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Luciano Odorisio, Politica

TAV: i francesi cominceranno a lavorarci dopo il 2038, noi subito però…come mai?

Lettere al Direttore, Il FQ, 31-05-19

“VADO A MEMORIA in merito a un articolo letto sul Tav Torino-Lione, nel quale si asseriva che il costo del tunnel per chilometri ammontava a 360 milioni di euro per la parte italiana e a soli 40 milioni per la parte francese. La differenza dei costi mi pare sproporzionata e apparentemente ingiustificata. 

Vi sarei grato se poteste fornirmi dei chiarimenti al riguardo, in quanto personalmente non sono riuscito a reperire atti o stralci dai quali si possano desumere tali indicazioni. 

Solo pensando al costo totale dell’opera, e quindi non solo al tunnel, posso immaginare ripartizioni compensative: ma compensative come?”

RICCARDO AVIGNONE ROSSA 

Risponde Gianni Barbacetto

“IL TUNNEL DI BASE del Tav Torino-Lione è lungo 57,5 chilometri e costa, secondo i dati ufficiali, 9,63 miliardi di euro. 

È il pezzo forte del Tav, che poi ha una tratta sul versante francese e una su quello italiano, che costano circa 3 miliardi e portano il costo totale dell’opera a circa 12 miliardi di euro. 

I soldi spesi finora, per le opere preparatorie, sono 1,8 miliardi. 

Il tunnel è solo per il 21 per cento (12,5 chilometri) in territorio italiano, per il 79 per cento (45 chilometri) è in territorio francese. 

L’Italia però paga molto di più della Francia. 

Nella ripartizione dei costi, si è deciso che l’Italia paghi il 58 per cento del totale: il risultato è che l’esborso italiano è di 280 milioni a chilometro, mentre quello francese è di 60 milioni a chilometro. 

Questa asimmetria è giustificata dal fatto che i francesi hanno molte più spese per la loro tratta nazionale, dallo sbocco del tunnel di base fino a Lione, che comprende anche due tunnel a due canne, quello di Belledonne e quello di Glandon. 

Nel gennaio 2018 è stata però presa in Francia una decisione che ribalta gli accordi: il Coi (Conseil d’orien – tation des infrastructures) presieduto dal deputato socialista Philippe Duron, ha deciso di rimandare le opere della tratta francese “a dopo il 2038”

Lo scrive il Coi a pagina 77 del suo rapporto sulla mobilità francese: “Ritiene che non sia stata dimostrata l’urgenza di intraprendere questi interventi, le cui caratteristiche socioeconomiche appaiono chiaramente sfavorevoli in questa fase. 

Sembra improbabile che prima di dieci anni non vi sia alcun motivo per continuare gli studi relativi a questi lavori che, nel migliore dei casi, saranno intrapresi dopo il 2038”. 

Un rinvio alle idi di marzo, o alle calende francesi. Intanto l’Italia paga di più il tunnel di base, dopo il 2038 – “nel migliore dei casi” – si vedrà.”

GIANNI BARBACETTO

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