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Luciano Odorisio, Politica

Ruotolo – Zagaria disse: “Squartiamolo vivo!”

di VINCENZO IURILLO

È ancora presto per sapere le valutazioni con le quali l’Ucis ha deciso a partire da domani la revoca di ogni forma di protezione per Sandro Ruotolo. 

Il giornalista napoletano, residente a Roma ma al lavoro in Campania su alcune inchieste per la testata Fanpage, era sotto scorta dal maggio 2015, dopo le intercettazioni di Michele Zagaria che in un colloquio in carcere con la sorella lanciava il suo anatema contro il cronista da “squartare vivo”. 

Il boss del clan dei Casalesi era furibondo per una puntata di Servizio Pubblicoin cui Ruotolo narrava i contatti tra Zagaria e i Servizi segreti negli anni dell’emergenza rifiuti. 

Nel maggio scorso a Ruotolo era stato alleggerito il dispositivo di protezione, sceso dal terzo al quarto livello, in sostanza il passaggio dall’auto blindata a una non blindata, con un agente. 

È alla firma del ministro dell’Interno Salvini una direttiva per ridefinire i compiti dell’Ucis e delle prefetture, anche per evitare che l’organismo centrale faccia solo da notaio delle valutazioni assunte localmente che a volte creano situazioni paradossali per cui una persona ha livelli diversi di protezione nelle varie province che frequenta. 

Attualmente le scorte sono 572, in pochi mesi sono diminuite di poche unità. La notizia è stata resa pubblica da un tweet del dem Andrea Orlando, che ricorda che Ruotolo “è anche il giornalista che si è occupato della Bestia, il dispositivo propagandistico del ministro dell’Interno. Casualità? Lo chiederò in Parlamento”. 

L’ex Guardasigilli interpreta come una sorta di ritorsione leghista il provvedimento, dopo le inchieste critiche di Ruotolo su Salvini e le politiche sui migranti. 

Per DemA, il movimento di de Magistris, è “vendetta di Stato”. Protesta pure il M5S, a cominciare dal presidente dell’Antimafia Nicola Morra: “Si devono proteggere i giornalisti esposti”. 

In serata si è schierato con Ruotolo anche Roberto Saviano. 

Al Viminale c’è una certa irritazione e non solo tra i Salvini boys, anche perché – spiegano fonti qualificate – le valutazioni sui rischi sono affidate ai tecnici e il ministro, a differenza di alcuni suoi predecessori, non si occupa personalmente delle scorte, anche perché non vuole esporsi alle pressioni di chi pretende la protezione. Ruotolo per ora non commenta. 

Ma dalla redazione di Fanpage dove lavora da due anni, filtra amarezza. Il giornalista ha confidato al direttore Francesco Piccinini di non condividere la decisione del Viminale: si sente molto esposto, sia per le sue inchieste in terre di clan, che per i ruoli pubblici nel sindacato giornalisti e nei comitati antimafia, e sottolinea che Zagaria è il boss non pentito di un clan in attività, dunque il rischio esiste ancora. 

Ruotolo avrebbe già fatto sapere che in certe zone del casertano non metterà più piede. In questi giorni stava lavorando per Italian Leaks, un format Fanpage, ai misteri del rapimento Cirillo. 

Ed era andato a Ottaviano a intervistare la sorella del boss Raffaele Cutolo. 

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