Luciano Odorisio

Ugo Tognazzi, Dario Fo, Grillo, Guzzanti…fra satira e censura


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Riportare Daniele Luttazzi in Tv. 

Sì, ma dove? E quando? 

Carlo Freccero, appena nominato consigliere di amministrazione di viale Mazzini, lo aveva detto chiaro e tondo alla Festa del Fatto della Versiliana di quattro anni fa:

 “Riportiamo in Rai la seconda serata. Quel luogo immune alla dittatura degli ascolti, fucina di talenti, autentico laboratorio di idee. Il secondo tempo del palinsesto e il secondo tempo del pubblico, oltre i telegiornali, i programmi pedanti, i varietà per le famiglie…”. 

Riportiamo la seconda serata in Rai. 

Obiettivo ambizioso, condivisibile, ma non una passeggiata in una programmazione dove il concetto stesso di palinsesto appare in dissoluzione. 

Eppure se si vuole puntare sulla satira è proprio da qui che bisogna partire: smontare i talk monoblocco che ormai durano quanto Via col vento, tutti poltrone, sofà e artigiani della q u a l i t à , dove i l prime-time è un unico blob involontario e il comico “one-man- talk” ha lo stesso ruolo del clown nel circo.

DIFFICILE DIRE se in Rai sia nata prima la satira o la censura. Probabilmente, prima la censura. Se ne accorsero quei pericolosi sovversivi di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello sfrattati su due piedi del loro Un due tre quando si permisero di nominare invano il presidente Gronchi; 

Correva l’anno 1959 e nel ’62 la stressa sorte toccò a Dario Fo e Franca Rame, rei di avere interpretato una gag sui cantieri edili a Canzonissima. 

Anche Alighiero Noschese, il padre di tutti gli imitatori, dopo una parodia di Fanfani venne subito messo in quarantena; bisognerà aspettare gli anni Settanta per vedere le sue reincarnazioni di Forlani, Berlinguer, Nenni, la Malfa, Crozza prima di Crozza; 

Il successo sarà tale che nulla poterono gli occhiuti censori preventivi. 

Se la più celebre cacciata resta quella di Beppe Grillo alla serata finale di Fantastico 86,

è pur vero che di lì a poco, con la nomina di Angelo Guglielmi alla direzione di Rai3, comincia una breve età dell’oro per la satira televisiva, con gli astri nascenti di Serena Dandini a capo della Tv delle Ragazze, del Paolo Rossi di Su la testa! e Cielito lindo e del primo, irresistibile Piero Chiambretti: Il Portalettere sarà la trasmissione che inaugura la moda (e oggi spesso la deriva) dell’agguato ai politici a telecamere spianate.

Se il divano di Serena Dandini è l’epicentro della satira di sinistra, e fa una certa impressione rileggere oggi, nell’era dei talent show, l’elenco dei talenti tenuti a battesimo, la satira di destra risponde con il varietà en travesti della Compagnia del Bagaglino; 

Leo Gullotta, Oreste Lionello, Pippo Franco… sono ancora i tempi i in cui le imitazioni dei politici fanno ridere più degli originali, e gli originali sono loro particolamente grati. 

Ma poi, come ci ha appena ricordato Freccero, arrivano gli anni della restaurazione berlusconiana, già in atto dal ’94 e giunta al culmine con il terno secco del cosiddetto editto bulgaro (18 aprile 2002). 

Un anno dopo la renitente Sabina Guzzanti prova e riesce a far rivivere la satira su Rai3 con Raiot-Armi di distrazione di massa, ma nonostante i buoni ascolti dura una puntata, la prima.

Censurarne una per farne autocensurare cento. Da allora, se si escludono gli “one men talk show” a cui nessun conduttore vuole più rinunciare (perfino Mauro Corona si è messo a fare il vice-Crozza dalla Berlinguer), e il fortino di Striscia la notizia dove Antonio Ricci mescola diabolicamente satira, varietà e un pizzico di Tv dei ragazzi, satira in Tv se ne vede sempre meno, e sempre peggio. 

Dagli anni memorabili siamo passati agli anni commemorabili, come si è visto con il malinconico ritorno della Tv delle Ragazze in occasione del trentennale. È vero che le commemorazioni fanno sempre tristezza, ma traslocare il divano della Dandini in prima serata è stato un harakiri. 

Perché non ci sono dubbi, per la satira televisiva la seconda serata è la morte sua, e in particolare lo sarebbe il late-night-show, buco nero della nostra Tv. 

Alessandro Cattelan, Saverio Raimondo, J-Ax, Victoria Cabello, perfino il Fabio Fazio prima maniera… 

Ci hanno provato in tanti a estrarre dalla roccia la spada di David Letterman e Jay Leno, con esiti disuguali, ma la spada è rimasta dov’era.

L’UNICO a praticare sul serio certa cattiveria senza riserve e senza reverenze (la satira, diceva Sergio Saviane, è nemica di tutti ma soprattutto figlia di nessuno) è stato Daniele Luttazzi, prima con Barracuda su Italia 1 (programma firmato insieme con lo storico autore delle Iene Davide Parenti), quindi con il Satyricon costato l’editto bulgaro. 

Quel programma andava in onda su Rai2, di cui era direttore Carlo Freccero. 

Come la vendetta, anche la satira è un piatto che si serve freddo.

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