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Luciano Odorisio, Politica

Rivoluzione all’incontrario dei Cinque Stelle

di Luca De Carolis per Il FQ, 22-02-19

“La rivoluzione all’incontrario dei Cinque Stelle, da barricaderi a dirigenti di partito tutti struttura e moderazione, partirà presto. E porterà referenti regionali, una segreteria politica che nessun 5Stelle vuole chiamare segreteria e la rimozione del limite dei due mandati, per i consiglieri comunali e probabilmente anche per i sindaci dei piccoli centri. 

Con la prima votazione sul web, quella sulla linee generali per un nuovo M5S, che arriverà da qui a pochi giorni sulla piattaforma Rousseau. Perché ieri a Roma il capo, Luigi Di Maio, ha ottenuto il via libera del Garante che si era già arreso all’inevitabilità del nuovo, Beppe Grillo. 

E SOPRATTUTTO ha strappato l’assenso anche di Davide Casaleggio, l’uomo della piattaforma web, che nel voto lacerante della Diciotti ha ballato come una nave in tempesta. 

E che con il nuovo M5S, radicatosui territori, perderà ovviamente potere. Però “è andata molto bene”, giura Di Maio ai suoi dopo il pranzo a tre a ll ’Hotel Forum, la consueta tana romana di Grillo. 

Ed è nella pancia dell’albergo assediato da cronisti e telecamere che il capo politico parla e media. Con il fondatore, che da mesi era lontano, non per sua scelta, dalla stanza dei bottoni. 

E con il Casaleggio che nei luoghi di comando ha tutti i suoi ufficiali e che quando c’è decidere viene sentito. 

Ma che non ha mai avuto (e voluto) un profilo da politico, e che è impopolare nel corpaccione parlamentare: a cause delle restituzioni, di Rousseau e di altro. Era lui il più dubbioso sulla svolta. 

Ma Di Maio gli aveva già spiegato che non si poteva più aspettare in un incontro a Milano la scorsa settimana, poche ore dopo il tonfo in Abruzzo. 

E il capo della piattaforma era uscito d’umore nero dal confronto. Però a Roma ha accettato il salto nella nuova fase. 

“Ormai il vecchio Movimento non c’è più, bisogna adattarsi” avrebbe detto Grillo durante l’incontro. 

Un assist comunque prezioso per Di Maio, che si era arrabbiato per il tweet beffardo del fondatore sulla Diciotti (“Si vota sì per dire no”), ma che nel vertice romano trova nell’a rtista una buona sponda. 

Però concede anche qualcosa. E toglie dal tavolo l’ipotesi di una cabina di regia, che non piaceva a Casaleggio. 

Piuttosto,si costruirà una segreteria “leggera”, costruita per deleghe tematiche (dall’ambiente al lavoro), che probabilmente verranno conferite a 5Stelle non di governo per non creare figure con troppo potere. 

Un “filtro”, dicono dai piani alti, necessario per sgravare Di Maio di tante delle questioni che gli piovono addosso. 

Ma la parte più rilevante sarà la rivoluzione sui territori, invocata da tempo dal veterano Max Bugani, l’uomo di collegamento tra la casa madre di Milano e Di Maio, storico amico di Grillo. 

Così si pensa a dei coordinatori (o segretari) regionali, che dovranno vigilare sugli iscritti, parlare con imprese e associazioni di categoria e chiude re accordi con le liste civiche per le amministrative. 

E poi c’è il tema del doppio mandato. La prima urgenza, “perché un eletto in un paesino o in un consiglio municipale non vorrà mai ricandidarsi a livello locale, ma giocarsela per la Regione o il Parlamento”. 

PERÒ ORMAI il M5S fatica a trovare candidati per le amministrative. Così per gli eletti nei Comuni il limite verrà tolto, anche per creare una classe dirigente, fatta di amministratori con dieci anni di esperienza. 

“Quella che la Lega ha e noi no” come riassume un big. Ma il limite dovrebbe saltare anche per i consiglieri nelle circoscrizioni e per i sindaci dei centri più piccoli. 

“Ci sarà una discussione con gli iscritti, innanzitutto su alcune regole che riguardano i consiglieri comunali” conferma Di Maio uscendo dal Forum. E un dimaiano doc come il sottosegretario Mattia Fantinati giura: 

“La stella polare sarà sempre la democrazia diretta digitale, per evitare oligarchie e cacicchi locali”. 

Insomma, l’obiettivo è fondere web con struttura locale. 

E in fretta, perché “Luigi vuole chiudere le votazioni prima delle Europee”. 

Per mostrare un M5S più solido, di governo. 

E poi la partita in autunno in Emilia Romagna è già vicinissima.”

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