Cinema & Teatro, Luciano Odorisio

“I ragazzi di San Miniato”…Paolo & Vittorio Taviani


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Sono stato suo aiuto.

No, non riesco a separarli, sono stato aiuto di Paolo & Vittorio.

Ora Paolo resta solo, ma per noi tutti resteranno sempre Paolo & Vittorio.

Grazie per quel che ci avete dato, che mi avete dato, non posso non piangere la sua scomparsa.

C’incontrammo in un periodo irripetibile di grandi passioni, gran fermento politico, 1968, e di quel periodo parlo in un altro articolo “Era di maggio…1968”.

C’incontrammo in quella fucina di talenti che era l’Ager Film.

Una società di produzione fortemente voluta da un produttore, artista a sua volta, sceneggiatore, molto combattivo e intelligente e colto e appassionato, Giuliani G. De Negri, ex-partigiano in Liguria col nome di Giuliani.

C’erano Maurizio Ponzi al suo primo film, Andrea Frezza al suo primo film, Il Gatto Selvaggio, e Paolo & Vittorio e Valentino Orsini e Grazia Volpi che diventerà poi l’organizzatrice e produttrice dei film dei fratelli e non solo.

C’era Giancarlo Di Fonzo, già organizzatore de I Visionari, poi diventato un gran produttore di opere molto interessanti fra cui Cuore di Comencini, e oggi gran produttore di vino, a Capalbio.

Io e Gianni Amelio eravamo appena arrivati, lui aiuto regista di Andrea Frezza io di Maurizio Ponzi e poi dei fratelli Taviani in “Sotto il segno dello scorpione”.

Il mio assistente, al suo esordio nel cinema, era Alberto Sironi, il futuro regista di “Montalbano” per intenderci.

E poi Lina Nerli Taviani, moglie di Paolo, costumista raffinata.

E tanti, tanti altri.

Paolo & Vittorio mi diedero mano libera sui ruoli minori, mi dissero “Scegli tu”, ovviamente poi ci sarebbe stato un loro giudizio finale.

E io imbarcai Alessandro Haber, Renato Scarpa, Olimpia Carlisi, e Giovanni Brusatori, e Piera Degli Esposti, e Massimo Castri, tutti alla loro prima esperienza.

Con quest’ultimo divisi un basso seminterrato dalle parti di San Pietro, via Monte del Gallo, ma essendo lui quasi sempre a Firenze, preso dal teatro, sua unica vera passione, vivevo quella specie di appartamentino, gelido e umido anche d’estate, allegramente da solo.

Ci sembrava di di vivere a Montmartre, almeno ci si illudeva così.

In quel film feci anche un piccolo ruolo, come si usava all’epoca, per risparmiare.

Che giornate a Marina di Alberese, sulla spiaggia, che fatica, che emozioni.

Con i cinghiali nel bosco.

Che paura per gli attori che avevano deciso di dormire in tenda.

Finita una scena, i fratelli si appartavano e decidevano la prossima scena, poi uno dei due si metteva alla regia e l’altro neanche un fiato.

Mai visto tanto accordo, tanta armonia.

Una scena per uno.

E poi la sera tutti insieme a cena, poltica e cinema s’intrecciavano, discussioni vivaci, Giulio Brogi e Volontè, e alla fine “Sciur padrun da li beli braghi bianchi fora li palanchi fora li palanchi” non mancava mai.

Così come non mancava mai “L’amore è come l’ellera dove s’attacca more, così, così il mio cuore s’è attaccato a te…» che cantava Lina accanto a Paolo che sorrideva intimidito e divertito.

E fuori del locale si attaccava “Bella Ciao”.

Era ormai un classico.

Immancabile.

Quando finimmo il film, in un delle ultime serate assieme, chiesi a Vittorio come ci si sente a fare il primo film, dove si trova il coraggio, come fare.

Lui mi rispose citando Luigi Chiarini, quel che disse loro Luigi Chiarini alla mia stessa domanda.

«Metti una gamba avanti, il primo passo, vedrai che l’altra seguirà»

E al mio primo film mi tornò in mente e misi una gamba avanti al primo ciak, con grande emozione.

L’altra gamba seguì.

E il tempo passò per me e per loro…

E nel 2001 mi chiamò l’amica Grazia Volpi, convocandomi in ufficio, come si faceva agli inizi,  quando ero ancora un aiuto regista.

«Che ne dici di realizzare un documentario su Paolo & Vittorio?», a bruciapelo, prima ancora che mi sedessi.

Rimasi in silenzio, emozionato.

Loro avevano pensato a me.

Pelle d’oca.

“I ragazzi di San Miniato.”

E anche in quel caso misi una gamba avanti…

 

Luciano Odorisio

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