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Luciano Odorisio, Politica

Il muro di Trump…di Alessandro di Battista

Oggi uscirà su Il Fatto Quotidiano il secondo reportage che ho scritto in questo viaggio. Il tema è l’immigrazione, la frontiera, il muro di Trump (che poi non è mica di Trump). Ci ho messo l’anima. Per raccogliere le informazioni abbiamo percorso centinaia di chilometri. Abbiamo attraversato la frontiera due volte, una da San Diego a Tijuana, l’altra tra Nogales e l’Arizona. Abbiamo visitato il deserto, gli hotel per migranti a Mexicali. Abbiamo raccolto tanto materiale. Oggi parlare di immigrazione non è semplice, si rischia di sbagliare una parola, di venire strumentalizzati o etichettati ma va fatto e va fatto senza cadere negli slogan, da una o dall’altra parte. A me interessano le cause perché solo affrontando le cause si potrà metter ordine ad un fenomeno fuori controllo.

E’ evidente che chi attraversa il canale di Sicilia o il deserto di Sonora ha il diritto ad essere salvato (sempre) tuttavia dovremmo concentrarci anche su un altro diritto: quello a non partire! Il dibattito in Italia non è sano. Non si possono accettare frasi assurde quali “la pacchia è finita” come non si può accettare che ad indossare le magliette rosse siano – oltre a tanta brava gente – anche gli esponenti di quei partiti responsabili dell’aumento dei flussi, partiti che hanno avallato le guerre di invasione provando a farle passare come missioni di pace, partiti che – in alcuni casi – si sono serviti del business dell’accoglienza per scopi elettorali.

Le risposte ad un fenomeno epocale come quello migratorio non le può dare un governo da solo, è impossibile. Del Mediterraneo se ne deve occupare l’Europa intera, se non lo fa l’Italia ha il dovere di congelare i pagamenti che le fa. Non si può ridurre tutto ad una questione di mera solidarietà. Non può essere sempre e solo l’uomo bianco l’unico protagonista: l’uomo bianco che toglie e l’uomo bianco che dà. L’Europa deve assumersi le sue responsabilità. Non parlo solo dei salvataggi e dell’accoglienza, parlo di un piano straordinario per l’Africa. Non solo aiuti ma regole per le multinazionali e per chi fa cooperazione affinché la cooperazione allo sviluppo non si trasformi in sviluppo della cooperazione. Quando parlo di regole mi riferisco anche al tema della corruzione internazionale. Non è più accettabile che l’Africa continui ad essere terra di conquista da parte di multinazionali di ogni tipo sempre pronte ad ungere le classi dirigenti africane lasciando le briciole alle popolazioni. Qua non si tratta più dell’aiutiamoli a casa loro ma del lasciamoli in pace a casa loro!

Non è semplice ma la strada non può che esser quella di affrontare la cause, altrimenti non se ne esce né in Europa e né in Centro-America dove sono stati i trattati di libero commercio (che libero non è mai) ad aver impoverito i popoli. Per questo esulto nel leggere le parole di Luigi sul CETA (l’accordo di libero scambio con il Canada). Questi accordi sono drammatici per tutti, sono vantaggiosi per chi detiene grandi capitali o gestisce imprese transnazionali. Poi potremmo parlare della droga e di quanto il suo consumo influisca sulla povertà di milioni di persone o quanto esso sia collegato ai flussi migratori. In questo senso consumare droga è un atto non solo stupido ma estremamente violento, e non solo per chi la consuma. Nel mio lavoro ho provato a fare tutti questi collegamenti. Vi invito a leggerlo senza pregiudizi, è troppa la gente che soffre in Africa, in Centro-America o nelle periferie degradate delle nostre città. Buona lettura.

P.S. Questa foto l’ho scattata a Tijuana. É il muro tra il Messico e gli Stati Uniti che finisce nel Pacifico. Quello che vedete l’ha iniziato Bush padre ma l’ha completato mettendoci molti soldi Clinton marito, il democratico idolo di tanti politici nostrani.

ALESSANDRO DI BATTISTA

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