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Cinema & Teatro, L'angolo di Savoca, Luciano Odorisio

QUO VADIS, CINEMA? – Netflix e i Festival – di Roberto Savoca

«Dove vai?»

«Al cinema.»

«A vedere che?

«Quo Vadis»

«E che vuol dire?»

«Dove vai?…»

Sì, certo, è vecchia e la sanno tutti. Come pure sanno tutti che la mafia americana ha investito parecchio denaro nella produzione di film di Hollywood, perfino di film che parlano della mafia che investe

E ci risiamo con il “loop”!

Si dice anche che tra i produttori (o, per meglio dire, finanziatori) di diversi capolavori del neorealismo ci siano stati anche farabutti e magliari della peggior risma.

Il molestatore sessuale Weinstein, recentemente sputtanato (oops!) “urbi et orbi”, ha prodotto diversi film pluripremiati con Oscar, Palme e ogni sorta di altro soprammobile.

I film, generalmente, costano tanti soldi, a volte tantissimi; soldi che nel corso delle produzioni si disperdono in mille e mille rivoli, si “vaporizzano”, per così dire.

È un modello economico ideale per fare “impicci” contabili e per il riciclaggio, anche a livelli globali, di denaro sporco proveniente dai più abbietti mercati: armi, droga, diamanti illegali, gioco d’azzardo, prostituzione, traffico d’organi e via delinquendo.

Parliamoci chiaro: non dico che sia la norma ma che accada lo sanno – ancora una volta – tutti, almeno nell’ambiente cinematografico, che non è esattamente un bell’ambientino. È il classicissimo segreto di Pulcinella.

Ora impazza una pazza polemica, iniziata a Cannes e continuata a Venezia.

La vexata quaestio” mi pare davvero demenziale: è degno di essere premiato, a un festival di cinema, un film prodotto da Netflix?

Mah!

Netflix è un’impresa che, come altre, produce e/o distribuisce su Internet – dietro moderato pagamento – film, seriali, documentari e audiovisivi in genere. Il tutto, a quanto è dato sapere, nel pieno rispetto della legalità.

Ciò malgrado… apriti cielo!

Su di essa impresa si è abbattuto l’odio furente dagli esercenti cinematografici perché “toglie pubblico” al cinema.

Al cinema?

No, non AL cinema ma AI cinema, cioè alle sale cinematografiche a (meno moderato) pagamento.

Ora, lungi da me l’idea di improvvisarmi difensore di imprese multinazionali, voglio anzi dichiarare la mia simpatia per le proiezioni “pirata” gratuite del film di impegno civile su Stefano Cucchi “Sulla mia pelle”, alla faccia del boicottaggio distributivo.

Ritengo però che l’occasione sia quella giusta per cercare di fare un po’ di chiarezza.

All’origine della questione c’è che si confonde il Cinema – cioè le OPERE, i filmcon la sala cinematografica che è semplicemente il LUOGO, o meglio, UNO DEI luoghi dove i film si possono vedere.

E sia chiaro che non ho nulla contro le sale, delle quali sono sempre stato assiduo frequentatore, semplicemente non credo che siano il solo e unico modo di vedere un’opera cinematografica.

«Non si può vedere un film sul telefonino!»

Staranno già urlando i finti puristi, fingendo di non sapere che il telefonino, già da un bel pezzo, non è più semplicemente un telefono tascabile ma un computer discretamente potente che – solo tra l’altro – telefona.

E, infatti, vi ci potete anche misurare la pressione o giocarci a scopone scientifico, scattare foto e perfino… girare filmati di buona qualità. Come con qualsiasi computer, potete anche facilmente – ooh, meraviglia! – collegarlo alla vostra tv da un fantastilione di pollici o a un videoproiettore con un semplice cavetto o anche senza, in wireless (chiedete all’ottimo Aranzulla che vi dirà come fare).

Sulla contrapposizione, l’antinomia, l’idiosincrasia, lo scontro, la guerra (bum!) tra cinema e televisione si è già sproloquiato a sufficienza in passato. Ma ora si è aggiunto un terzo contendente: la rete.

Allora, cerchiamo di procedere con calma: c’è la cinematografia, c’è la televisione e ora c’è anche la diffusione di contenuti audiovisivi attraverso la rete globale (Internet). Fin qui ci siamo, sembra tutto chiaro.

A complicare le cose, però, ci sono le interazioni tra questi elementi.

Se vedo – che so? – “Quo Vadis” al cinema va tutto bene ma se lo vedo in tv, trasmesso o registrato, scaricato o in streaming che accidenti sta succedendo? Non sono andato AL cinema, perché sto a casa mia; indiscutibilmente, però, sto vedendo DEL cinema!

«Così non c’è la magia della visione collettiva!»

Ha già eccepito qualcuno. Ma se invito, come spesso faccio, un bel gruppone di amici cinefili?

«Sì, vabbe’, ma il grande schermo… vuoi mettere?»

Obiezione respinta: la grandezza dello schermo è funzione della distanza di visione.

Sarebbe a dire che il mio schermo da cinquanta pollici, visto dal divano che sta a meno di tre metri, risulta essere addirittura più grande della maggior parte degli schermi delle salette nei multisala.

L’unico problema rimanente, per questa mia privata proiezione su grande schermo, solitaria o collettiva che sia, è che nelle tasche degli esercenti non va un soldo: niente biglietto. Punto.

Impedire la partecipazione a un festival a un film solo perché è stato prodotto da un’azienda che fa concorrenza ai gestori di sale è solo bassa cucina. E le ragioni tecniche (la qualità della proiezione, la purezza del suono, ecc.), ammesso che ci siano mai state, sono ormai solo “fuffa”. In ogni caso, pensate se, a un festival di letteratura, fossero ammessi solo libri stampati su carta pregiata e rilegati in pelle!

Come per la letteratura, dunque, se una qualche partizione va effettuata, non sarà certo sulla base del formato o del luogo di fruizione: se leggo “La Divina Commedia” in tram, in versione economica, non per questo diventerà profana!

E se nella letteratura distinguiamo romanzi, racconti, saggi, poesie, articoli, via via fino agli slogan pubblicitari e ai graffiti murali, così è anche per gli audiovisivi: lungometraggi e cortometraggi a soggetto, serie a puntate, documentari, inchieste e servizi giornalistici, spot commerciali, videoclip d’arte… la loro diffusione, il “media”, il canale distributivo è un’altra faccenda che non ne determina il valore e il successo.

Ci sono state emerite patacche nelle grandi sale e di certo arriveranno capolavori immortali realizzati con poveri mezzi.

Viviamo un’epoca entusiasmante dal punto di vista dei progressi tecnologici, nella quale esprimersi attraverso il cinema sta diventando alla portata di molti, e i canali distributivi dovranno anch’essi democratizzarsi.

Sembra che la madre dei “profeti di sventura” sia sempre incinta ma né la stampa ha ucciso la letteratura né la fotografia ha ucciso la pittura, al contrario.

Altro che “morte del cinema”: il cinema sta appena nascendo, viva il Cinema!

di Roberto Savoca

Roberto Savoca

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Autore e regista televisivo. Docente di montaggio e comunicazione.

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