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Cinema & Teatro, L'angolo di Savoca, Luciano Odorisio

“La corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca!!!”…o no?

di Roberto Savoca

Macché, ma quale “cagata pazzesca”?! “

La Corazzata Potëmkin” è un grandissimo capolavoro, come la Cappella Sistina, come il “Don Chisciotte”, come la “Nona” di Beethoven!

E, se il personaggio Fantozzi non lo capiva, sono certissimo che l’attore Paolo Villaggio e il regista Luciano Salce lo sapessero benissimo.

In diverse interviste, Villaggio dichiarò essere, la sua, non un’invettiva contro il film ma contro la casta intellettuale di quegli anni che imponeva come “obbligatorio” l’apprezzamento acritico di un’opera effettivamente poco digeribile per chi non fosse un incallito cinefilo o un addetto ai lavori.

Stiamo parlando di un film muto, in bianco e nero, realizzato nel 1925, perdio!

Ma l’umorismo dissacrante, per favore, no, non può essere condannato, neanche se il bersaglio della satira… fossi io! E se non si vuole scadere nella barbarie della fatwa ‘ché, in largo anticipo sul resto del mondo, in Europa – con l’Inquisizione – s’è già dato.

Ebbene, sì! Lo confesso: proprio in quei tempestosi anni ’70 (“Il secondo tragico Fantozzi” è del 1976), insieme ad altri compagni, gestivo un cineclub a Roma, a San Lorenzo, e quel film – “La Corazzata Potemkin”, dico – l’ho personalmente proiettato più volte, con tanto di dibattito (almeno finché Nanni Moretti, sempre nel ’76, non gridò: “Il dibattito no!”), anche se a un pubblico (mai numeroso) di volontari paganti e non di coscritti.

Ricordo bene che era l’epoca in cui impazzava la musica andina dei poveri Inti Illimani, rimasti in Italia in tournée/esilio fin dal ‘73, bloccati dall’orrido colpo di Stato di un altro tragico 11 Settembre.

Finché, nel ’77, Lucio Dalla, che pure – lo so per certo – non era amico di Pinochet, cantò “la musica andina, che noia mortale: sono più di tre anni che si ripete sempre uguale”: puff, fine pure della musica andina!

Anni tosti, quelli, certo, ma anche formidabili, per dirla con Mario Capanna. Buttammo all’aria parecchio vecchiume: gli operai conquistarono dignità e qualche spicciolo, migliorò la condizione della donna, la scuola classista fu (un po’) democratizzata e la gente cominciò a scopare un tantino più di prima…

Sì, lo so, poi si sono ripresi tutto con gli interessi (a parte, forse, l’ultimo punto) ma, insomma, si dimostrò che si poteva fare!

Dario Fo

Di sicuro, l’irriverenza, il sarcasmo, la satira, lo sberleffo (omaggio a Dario Fo) hanno fatto la loro parte in quel movimento. Purtroppo ci sono stati anche diversi danni collaterali e il vecchio slogan anarchico che avevamo riesumato, “una risata vi seppellirà”, finì col seppellire la musica andina, che in fondo non era neanche tanto male; il civile dibattito (qualsiasi dibattito!) lasciò il posto ai conflitti a fuoco, all’eroina e alle cosciolone delle tv di Berlusconi; e anche il povero Sergej Michajlovič Ėjzenštejn non se la passò più tanto bene.

E dire che anche lui era stato, ai suoi tempi, un sovversivo mica da poco! Molti giovani filmaker resterebbero a bocca aperta nello scoprire che quel montaggio, così moderno, fatto di inquadrature brevissime è stato realizzato in epoca tanto remota.

Sergej Michajlovič Ėjzenštejn

Ma questa è un’altra storia, anzi è la Storia!

Se avete pazienza ve la racconto…CLICCAMI!

Roberto Savoca

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