I Ricordi di Caterina, Luciano Odorisio, Politica

Quelli che a Sinistra…calpesti e derisi


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“Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme di fonderci insieme…”

Lo dice già l’inno di Mameli che siamo divisi. Lo dicono le elezioni, ogni volta.

La Sinistra, come mi hanno fatto sempre notare molti interlocutori, è abbonata alla sconfitta. Dal 1948 in poi.

Quando ha vinto (1996 e 2006), si è dovuta affidare ad un esperto navigatore di lungo corso, come Romano Prodi. Non certo un uomo di Sinistra.

Diverse sono state le modulazioni della sconfitta: onorevole, disastrosa, non vittoria, catastrofica (l’ultima).

Ora vorrei dilettarmi nell’esame dei numeri.

Attenzione, niente percentuali, statistiche, grafici e via elencando!

Semplicemente numerologia applicata all’anno delle elezioni.

Avete notato come gli anni che terminano per otto siano funesti per la Sinistra? 1948, 2008, 2018.

Va meglio con gli anni che terminano col 6: 1976, 1996, 2006.

Sono tutti anni pari; qualche risultato positivo si osserva con il 4 (1974,1984, 2014). A parte il disastro del 1994.

Negli anni dispari, maluccio: 2001, 2013.

Da questa analisi si può dedurre che, al di là della ricerca del leader, del programma allettante, della comunicazione efficace, dell’azione sul territorio, bisognerebbe affidarsi al potenza del numero.

Qual è l’anno giusto?

A mio avviso, non ci resta che il 2026. Il 6 porta bene. E poi ci sarebbe tutto il tempo per organizzarsi.

Se ci saranno ancora le elezioni.

A proposito di anni funesti, per me indimenticabile resta il 1994, profetico di ogni sconfitta futura.

Ricordate la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto?

Lui col suo abituccio marrone, in stile Politburo sovietico, cancellato dalla Storia, contrapposto ad un pimpante Silvio Berlusconi, in elegante doppiopetto Caraceni e cravatta blu a puntini bianchi.

Eppure, ci abbiamo creduto all’Alleanza dei Progressisti contro il Popolo delle libertà!

Il Progresso doveva vincere contro il Popolo delle libertà di fare quel che gli pareva e piaceva.

Sapete come è finita.

Il 27 marzo 1994, votammo all’apertura del seggio e partimmo subito per Gaeta: una bella vacanza al mare per festeggiare la vittoria.

La sera andammo al cinema.

Philadelphia era il film da vedere, tutti ne parlavano.

Uscimmo dalla sala con le lacrime agli occhi.

Un cattivo auspicio.

Non ho più rivisto quel film, mi ricorda momenti di rabbia e delusione.

Si votava anche il lunedì e attendemmo con ansia i risultati.

A Gaeta riuscivamo allora a connetterci soltanto con Rai Uno.

Altro auspicio negativo.

Dover sopportare Bruno Vespa, senza nemmeno la consolazione di Rai Tre, allora definita Telekabul.

Una notte d’inferno!

Questa volta non sono andata al cinema, nė ho guardato la TV fino a notte fonda.

Un po’ di Maratona Mentana per capire dove soffiava il vento, poi un buon libro e tanti bei sogni.

Niente più incubi tipologia 1994, ma accettare la realtà. Ahimè!

 

Sono maturata, non come la Sinistra, rimasta com’era: calpesta e derisa

Caterina Abbate

 

 

 

 

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Sono un po' strega perché ebbi la sorte di nascere a Benevento, ma sono e sarò sempre una ragazza degli anni Sessanta. Per tutto quello che ciò significa.

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