Luciano Odorisio

Selvaggia Lucarelli: le ammazzano il figlio e gli dimezzano la pena!

di Selvaggia Lucarelli per  Il FQ, 24-11-19 

Vi ricordate la storia del ragazzo che era andato ad ammazzare Marcello fino a Valencia? Qualche giorno fa gli hanno dimezzato la pena. La madre di Marcello, Roberta, ha scritto una lettera e noi l’abbiamo pubblicata sul Fatto:

“Io ho molta paura di una riduzione di pena. Già così Eder uscirà che avrà 60 anni e io temo che verrà a cercare qualcuno della mia famiglia. E’ un violento, non sa elaborare il dolore. In cella è stato intercettato mentre confidava a un compagno che avrebbe voluto vedere Marcello su una sedia a rotelle, sognava che soffrisse tutta la vita più ancora che la sua morte. E non dimentichiamo che per sette mesi ha negato l’omicidio”.

Si sfogava così, cinque mesi fa, Roberta Previati con Il Fatto. E aveva ragione perché giovedì, i trent’anni inflitti in abbreviato all’assassino di suo figlio, sono stati ridotti a 16 anni in appello. 

Come è stato possibile? 

Le motivazioni saranno depositate tra trenta giorni, nel frattempo i punti interrogativi sono tanti. La vicenda inizia nel 2016 quando Eder, 31 anni, inizia a covare un rancore profondo nei confronti di Marcello, reo di aver flirtato con la sua fidanzata. Siamo a Pontelagoscuro, un comune di 6000 abitanti in provincia di Ferrara. Marcello va a lavorare a Valencia e quando torna a casa Eder lo picchia selvaggiamente.

Poi lo raggiunge a Valencia e lo picchia una seconda volta. Marcello lo denuncia.

A Natale, tornato in Italia, Marcello si ritrova ancora Eder sotto casa: questa volta finisce in ospedale, ricucito con 55 punti in testa. Marcello tono a Valencia. Eder si crea un finto profilo femminile su fb (Symone) e flirta con lui, si fa dire dove abita. 

Va di nuovo a Valencia e strangola Marcello sotto casa. In primo grado Eder prende 30 anni. In appello, nonostante il delitto sia stato annunciato da questa escalation di violenza, il giudice non ha riconosciuto la premeditazione e ha invece riconosciuto la semi infermità mentale, condannando Eder a 16 anni anziché i 30 del primo grado.

Roberta Previati, la mamma della vittima, ha scritto una lettera amara e dolorosa, chiedendo al Fatto di pubblicarla:

“Durante la trattazione della terribile vicenda dell’omicidio di mio figlio Marcello, tenuta dal giudice consigliere, ho avuto, sin da subito, la sensazione che avesse già deciso. Spero che la relazione sia stata registrata. Relazione superficiale, tanto che spesso il giudice dimenticava passaggi importanti, scambiava il cognome dell’omicida con quello di mio figlio e viceversa.

Relazione però durata per ben tre ore.

Lo stesso alter ego di Eder (il finto profilo che si era creato sui social per chattare con mio figlio) era denominato dal giudice “SIMONE” (un nome italiano e maschile) invece di Symone (francese, cioè un nome femminile). 

Preferisco non commentare, ma era una differenza importante.

Ripeto, sin da subito la situazione mi ha lasciato molto perplessa e preoccupata. Ripeto, mie sensazioni, ma sensazioni molto forti che purtroppo mi hanno fatto piangere troppe volte. 

L’Avvocato della difesa ha svolto il suo compito di avvocato difensore in modo eccelso, riuscendo ad ottenere una notevole riduzione della pena e la seminfermità di un reo confesso omicida, peraltro dichiarato nella sentenza SOCIALMENTE PERICOLOSO. C’è qualcosa che non quadra o quanto meno che io non capisco. Un soggetto socialmente pericoloso graziato? 

Il Procuratore Generale Giovannini ha smontato punto per punto le attenuanti della difesa, come del resto il nostro avvocato Valentina Bordonaro, ma i giudici hanno accolto le tesi dall’Avv. Gallerani espresse “con le parole del suo assassino”. Mio figlio non poteva ovviamente replicare.

Durante il processo e prima della requisitoria dell’avv. Gallerani, ci hanno costretto ad ascoltare la lettura di un messaggio di eder diretto a noi genitori, scritto ben dopo più di due anni e mezzo dall’omicidio. 

Molte potevano essere le occasioni sia pubbliche che private, per mandarci messaggi. Ma la recita è stata ben architettata.

Nel messaggio, tra l’altro, l’assassino si accusa di un “errore” e non di un omicidio, di un “errore” e non di un orrore!

Giustizia per la vittima? No. Marcello, la vittima, ormai è solo un’anima, un ricordo, un tutto senza corpo, ma solo per noi famigliari e per chi gli ha voluto bene.

Come temevo, dunque, l’appello ha ridotto la pena.

Ancora una volta non è stata accolta la premeditazione, non si è tenuto conto del tempo che ha impiegato l’assassino per percorrere 1500 km, da Ferrara a Valencia. Un tempo che consentirebbe a chiunque di ripensare a quello che sta facendo o che ha in proposito di fare, TRANNE A CHI LO VUOLE VERAMENTE FARE.

Eder è partito da Ferrara facendo perdere le sue tracce, non usando il telepass per non essere rintracciato. Come lo vogliamo spiegare? Eder ha lasciato parcheggiata la sua auto davanti a casa sua (così io la potevo vedere e rassicurarmi che non fosse a Valencia) ed ha usato quella della sorella. Tre volte si è recato a casa di Marcello a Valencia per studiare il posto in cui poi tendere la sua trappola. 

Come vogliamo spiegare queste azioni? Premeditazione? Per me sì.

Il rinvio a giudizio a dopo una settimana dalla prima udienza d’appello ha agevolato ulteriormente la difesa che ha avuto tutto il tempo di valutare la requisitoria del Procuratore Generale e quella del nostro avvocato. I Giudici Popolari: devo riconoscere che sono stati impassibili, ma mi chiedo cosa possano avere capito, tenuto conto della “relazione” prima del giudice consigliere e della difesa poi basata quasi esclusivamente sui test psicologici.

Anche io che ho letto tutte e cinque le perizie, non ho capito molto. Mi rendo conto che sto mettendo in dubbio l’operato della Giustizia, ma non posso fare a meno di pormi queste domande.

Confido nell’accoglimento da parte della Cassazione della richiesta di annullamento della sentenza che presenterà il Procuratore Generale.

Da ieri, per non dire dal giorno della morte di Marcello, l’amarezza e il dolore non mi abbandonano mai. E mi sono dovuta ricredere su ciò a cui ho sempre creduto: la giustizia. Questa mattina a mio figlio Marcello, al cimitero, non sono riuscita a dire NULLA.

Grazie

Roberta Previati

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