Luciano Odorisio, Politica

Giuseppe Conte:”Ma io di Siri non mi fido più”


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Stralcio di un articolo di Paola Zanca per Il FQ, 25-04-19

“(…)

Un mio sottosegretario indagato per corruzione, capisci?”, ha detto martedì a Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, prima che iniziasse il consiglio dei ministri in cui si è sfiorata la crisi di governo sul Salva Roma. 

Ed è esattamente dopo aver capito l’antifona che il leader della Lega è uscito da palazzo Chigi ed ha annunciato alle telecamere che la norma per tagliare il debito della Capitale era morta, ancor prima che se ne cominciasse a discutere. 

Un gesto che ha profondamente irritato il premier. 

(…) 

IL BLITZ fuori dal cdm, l’altro ieri, ha convinto ancora di più i 5 Stelle di governo che la difesa della Lega è “preoccupante”. 

Il giorno in cui la notizia dell’inchiesta sull’esponente del Carroccio diventa di pubblico dominio, il 18 aprile, un pezzo dell’esecutivo è in volo per Reggio Calabria. 

Per la Lega si è imbarcato anche il sottosegretario Giorgetti che, raccontano, ostenta una certa distanza dall’ideologo della Flat tax. 

“Se è così si deve dimettere”, è il senso del ragionamento che avrebbe fatto, pur omettendo di avere in corso una consulenza con il figlio di Paolo Arata, un altro degli indagati. 

Ma Giorgetti viene invece improvvisamente sconfessato, appena sbarcati in Calabria, da Salvini, che ha subito alzato un muro nei confronti di Siri: “Una difesa incondizionata che inizia a preoccuparci”, ha detto ieri il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5S). 

Sono parole che, comprensibilmente, il premier si è ben guardato dal pronunciare. 

Al punto che, nelle ultime ore, la calma olimpica con cui Palazzo Chigi mostrava di affrontare l’affaire eolico cominciava a destare sospetti. 

Vuoi vedere che Conte ha dubbi sulle dimissioni?, era la domanda che iniziava a circolare nei palazzi, alimentata dalla furia con cui, a di Martedì, il vicepremier Luigi Di Maio si era messo a chiedere a Conte “di invitare Siri a dimettersi”, come se non lo avesse ancora fatto. 

Un dato confermato ieri da Salvini stesso, che a domanda sulle richieste del premier al sottosegretario rispondeva che “no”, non se n’erano registrate. In effetti è così. 

Oggi per il governo si compie la prima settimana con l’indagato in casa e da parte del presidente del Consiglio c’è stato solo un impegno, per quanto solenne, alla “valutazione” del caso. 

Ma, spiegano, è solo una “questione di stile”. 

“Voglio guardarlo negli occhi”, ha detto Conte a riprova del fatto che la telefonata con Siri, ieri, è servita solo a fissare l’appuntamento, probabilmente per lunedì, al rientro del premier da Pechino. 

ANCHE LÌ, non mancherà l’attenzione alla forma. Conte ha intenzione di “invitare Siri a dimettersi”: proverà a farlo ragionare, spiegandogli l’opportunità politica del gesto. 

Difficile che il sottosegretario acconsenta, protetto com’è dal ministro dell’Interno. Le intenzioni però non cambiano: Siri se ne deve andare. 

A palazzo Chigi hanno già studiato il precedente: porta il nome di Vittorio Sgarbi, che nel 2002 venne “licenziato” dal governo Berlusconi. 

All’epoca, il critico d’arte era sottosegretario ai Beni Culturali e entrò in aperto contrasto con il suo ministro, Giuliano Urbani, sull’ipotesi di mettere in vendita beni del patrimonio demaniale. 

Prima Urbani gli revocò le deleghe – come ha fatto ora il ministro Danilo Toninelli con Siri – poi, visto che Sgarbi non se ne andava, un apposito consiglio dei ministri votò la revoca del suo incarico, su proposta del presidente Berlusconi che glielo aveva conferito. 

Allora il voto fu unanime. 

Oggi un’analoga iniziativa di Conte incontrerebbe certamente l’ostilità dei colleghi di governo leghisti, comunque in minoranza nell’esecutivo. 

Un gesto estremo, a cui Conte spera di non dover arrivare. “Ma io di Siri non mi fido più”, è il senso delle riflessioni che il premier sta facendo in queste ore, consapevole che “q uel l’emenda – mento non era nella sua area di competenza” e “non è detto che sia stato fatto nell’interesse generale”. 

Qualcosa si è rotto. Forse è solo l’inizio.”

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