Luciano Odorisio, Politica

Franceschini e Del Rio e il M5S


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 di Wanda Marra per Il FQ, 31-05-19

“Per il Paese conviene andare a votare. Salvini vuole durare altri 3 o 4 mesi e far ingoiare ai 5Stelle il Tav e la Flat tax. Loro diranno di sì e saranno al 10%. A quel punto, l’Italia sarà nera e la democrazia veramente a rischio. Per il Pd probabilmente non è così utile, perché non siamo ancora pronti”. 

Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera, con un ragionamento in cui nega e afferma allo stesso tempo, ammette uno dei dilemmi che in questi giorni agitano il Partito democratico: votare conviene davvero? 

Con un Pd che non può sperare di spingersi oltre il 24% non significa semplicemente consegnare l’Italia alla Lega e a Fratelli d’Italia, come temono al Colle? 

NICOLA Zingaretti da settimane persegue una strategia: spingere per elezioni subito e nel frattempo attaccare i 5Stelle il più possibile. 

Due ordini diversi di obiettivi: rinnovare i gruppi parlamentari, frutto delle liste elettorali fatte da Matteo Renzi; guadagnarsi i voti dei sostenitori dei Cinque Stelle, delusi dal Movimento. 

Però, nel partito non tutti sono d’accordo. 

In maniera abbastanza scontata Matteo Renzi, che non è pronto a fondare il suo partito e sa pure che avrebbe un ridimensionamento fortissimo nelle liste. 

Ma ci sono anche una serie di big che qualche perplessità ce l’hanno. 

Lo stesso Delrio e Dario Franceschini, che dall’inizio della legislatura gioca di sponda con Sergio Mattarella. 

Oggi nessuno dei due si può spingere a ipotizzare un’alleanza di governo con i 5Stelle. 

Ma che bisogna parlare con quel mondo lì sono convinti loro, come Goffredo Bettini, il vero demiurgo della candidatura di Zingaretti. 

Perché poi c’è un altro ordine di problema: se alla fine il governo dovesse cadere e non si andasse alle elezioni, chi si intesterebbe la manovra? 

Zingaretti ha sempre negato categoricamente la possibilità di appoggiare una sorta di governo tecnico per “salvare” il Paese. 

Ma se alla fine, dentro quell’esecutivo ci finissero i 5Stelle o almeno una parte di loro, “tipo” argine all’avanzata della destra? Per adesso, più domande che risposte. 

Pure perché il segretario si è convinto che i 5Stelle abbiano talmente tanto ceduto alle istanze di Salvini da non poter neanche essere presi in considerazione. 

ECCO PERCHÉ al Nazareno ieri era tutto un ribadire che la decisione di votare o no non spetta al Pd. Per dirla con Lorenzo Guerini, “il voto non è nelle nostre disponibilità”. In questo clima, ieri Zingaretti ha convocato una direzione. Analisi del voto, tanto per cominciare. 

Nicola Zingaretti indica al Pd due orizzonti temporali antitetici: quello ideale, in cui lanciare una “rivoluzione ” nell’organizzazione del Pd e nella sua proposta politica, con una Costituente delle idee da tenersi a novembre; e un orizzonte a brevissimo termine, nel caso in cui la crisi di governo conduca a urne a settembre. 

Parlando alla Direzione del partito Zingaretti ha infatti lanciato un estote parati ai Dem, per non farsi “cadere addosso” la crisi con annesse elezioni. In tal caso, anche per la costruzione di una coalizione occorrerà partire dall’attuale centrosinistra. 

E il partito centrista di Calenda? 

Per adesso, ai vertici del Nazareno ci tengono a dire che non si favoriscono scissioni. Poi, certo, se i sondaggi diranno che è utile una forza così, si vedrà. 

Intanto, anche ieri le polemiche sono state tenute basse: le minoranze di Giachetti e di Lotti e Guerini hanno chiesto che non ci fosse la discussione. Con i ballottaggi in corso, non era il caso di criticare il segretario. 

Ma non c’era neanche la volontà di sostenerlo. Sulla stessa linea, la decisione di Zingaretti di non fare ancora la segreteria: meglio non esporsi a entrare negli equilibri attuali.”

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