sarebbe obbligatoria ma è forte il partito dei popcorn 

Se Cacciari fosse il leader del Pd non avrei il minimo dubbio sulla sua volontà di un dialogo con i 5stelle sulle tante cose necessarie al nostro Paese. 

Ma il nuovo segretario si chiama Nicola Zingaretti, degnissima persona ma, temiamo, non sufficientemente forte per contrastare il partito interno del popcorn. 

Di quelli che vivono la competizione politica come distruzione dell’avversario. 

Augurandosi di assistere, come al cinema, alle altrui disgrazie per lucrarne qualche voto per sé. 

Si potrebbe obiettare che i primi a giocare al gioco del massacro sono stati i grillini (il famoso streaming usato contro Bersani). 

Ma sia come sia, questi anni di guerra reciproca hanno scavato un profondo fossato di rancore, non tanto tra i gruppi dirigenti quanto tra le rispettive basi elettorali. 

È probabile dunque che il dialogo auspicato potrebbe cominciare solo a una condizione. 

La sottomissione degli uni agli altri. 

Se toccasse al M5S, dissanguato da Salvini, trovarsi un altro partner. 

O se il declino del Pd si facesse inarrestabile. 

Le Europee ci diranno qualcosa in proposito.

PETER GOMEZ 

Non basterà fare propri i temi del M5S: servono dirigenti nuovi

È evidente che il Pd di Zingaretti debba dialogare con gli elettori e gli ex elettori del M5S. 

Gran parte dei voti persi vengono da lì. 

È però illusorio pensare che il Pd possa recuperarne in gran numero semplicemente facendo propri alcuni temi del Movimento. 

Per esempio preferire le piccole opere a quelle grandi (perché le prime servono per rimettere in piedi un Paese disastrato dalla mancata manutenzione e garantiscono nell’immediato più occupazione rispetto alle seconde) o puntare a uno Stato sociale che si occupi degli ultimi è certamente utile in vista di una futura alleanza di governo (possibile però solo tra molto tempo). 

Ma non serve per convincere i delusi. 

Chi non vota più il Pd lo fa di solito perché disgustato dai comportamenti delle sue classi dirigenti. 

Il Pd (in maniera persino immeritata rispetto a altri partiti) è diventato sinonimo di Casta e di spocchia. 

Per recuperare i voti persi non ha bisogno solo di idee nuove. 

Ha bisogno di uomini e donne differenti che sappiano fare della propria vita un atto di testimonianza politica.

ETTORE BOFFANO 

Il segretario non corra: ci vuole tempo per cambiare davvero

L’elenco che Cacciari indica a Zingaretti, per “la costruzione di un nuovo partito” (e in tempi “brevissimi”), è quasi scontato. 

I “valori tradizionali della sinistra” sulla xenofobia, un’Europa “sovrana” e come antidoto al “sovranismo”, il reddito, il lavoro, la scuola, l’ecologia, la riforma di enti locali e istituzioni centrali. 

“Vasto programma” si potrebbe dire, ma non per forza con il sarcasmo con cui lo ripeteva De Gaulle. 

Semmai, invece, per sottolineare come la parte meno convincente del ragionamento di Cacciari siano proprio i tempi “brevissimi”, addirittura per il voto europeo. 

L’impegno di Zingaretti, infatti, sembra piuttosto destinato a realizzarsi (pescando questa volta nel linguaggio della sinistra) come una “lotta di lunga durata”. 

E non devono ingannarlo né la partecipazione alle primarie né il recupero nei sondaggi e il quasi pareggio coi 5Stelle. 

E Zingaretti, che è uomo di sinistra, credo abbia ben presente tutto ciò.

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