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Luciano Odorisio

Salvini:“Tagli di tasse per 10 miliardi o saluto e me ne vado”…azz!

di Paolo Zanca per Il FQ, 23-6-19

“A furia di sentirselo dire, i Cinque Stelle è da un po’che c’hanno fatto l’abitudine. 

“Tagli di tasse per 10 miliardi o saluto e me ne vado”, ha detto ieri Matteo Salvini, che minaccia l’addio un giorno sì e l’altro pure. 

E ormai in Parlamento è aperta una sorta di lotteria su quali siano i motivi che non lo fanno passare dalle parole ai fatti. 

Perché ci sono i suoi, i leghisti, che lo pressano, che insistono a dirgli che bisogna andare a votare, che “perdiamo l’onda”, che non riescono più a spiegare in giro che ci fanno al governo con quegli “sciamannati dei grillini”. 

IL VICEPREMIER, invece, spara missili ogni volta che può, ma poi si rimette sempre seduto a Palazzo Chigi. A non voler dar retta ai complottisti, a quelli che tirano in mezzo i 49 milioni o altri ricatti, forse si può più banalmente accreditare la tesi di chi sostiene che Matteo Salvini abbia solo imparato la lezione di Umberto Bossi: “Trova sempre qualcuno a cui dare la colpa”. 

E chi meglio di Luigi Di Maio e soci può interpretare questa parte in commedia? Quando gli ricapita di stare al governo col nemico in casa? 

Ecco che ieri, dopo aver letto sul Corriere l’ennesimo ultimatum, i Cinque Stelle non ci hanno visto più. Usano la solita modalità dell’off, un comunicato di cui nessuno si assume personalmente la responsabilità, che sembra poco gradito anche da Paola Taverna: “Se lavorassimo tutti alacremente e commentando meno sono certa si giungerebbe a soluzioni migliori e più veloci. Che fatica essere donne …”, ha scritto la vicepresidente del Senato su Facebook. 

A Salvini i 5 Stelle hanno fatto sapere che “se cerca una scusa per tutto e riportare in Italia un governo tecnico, lo dica chiaramente agli italiani”. Ce l’hanno con l’aut aut sulla flat tax, che la Lega considera unico modo per “rianimare l’economia” e che invece non è nell’orizzonte, almeno quello prossimo, del presidente del Consiglio, in queste ore impegnato nella trattativa con Bruxelles. 

“Se la prenda con i banchieri e i burocrati”, replicano dal Movimento, “le tasse vogliamo tagliarle tutti, subito. Quindi di chi sarebbe la colpa? Chiarisca il colpevole così lo combattiamo insieme” visto che “la Lega non è all’opposizione ma al governo come noi”. 

Fanno un nome, i grillini, che è quello del ministro dell’Economia Giovanni Tria, l’alibi su cui per mesi i gialloverdi hanno scaricato divisioni e liti. Ma a ll ’indomani del trionfo alle Europee è stato proprio Salvini a presentarsi al Tesoro, alla vigilia dell’invio a Bruxelles della lettera di risposta all’Ue, “per redigere il piano sulle tasse”. 

Un fatto che, oltre ad aver non poco irritato Conte e Di Maio – erano i giorni in cui il vicepremier leghista si faceva pregare per un vertice a tre – ora consente, almeno negli intenti del Movimento, di depotenziare la propaganda leghista sui conti pubblici. 

LA LOGICA del capro espiatorio ha le sue ragioni d’essere anche dentro i Stelle. 

“Noi in questo momento siamo come pugili suonati, siamo a terra, stesi sul ring. Se te ne vai, lasci l’avversario a festeggiare. Devi riprendere forza, provare a rialzarti e nel frattempo provare a indebolire lui”, teorizzano i fedelissimi di Di Maio. Convinti che “smontare” la boria del vicepremier sia il modo migliore per far capire di che pasta è fatto. E per provare a tirarsi su prima che qualcuno dichiari il knock-out.”

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