Luciano Odorisio

Pontida – Una sciura bionda a Gad Lerner:“Ebreo, maledetto ebreo. Riaprite i forni crematori”


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di Ferruccio Sansa per Il FQ, 16-9-19

“Ebreo, maledetto ebreo. Riaprite i forni crematori”. A insultare il giornalista Gad Lerner non è un militante leghista che agita bandiere o bastoni. 

È una signora bionda sui sessanta, una che stamattina potreste incontrare davanti a un asilo che aspetta tranquillamente il nipotino. 

Ma il sole rovente di Pontida l’ha trasformata: il trucco sciolto, le vene che sporgono sulla fronte. “Maledetto ebreo”, urla in faccia a Lerner, colpevole di aver fatto il proprio lavoro. Sembra che la donna non si accorga di ciò che dice. 

Quando gliene chiedi ragione balbetta, torna per un attimo la nonna che forse è: “Non ho detto niente”. 

ECCO la metamorfosi dei militanti leghisti arrivati a decine di migliaia per il rito del bagno di folla nel mitico pratone di Pontida. Eccolo il partito che vuole i pieni poteri, che sogna di conquistare tutta l’Italia, ma è ancora intriso di Nord. 

Basta guardare le bandiere: tricolori (che nei primi tempi di Umberto Bossi ti avrebbero fatto secco se li tiravi fuori), Leoni di San Marco e vessilli del Friuli Venezia Giulia. Perfino una bandiera russa. 

Dal Sud un paio di striscioni. Ma no, non sono gli stessi leghisti di una volta, quelli con il volto paonazzo che scendevano dalle valli del bergamasco. Quelli che urlavano “Roma ladrona”e“Terùn”, ma poi ci andavi a mangiare le salsicce a fine comizio. Una volta non trovavi, come accade oggi, gente con il tatuaggio “credere, obbedire, combattere”. 

Ragazzi con il ciondolo di Mussolini appeso al collo che ti dice: “Siamo pronti alla marcia su Roma”. 

Mario Borghezio che chiosa: “Fosse per me scenderei a Roma con la baionetta”. La Lega di Bossi era anti-fascista. E non basta l’omaggio al Senatùr che Salvini lancia dal palco. I leghisti sono tutti fascisti? No, sarebbe falso e sbagliato liquidarli così. È un partito trasversale. 

C’è Olga Rotondi che arriva da Milano e scende da una Porsche con il maglione verde: “Basta tasse”. 

C’è Mattia Semprini che invece emerge da una Panda (prima serie, senza vernice) che non ha lavoro “perché facevo l’operaio, ma i clandestini mi hanno rubato il posto”. Ci sono comitive di anziani che arrivano in pullman – ben 150 hanno intasato le strade di montagna – come si va in pellegrinaggio e sventolano immagini della Vergine. 

“Oggi è il giorno di Maria Addolorata”, li saluta dal palco Salvini in versione cattolica. E ci sono tanti giovani; ragazze adoranti con le Hogan e le unghie smaltate che filmano ogni respiro del leader. 

Ci sono anche gli stand vecchia maniera: il tendone d el l’Umanitari a Padana con foto delle missioni in Africa e ragazzini neri in bella vista (“Aiutiamoli a casa loro”), lo stand della Lega nel Mondo dove c’è anche un responsabile per la Russia, in vero un po’ imbarazzato. 

Ci sono le ecumeniche salsicce, la gente allegra che ha fatto duecento chilometri perché ci crede e scioglie la passione in una birra. Già, in questo la Lega pare trasversale come la Dc anni ’60. Cosa unisce i fan del Carroccio? La rabbia, si direbbe. 

Quella che fa tirare un ceffone a un giornalista di Repubblica. Che fa vomitare insulti razzisti. “Merda, schiavo”, piove addosso a chi scrive. Acqua fresca rispetto agli insulti antisemiti. 

“RINGRAZIAMO le forze dell’ordine”, Salvini non manca di blandire polizia e carabinieri. 

Aggiunge: “Ma ai nostri comizi possono venire senza armi, perché con noi non c’è pericolo”. 

Falso. 

Se ieri non ci fossero stati cinque agenti a riaccompagnarlo all’auto, Lerner se la sarebbe vista brutta. 

Vero, se ci parli, se lo guardi negli occhi, anche chi urla “maledetto ebreo” si sgonfia come un soufflé. L’odio non è ancora radicato. 

Ma in alcuni, nemmeno pochi, c’è. “Vinceremo”, urla Salvini e chissà se percepisca l’eco sinistra di quelle parole.

“Vinceremo, dateci il potere”, rispondono Mario e Giada, pensionati di Torino. “Vinceremo”, fa eco il ragazzo con il Duce appeso al collo. 

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