Luciano Odorisio, Politica

Questo governo cade, non cade…come sfogliare una margherita…rispondono fior di esperti


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ANTONIO PADELLARO 

Fidatevi di Conte, anche questo scoglio sarà aggirato 

All’inizio si era definito l’avvocato del popolo (risatine sparse). Del popolo non sapremmo dire ma con Giuseppe Conte da Volturara Appula, il governo un buon avvocato lo ha trovato, anche sul Tav. 

Mentre i due vice cominciavano a spintonarsi a uso elettorale, l’av – vocato usava il linguaggio del corpo per rassicurare il popolo (non particolarmente in ambasce). 

Con quella conferenza stampa improvvisata davanti a Palazzo Chigi, l’avvocato ci ha detto che una soluzione alla fine si trova e che il governo, figuriamoci, non cade. 

Lo prendiamo in parola anche perché il prof, che ha al suo attivo un dotto tomo sulla, guarda caso, “Formazione del Contratto”nuota che è un piacere tra codicilli e pandette. Siamo convinti, anzi di più, che l’avvocato del governo saprà estrarre mirabilie giuridiche dal contratto Salvimaio, là dove con magistrale vaghezza si scrive che le parti “si impegnano a ridiscutere integralmente il progetto”. Ridiscutere è la parola chiave e anche questo scoglio sarà aggirato e rinviato. Ce lo ha detto un avvocato. 

LUISELLA COSTAMAGNA 

L’analisi ha bocciato l’opera : Salvini lo accetti e sia leale

Come avevo immaginato, i nodi tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio prima o poi sarebbero venuti al pettine. 

E infatti… eccoci qua. È crisi, non è crisi? Credo che la questione Tav sia soltanto lo spunto per un riequilibrio all’interno dell’esecutivo, con il leader leghista che da tempo sgomita perché ringalluzzito dai sondaggi e dai risultati delle elezioni regionali e con Di Maio che invece deve trovare un modo per fermare l’emorragia di elettori. 

Per farlo, non può cedere proprio sul Tav, perché sul No al tunnel il Movimento 5 Stelle si gioca un pezzo importante della propria identità, già messa a dura prova più volte in questi primi mesi di governo. 

Peraltro, non era stato proprio lo stesso Salvini a dire: “Aspettiamo l’analisi costi-benefici per prendere una decisione”? Be’, l’analisi c’è stata e ha bocciato l’opera, per cui deve accettarlo. 

Ed essere leale ai patti come lo sono stati i 5 Stelle sul caso della nave Diciotti e su molto altro (pure troppo). E allora il governo non cadrà.

GIANFRANCO PASQUINO 

Il M5S non vuole le elezioni: si chiuderà con un rimpasto 

L’ intero impianto di governo è frutto fin dall’inizio di un compromesso tra posizioni molto diverse e sembrava che anche su questo punto avessero trovato una mediazione. 

Adesso forse influisce il fatto che entrambi abbiano portato a casa i rispettivi obiettivi, ovvero il reddito di cittadinanza, la riforma Fornero e, per Salvini, il salvataggio dal Tribunale dei ministri. 

Lo scontro sul Tav appare grave perché, rispetto al solito, ho visto i due leader molto lontani. 

Se devo fare una previsione, anche se è difficile, credo che il Tav si farà, perché il 70 per cento del Parlamento vuole che si faccia. 

Quanto alla tenuta del governo, teniamo presente che Salvini ha sempre da parte un punto di caduta con il centrodestra, a differenza di Di Maio, e all’interno del Movimento non penso siano in molti a voler tornare a elezioni. 

Dunque penso che un accordo si troverà, magari con un rimpasto di governo che potrebbe coinvolgere il ministro Toninelli o persino il presidente Conte, che si è molto esposto.

ANDREA SCANZI 

Questa storia è noiosissima e i 5S sbaglieranno comunque 

Più passa il tempo e più il Salvimaio balbetta. 

Anche quando indovina qualcosa, tipo la legge sul voto di scambio, non se ne accorge nessuno. 

Colpa loro e di un’informazione che li odia. 

Ora c’è aria di crisi, e il motivo non è certo centrale per le sorti degli italiani: questa storia del Tav è noiosissima, ma un governo nato di per sé bizzarro potrebbe pure cadere per una pagliuzza e non per una trave. 

I 5 Stelle sono dentro un tunnel (ops): comunque faranno, sbaglieranno. 

Se diranno sì al Tav tradiranno loro stessi (e perderanno consensi), se diranno no faranno la parte dei cavernicoli (e perderanno consensi). 

Devono sperare che Salvini abbia paura di far saltare il banco per una “robetta”così e aspetti almeno le Europee, lasciando che i 5 Stelle diano la sensazione di tenere la barra dritta. 

Il M5S deve continuare a dire no a un’opera scellerata, ma la sensazione è che la slavina grillina prosegua. 

Con viva e vibrante soddisfazione della Lega e di tutta quella “sinistra” che, per fare un dispetto alla suocera, adora tagliarsi col machete le palle. Ove ancora esistenti.

ALESSANDRO CAMPI 

Stavolta tra Lega e pentastellati si è inserita l’opposizione del Pd 

È venuto fuori quello che era normale venisse fuori, per una divaricazione di programmi, strategie, principi e elettorati tra Lega e M5S. 

E per una volta nella dialettica tra gli alleati si è inserita anche l’opposizione, fino a questo momento ectoplasmatica, dato che Zingaretti non a caso è andato nei cantieri torinesi proprio dopo l’elezione a segretario. 

Ora i 5 Stelle hanno necessità di intestarsi questa battaglia identitaria per frenare la perdita di consensi, ma ho l’impressione che troveranno il modo di mandare avanti il governo fino almeno alle Europee, perché il voto ora non conviene a nessuno, visto che il Salvimaio gode di ampi consensi nei sondaggi. 

Mandare all’aria un esecutivo così popolare farebbe apparire inaffidabili gli alleati, sfasciati alla prima prova difficile. 

Temporeggeranno, ma per trovare un compromesso è necessario che il M5S dia un’alternativa precisa alla Lega. 

Dire che il Tav non si fa non basta, serve dire quale altro progetto partirà con quelle risorse. 

Su questo terreno si può avviare un’interlocuzione e allora i gialloverdi potrebbero convergere.

ALDO GIANNULI 

Nessuno la vuole, ma la crisi di governo è già nei fatti 

Non ci sono santi: nessuno dei due alleati può cedere su questo punto. 

Se i 5Stelle, dopo che hanno ingoiato già diversi rospi, cedono anche sul Tav allora sono morti; 

Salvini è messo un po’meglio, visti i sondaggi, ma se decide che il tunnel non si fa avrà FI e l’elettorato del Nord pronti a saltargli addosso. 

La soluzione più semplice è un bel rinvio all’italiana a dopo le Europee, ma bisogna anche considerare che la Francia e l’Unione si opporranno in ogni modo a questa melina, anche perché una non risposta in tempi rapidi equivarrebbe a dire No all’opera. 

A meno di colpi di genio, la crisi di governo è quindi già nei fatti, anche se nessuno la vuole. 

E se davvero la settimana prossima dovesse cadere il Salvimaio, faccio fatica a pensare ad altri esecutivi in questa legislatura, perché comunque qualsiasi governo nascerebbe anche in base alla propria posizione sul Tav e il voto dei 5Stelle, che sono maggioranza relativa in Parlamento, sarebbe rilevante.

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