Luciano Odorisio, Politica

“Sui rifiuti a Roma è in corso una guerra”…in ballo interessi criminali


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intervista di Ilaria Proietti per Il FQ, 4-7-19

Le sue parole sono state profetiche. 

Tanto da essere state rilanciate nel momento di massima difficoltà sui rifiuti per la città, dal sindaco di Roma Virginia Raggi, che in un post ha riportato proprio i termini usati da Roberto Pennisi già coordinatore del polo ambientale della Procura nazionale antimafia. 

Che nel 2016 su Roma diceva: “Sui rifiuti è in corso una guerra”. 

Di che stiamo parlando?

È una guerra in cui si creano le condizioni dell’emergenza. 

E dove, come da manuale, si punta a costringere l’e nt e pubblico a rincorrere un sistema diverso rispetto alle regole previste dalla legge. Lo abbiamo visto in passato in altre realtà, a partire dalla Campania dove, saltata la gestione dei rifiuti, si è verificata l’i nfiltrazione della camorra. 

A Roma la situazione è ovviamente diversa. Ma in ogni caso quando si determinano alcune condizioni di crisi si profila il rischio di uno scenario di criminalità ambientale anche dovuto all’abba ssamento delle soglie di legalità. In cui a fare da cassa di risonanza, con effetto altrettanto decisivo è un altro elemento. 

Cioè? 

Si crea nell’immaginario collettivo dei cittadini insoddisfatti dal servizio un desiderio di tornare all’antico, pure se sciagurato rispetto alla necessaria tutela dell’ambiente. L’effetto del ‘si stava meglio quando si stava peggio’ in cui gli italiani del resto si rifugiano da sempre. 

Ma è un fatto che le strade della Capitale siano invase di rifiuti. 

Si sono tolti di mezzo alcuni impianti pubblici e il sistema, già in difficoltà, è andato in crisi. Ora l’autocombustione in natura non esiste. 

Le logiche che possono essere ipotizzate dietro all’incendio di alcuni capannoni e impianti privati che si sono verificati, sospettamente numerosi, specie in Lombardia e Piemonte, possono avere una spiegazione nelle logiche imprenditoriali di chi guadagna lo stesso pure per attività che, essendo andato tutto a fuoco, non sarà chiamato a svolgere. 

Ma qui a Roma si sono colpiti impianti pubblici come se si volesse mettere in ginocchio il sistema.

Ritiene che si sia voluta colpire la discontinuità che la giunta Raggi tenta di rivendicare? 

Non basta pretendere legalità, la gestione deve essere legale e pure ragionata nelle soluzioni. So che mi attirerò qualche critica, ma ritengo che non possa esistere una gestione dei rifiuti virtuosa in un territorio così esteso come quello di Roma se non si spinge certamente sul riciclo, sul riuso e la raccolta differenziata. 

Ma dotandosi pure di un termovalorizzatore che se gestito bene, inquina pochissimo.

Al sindaco Raggi non piacerà questa sua convinzione. Ne sono consapevole. 

Ma l’alternativa non c’è se non vogliamo creare pane per i denti della criminalità. E vedo pure il rischio che chi ha collaborato a creare il disagio, magari sotto altra forma, possa rientrare in gioco. 

Anche qui parla l’esperienza: in Campania le bonifiche che ci costano milioni di euro in termini di sanzioni europee ha richiamato in campo le solite soluzioni, a partire dal commissario.

Nella relazione della Procura nazionale antimafia del 2016 lei aveva scritto parole pesanti sul rischio per Roma ma anche per tutto il sistema nazionale dei rifiuti. 

La gestione dei rifiuti di Roma, da tempo immemorabile, si è fondata su una commistione tra attività legali ed illegali ma poi c’è stato un inceppamento. 

Che si verifica – mi faccia citare la relazione del 2016 – ogni qualvolta l’amministratore della cosa pubblica intenda riportare l’intera gestione sotto l’egida della legalità. 

Con effetti immediatamente visibili che vengono sfruttati dalle consorterie e dai loro consapevoli o inconsapevoli referenti politici per riportare o tentare di riportare l’apostata al precedente credo. 

Ma quando di mezzo ci sono beni primari come l’ambiente e salute sulle regole preposte alla loro tutela non si può transigere.

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