Luciano Odorisio, Politica

SCANZI: “Zinga: il suo è cambiamento o gattopardismo?”


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Stralci da un articolo di Andrea Scanzi per Il FQ, 5-3-19, caustico divertente come al solito.

“La vittoria dell’ineffabile Zinga alle Primarie Pd è una buona notizia. Era di gran lunga il candidato meno respingente. 

Non era in dubbio che trionfasse, anche perché gareggiava da solo: Renzi (meravigliosamente sfanculato dai suoi stessi elettori) ormai lo difende giusto Costantino della Gherardesca, 

Giachetti perderebbe anche a rubamazzo con Scaramacai e Martina non esiste. 

Zingaretti sperava però in una grande affluenza e in una percentuale largamente superiore al 50%: ha ottenuto entrambe le cose. 

La grancassa mediatica è già partita con la retorica della “riscossa”. 

È vero che le primarie sono un’espressione nobilissima, ma spesso sono anche le uniche elezioni che il Pd riesce a vincere convintamente. Piano coi peana. 

Si rischia sempre l’Effetto Luttazzi, o se preferite l’Effetto Santoro

Il primo, sotto Berlusconi, riempiva i teatri come nessuno. 

E il secondo, sotto Berlusconi, faceva ascolti come nessuno. 

Bravi, bravissimi: poi però al governo restava Berlusconi.

Il successo delle primarie Pd non dice che il Partito sia rinato: dice che, con Salvini al governo, gli elettori son tornati attivi. 

Non è che il Pd sia risalito nei sondaggi: molto semplicemente, di quel 18% che lo vota, c’è una larga percentuale che scende in piazza (Milano) e ha ritrovato la militanza. 

(…)

Vedere in cima al partito uno come lui, dopo gli anni terrificanti del renzismo, crea se non altro un effetto confortante. 

Pare d’esser tornati all’era Bersani, un leader con mille difetti ma certo brava persona e tutto fuorché incarnazione del “niente arrogante” applicato alla politica. 

Che, purtroppo, dentro il partito c’è ancora. 

Ed è qui il discrimine entro cui si muoverà l’ineffabile Zinga: il suo è cambiamento o gattopardismo? 

Avere permesso che il Pd fosse umiliato dalla stolida vanagloria renziana resterà una colpa non perdonabile, come pure avere avallato orrori come il referendum del 4 dicembre. 

Pure l’ineffabile Zinga ha le sue colpe, con la sua “opposizione ma non troppo” a Renzi. 

Se il suo obiettivo è riconquistare i voti andati nel frattempo ai 5 Stelle, dovrà impegnarsi parecchio. 

Partendo con l’isolare in ogni modo i Giachetti e le Ascani, spingendoli magari a crearsi altrove la loro bad company di partito basso-macroniano. 

Potrebbero chiamarlo SIP: “Siamo I Peggiori”. 

Ogni volta che qualcuno vedrà in tivù i Marattin con ancora scritta sotto la parolina “Pd”, non li voterà neanche sotto tortura: l’ineffabile Zinga, tutto questo, non può non saperlo. 

Come non può ignorare che, contro di lui, agiranno più o meno subdolamente sfollatori di consensi, droidi incapaci e ultrà spelacchiati all’ultimo stadio. 

Non solo: molti che fino a ieri erano turbo-renziani, si son già reinventati tardo-zingarettiani. 

Oltretutto l’ineffabile Zinga non controlla i parlamentari, quasi tutti fedeli alla Diversamente Lince di Rignano. 

Verosimilmente spera di andare al più presto al voto. 

Per poi fare cosa? 

Forse dialogare con i 5 Stelle, o quel che ne resterà. Proprio come da tempo scrive questo giornale. 

E proprio come ha teorizzato su queste pagine Massimo Cacciari

La sfida è assai difficile per l’ineffabile Zinga: buona fortuna.”

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