Luciano Odorisio, Politica

Luca Telese:”La carica dei Forza Spread”


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La carica dei “Forza Spread”

Chiamateli pure i “Forza Spread”.

E sappiate che in questo momento sono ovunque: sono ex ministri, sono economisti, sono grand commis d’etat, sono giornalisti, sono soprattutto dirigenti del Pd, o di Forza italia, sono persone spesso un po’ svagate e incoerenti, ma talvolta anche molto serie, che per un motivo o per un altro – in questi tempi sbandati -si sono messi ad invocare la vendetta dello spread sull’Italia, proprio come certi monaci e predicatori millenaristi, vagamente fanatici, intorno all’anno mille invocavano la fine dell’umanità peccatrice e il lavacro purificatore della peste per gli infedeli.

I “Forza Spread” hanno questo governo sull’anima (ed è un loro diritto) ma immaginano la punizione a loro avviso salvifica delle agenzie di rating, e il dissesto finanziario dell’Italia come una scorciatoia per restituire il potere (oggi in mano ai “puzzoni”), ai grandi ciambellani dell’establishment spodestato (e questo è ridicolo). Gli spreadforzisti tifano contro l’Italia per rivincere la partita che hanno perso sul piano politico o intellettuale alle elezioni.

Gli spreadforzisti accettano il rischio dell’autolesionismo in virtù del noto principio per cui il nemico del mio amico e un mio amico anche se è uno speculatore. Gli spreadforzisti sono talvolta ridicoli e grotteschi.

Lilli e il toscano

Fa impressione in questi mesi, ritrovare nei programmi televisivi, renziani e berlusconiani in rotta che parlano in coro, e che recuperano entusiasmo solo nell’invocare l’arma segreta: “Se lo spread arriva a 500 il governo casca!”.

Evvai.

E qui veniamo ai giornalisti, che, in quanto frammento della classe dirigente, siamo anche noi fatalmente vittime predestinate e possibili della sindrome “Forza Spread”. Il giornalista “appartenente” diventa più facilmente millenarista, e si augura la catastrofe.

Corrado Formigli

Anche il giornalista spreadforzista -in questi giorni – si sveglia la mattina e chiede speranzoso: “A quanto sta?”, e la sera se ne va a dormire soddisfatto dopo aver messo soddisfatto la quotazione del giorno in un titolo di prima: “Spread a 320 banche sull’orlo del tracollo”. Alé.

Mi è capitato due giorni fa di duellare amabilmente con Alessandro Sallusti, uno dei più intelligenti portabandiera di “Forza Spread” nel sontuoso salotto di Lilli Gruber a Otto e mezzo.

Sallusti aka Colonello Mortimer

E siccome uno spezzone di quel dialogo è diventato immediatamente virale, arrivando a migliaia di visualizzazioni sul sito de La7 e di YouTube, ieri l’interessato mi ha citato nel suo editoriale definendo me (e indirettamente questo giornale) come “fan della manovra sovranista”.

Devo premettere che noi de la Verità abbiamo così tanta simpatia per Alessandro, per il suo generoso impulso di combattere, di darsi e di esporsi senza paura, che quasi ci dispiace incrociare le lame con lui.

Tuttavia, di fronte al suo entusiasmo di novizio “spreadforzista”, la domanda che gli ho posto dalla Gruber era semplice, e ha una sola risposta: “Alessandro, ma tu lo sai chi è il direttore che ha scritto più editoriali contro la dittatura dello spread?”.

Lui è rimasto spiazzato, e ha cercato di parare il colpo con un riflesso da schermista: “Mah… Pe…pe.. penso di essere io!”.

Ho Sorriso: “Proprio tu! Sei tu”. E così mentre Ale-Forza-Spread provava a ricomporsi io ho insistito, forse un po’ marmaldo: “La domanda è: ma perché hai scritto chilometri di editoriali contro il ricatto vergognoso dello spread e dell’Europa quando al governo c’era Berlusconi, mentre ora – gli ho chiesto – se il tasso sale sei quasi contento e dici: ‘Il governo dovrebbe piegarsi alla crescita dello spread?”.

Qui Sallusti avrebbe dovuto fare di tutto per svincolarsi da un conflitto dialettico mortale con l’unico temibile avversario che non può battere. Se stesso.

Ma invece quando Lilli Gruber con tempistica chirurgica gli ha chiesto, al volo: “Sallusti, perché?”.

Lo sventurato ha risposto: “Perché adesso la situazione è tutta diversa!”. E ha aggiunto: “Qui la manovra è stata bocciata preventivamente, mentre allora non c’erano stati rilievi da parte dell’Europa”.

Ah ah ah: meraviglioso. Questo perché anche uno spreadforzista intelligente, quando entra nella nebulosa dell’autolesionismo cieco, spegne la luce. Ma come? L’Europa “non aveva fatto rilievi” a Berlusconi?

Proprio quella stessa Europa che aveva chiesto a Tremonti di accettare la trojka, e mandato la famosa lettera dell’agosto 2011 che Sallusti uno (forzista e non ancora Spreadista) definiva sobriamente “un golpe”?

Ecco allora che per far ravvedere il Sallusti due ricordo a Sallusti uno, che proprio lui, ancora nel 20-5, protestando addirittura contro “l’Europa che si compra la Grecia” ricordava: “So che questa prassi ha un precedente.

Me lo confidò, all’epoca dei fatti, Silvio Berlusconi e non credo di tradire la sua fiducia a raccontarlo oggi”. Retroscena fantastico.

Nemmeno noi dunque tradiamo Alessandro ricordandogli cosa diceva Alessandro : “Il nastro – spiegava – si riavvolge fino alla tormentata estate 2011, in cui la speculazione cominciava ad accanirsi sull’Italia a colpi di spread, con la manina interessata di Francia e Germania, che agivano sui mercati per metterci all’angolo.

Lo spread schizzò fino ai 500 punti base – scriveva il direttore de Il giornale – si parlava di crac, di default, la Borsa rinculava giorno dopo giorno, si agitava lo spauracchio dello stop agli stipendi pubblici” (cosa vi ricorda questo scenario?).

Ed ecco il retroscena di Sallusti: “Accadde che allora Berlusconi, premier in carica, venne convocato di notte durante un G8.

Un summit nel summit: presenti Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Josè Zapatero e Barack Obama. Il Cav – ricordava Sallusti – si trova di fronte a un diktat: se l’Italia non vuole fallire, deve accettare un prestito del Fmi, e in buona sostanza farsi commissariare, come accade oggi alla Grecia”.

Sallusti racconta: “Vengono offerti prima 30, poi 50 miliardi. Berlusconi rifiuta, spiega che le cose non stanno così, ma questi insistono.

La Merkel rilancia: 70 miliardi.

Berlusconi alza i toni. I miliardi diventano 90.

Lui si indigna, cerca sponde, Obama è imbarazzato – ‘sembrava dalla mia parte”, mi disse il presidente – ma non ha il coraggio di sospendere l’asta’.

Sallusti conclude: “Berlusconi si alza e se ne va alzando la voce: ‘L’Italia non è in vendita!’”.
Un “no” salvifico – aggiungeva Sallusti – Come sia andata a finire è arcinoto. Passa qualche mese, lo spread torna a randellare, e il gioco è fatto: defenestrato Silvio Berlusconi, a Palazzo Chigi ci entra Mario Monti.

Ovvero l’uomo imposto dall’Europa”. Ecco, e cosa dice invece dalla Gruber Ale-Forza-Spread su Salvini-Di Maio e Conte?

“Credo che di fronte alla crescita dello spread questo governo abbia una sola scelta: dimettersi”.

Cult.

Quindi Sallusti uno (parlando del 2011) ci spiega che lo spread è un golpe e che l’Europa era la mandante del colpo di stato.

Mentre Sallusti due (parlando del 2018) ci spiega che questo spread è l’inevitabile punizione per l’arroganza del governo, che la colpa è degli italiani, e anzi, di più: “Vogliono spaccare l’Europa e stanno usando la manovra per farlo”.

Sallusti-spread ieri invece scriveva, riferendosi al sottoscritto: “Potrei replicargli che l’incoerente è lui, perché allora era tra i sostenitori de Dio spread”. Ma, purtroppo per lui, anche stavolta sbaglia.

Nel 2011, come scrivevo e come ripetevo in tv, la mia idea era: “Non si può pensare che lo spread sia buono se serve a mandare via Berlusconi”.

Cosa che ho sostenuto anche in uno speciale di Matrix sullo stesso tema (nel 2013).

Quindi il problema di un giornalista non è essere fan di un leader o di un governo (noi evitiamo la categoria del tifo perché partiamo dal racconto dei fatti). Non può essere scrivere contro lo spread se si accanisce su Arcore, e a favore dello spread se colpisce i nemici di Arcore.

Il nostro problema di giornalisti imperfetti, forse, ma mai doppiopesisti è spiegare che l’Italia va difesa – chiunque ci sia al governo – soprattutto quando (proprio come è oggi) è sotto attacco speculativo.

Luca Telese

Abbasso spread.

Luca Telese

 

 

 

 

 

Ottoemezzo 23-10-2018

 

 

 

 

 

 

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