Luciano Odorisio, Politica

Salvini se lo magna a pranzo e a…


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…colazione!

Il bacio del Carnivoro

Da Dago una riflessione sul CARNIVORO:

L’orco e il rubizzo

La vera strategia del prezzemolino Salvini è in totale controtendenza con il suo buttarsi come un forsennato su tutti i temi e le battaglie del governo, dalle bastonate a Juncker all’indignazione per gli immigrati ”portoghesi” che non pagano il biglietto sul treno.

In realtà sulle questioni economiche ha dato ordini ai suoi di stare buoni, di evitare le questioni in apparenza spicciole, di non parlare del miliardo di qua o del finanziamento di là.

Addirittura ha accettato che siano destinati solo 600 mlilioni per la flat tax nel 2019, dopo aver fatto fuoco e fiamme contro Tria appena il Tesoro ha presentato la nota di aggiornamento al Def.

In alto le mani o sparo!

Il suo ragionamento è questo: devono essere i 5 stelle e il ”loro” premier Conte a dare i numeri, sul reddito di cittadinanza, sulle pensioni, perfino sui 10 milioni in più o in meno da destinare alla Croce Rossa.

Salvini scommette sul fatto che i grillini andranno a sbattere contro i loro stessi errori grossolani e contro le promesse non mantenute, e in quel momento lui potrà sempre sfilarsi e addossare agli alleati la responsabilità della caduta del governo.

Dare dell’ubriacone a Juncker, minacciare Macron che scarica i migranti oltre confine, abbattere il modello Riace.

Totale: zero euro.

Promettere l’inizio del reddito e delle pensioni di cittadinanza prima delle Europee, riformare i centri per l’impiego, salvare l’Alitalia, impegnare le risorse della Cdp per le operazioni più spericolate, tenere in piedi Ilva, Tav e Tap in barba agli strepiti pre-elettorali.

Totale: decine di miliardi di euro, e svariati punti nei sondaggi.

L’unico tema economico caro a Salvini è quello pensionistico, tra Fornero e quota 100, ma è anche l’unico programma che i due partiti avevano in comune prima delle elezioni, quindi pure questo potrà essere addebitabile al povero Di Maio.

Nei piani del leghista c’è il successo alle Europee: se riesce ad arrivare al 30% (dal 17 delle politiche), a giugno 2019 stacca la spina al governo gialloverde e riporta il Paese alle elezioni in autunno.

A quel punto potrà contare sul pacchetto di voti e nomi in fuga da Forza Italia, nonché sul vuoto lasciato dall’attuale generazione 5 Stelle: essendo stati oltre un anno al governo, la tagliola del limite dei due mandati scatterebbe per Di Maio, Fico, e per l’80% dei volti noti che compongono la maggioranza.

Dibba je l’ammolla

Resterebbe solo Dibba, pronto a prendersi il Movimento perdendo per strada un po’ di voto moderato e tutto quello di destra, che correrebbe tra le braccia della Lega.

Di Maio è ben conscio di tutto questo, e sta facendo di tutto per riacciuffare l’elettorato a 5 Stelle, spingendo sulle promesse elettorali, esultando dai balconi, proclamando la fine della povertà, organizzando festeggiamenti in lacrime per aver cancellato il vitalizio a qualche senatore ottuagenario.

Ma Salvini è riuscito in poco tempo a prendersi lo spazio occupato per 25 anni da Berlusconi, non si fermerà certo davanti all’amico Luigino…

 

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