Luciano Odorisio, Politica

Per i rosiconi: Nessuna Apocalisse per il reddito di cittadinanza, nessun assalto a uffici


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Nessuna Apocalisse per il reddito di cittadinanza, nessun assalto a uffici

Stralcio da un articolo per Il FQ, 7-3-19, di Roberto Rotunno

“(…) Un’importante affluenza, insomma, ma niente file chilometriche né problemi di ordine pubblico. La campagna informativa dei giorni scorsi sembra aver funzionato. 

Le macchine organizzative hanno preparato gli operatori a reggere l’impatto di migliaia di persone: in realtà l’uso degli appuntamenti, fissati già soprattutto per l’Isee, ha fatto sì che il temuto assalto non ci sia stato”, spiegano i coordinatori della Consulta, Massimo Bagnoli e Mauro Soldini. 

Rari i casi di affollamento in alcune città del Centro e del Sud, mentre a fare notizia è il “numero importante di richieste nei quartieri periferici di Milano e Torino”. 

Tanti sono ancora alle prese con la richiesta dell’Isee, l’indicatore della situazione economica famigliare che deve essere inferiore a 9.360 euro. 

La domanda di questo certificato viene inviata dai Caf all’Inps, che attesta la validità in una settimana. 

Una volta ricevuto il via libera dall’istituto di previdenza, si può chiedere il reddito di cittadinanza scegliendo tra tre metodi. 

Uno è l’invio telematico attraverso i Caf; l’altro è la compilazione dei moduli da consegnare in forma cartacea agli uffici postali. 

Il terzo prevede l’inserimento dei dati direttamente sul sito internet, ma per questo serve un’identità digitale. 

In avvio di giornata il portale ha avuto qualche problema, che però è stato risolto in breve tempo. 

Una volta inviata la domanda, l’Inps ha 30 giorni di tempo per verificare che il richiedente abbia tutti i requisiti, non solo l’Isee ma anche il reddito, il patrimonio, i risparmi, le auto e moto di proprietà. 

Entro fine aprile arriveranno tutte le risposte alle domande presentate tra ieri e il 31 marzo; subito dopo arriveranno le card con i soldi. 

PIÙ COMPLESSO sarà mettere in piedi il sistema che accompagnerà i beneficiari nella ricerca del lavoro. 

Sono in corso le trattative tra governo e Regioni sull’assunzione dei navigator nei centri per l’impiego. 

Dopo l’apertura di lunedì, ieri il ministro Luigi Di Maio è tornato all’idea iniziale di assumerne 6 mila tramite l’Anpal Servizi e 5.600 tramite le Regioni. 

I 20 assessori al Lavoro non condividono e vogliono che si aumenti il numero di quelli da reclutare direttamente nei propri centri per l’impiego.”

MILANO 

Code tranquille ai Caf che hanno gestito circa 1.200 pratiche I l primo aspirante beneficiario si fa vivo al Caf di Porta Vittoria alle 9. Si chiama Mustapha Aarboubi, 56 anni, marocchino. 

Vive in Italia dal 1989 ed è un estimatore di Salvini, anche se “il leghismo nasce con Bossi”. Piccola curiosità di una giornata normale, simile alle altre. 

Anzi, per usare le parole degli impiegati delle Poste di viale Gorizia, “identica alle altre”. 

Nessuna ressa, nessuna coda. In piazza Cordusio, nel cuore di Milano, le domande si contano sulle dita di una mano, mentre negli uffici postale decentrati, come quelli di via Giambellino, sono un po’ di più. 

Diversa la situazione ai Caf, dove le code ci sono. Ordinate e non molto lunghe, ma a presentarsi sono in prevalenza quelli che hanno già un appuntamento: “Ne abbiamo fissati circa 400 –spiega Massimo Scibona della Camera del Lavoro – proprio per evitare le resse, lasciando comunque slot liberi per le emergenze”. 

Soddisfatti gli utenti. Marcello – 48 anni, disoccupato, 2 figli a carico –ci mette 20 minuti per fare tutto: “Già conoscevo le condizioni. Una buona cosa, questa del reddito di cittadinanza. Si esce a cercare lavoro senza l’angoscia di arrivare a fine mese”. 

I 200 operatori dei Caf di Milano e provincia hanno espletato, nella giornata di ieri, più di 1.250 pratiche, tra appuntamenti e richieste di informazioni. 

Il numero è destinato a salire: si prevedono 3.500 persone fino al 13 marzo e altre 8-10.000 in aprile. Dai Caf arriva anche l’identikit dei richiedenti: tra i 45 e i 50 anni, risiedono in città e il 40% è straniero. 

Unici inconvenienti in provincia, a Magenta e Parabiago: qui i cittadini si fidano poco di Internet. Così si sono recati di persona per chiedere informazioni, intasando gli sportelli. 

ERSILIO MATTIONI

RO M A 

Migliaia di appuntamenti e turni in ordine alfabetico “Sono disoccupato da cinque anni, ho due figlie piccole con problemi di disabilità e vivo in affitto. Spero che il reddito di cittadinanza mi faccia rientrare nel mondo del lavoro”. 

Mario, nome di fantasia, ha 48 anni e abita nella periferia di Roma. Per 12 anni è stato agente di commercio, poi la crisi lo ha costretto a chiudere la partita Iva. 

Ieri è stato uno dei primi a presentare la domanda per il reddito nel Centro di assistenza fiscale della Cisl di Roma Cinecittà, dove gli utenti passati per inviare la richiesta sono stati meno di dieci. 

Qui non c’è stata alcuna fila – spiega la responsabile del Caf –. Sono venuti tutti per appuntamento”. 

Anche gli altri centri parlano di una giornata che è filata liscia, senza situazioni di sovraffollamento. “Già da gennaio – spiega Alessandro Biagiotti, responsabile Caf Cgil del Lazio – sono aumentate del 40% le richieste Isee. Ma poi abbiamo creato un calendario ordinato di incontri, e li gestiremo tutti nelle prossime settimane senza fretta”. 

L’affluenza maggiore si registra in viale Irpinia, traversa della Prenestina: ma si tratta giusto di una coda formata da una decina di persone. 

In tutto il Lazio, la Cgil conta complessivamente 1.500 appuntamenti presi tra diretti e con numero verde. 

I centri più piccoli ne hanno avuti quattro o cinque, quelli più grandi sono arrivati a 20. Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (Acli) parlano di circa 500 appuntamenti tra Roma e Provincia. 

Si contano su una mano quelli presenti ieri nella sala d’attesa della sede vicino via Ostiense. 

Abbiamo pensionati vedovi, over 50 disoccupati da tempo o madri separate che prendono molto poco come assegno di mantenimento”, raccontano gli operatori. 

ROB. ROT.

POMIGLIANO D’ARCO – NAPOLI 

Nella città di Di Maio, niente ressa e qualche contrattempo L o chiameremo con un nome di fantasia, Pasquale. 

È più vicino ai 60 anni che ai 50, è disoccupato da dieci anni e ieri era tra le venticinque persone che di mattina presto si sono presentate al Caf Uil di via Verdi a Pomigliano d’Arco per fare domanda di reddito di cittadinanza. 

Se n’è andato maledicendo la legge e l’il – lustre ministro concittadino Luigi Di Maio, senza farne il nome: il suo deposito alle Poste, i risparmi di una vita, sfora le griglie per accedere al beneficio. 

Ma io con quei soldi ci ho vissuto e ci vivo, e ci devo mantenere i figli all’università”, si è sfogato. 

Gli altri sono rimasti pochi minuti: il software per l’inoltro delle domande non era ancora attivo. 

Il programma ci è stato inviato poco fa, alle 10 –dice l’operatrice Mena Abete, che con calma e competenza ha gestito i modesti afflussi – avevamo avvertito la nostra utenza che oggi non era il caso di accalcarsi, che avremmo iniziato da giovedì 7”. 

Nel frattempo sono arrivati altri quattro richiedenti. “Abbiamo inoltrato le loro istanze in pochi minuti”. 

Sono più preoccupati di ricevere il sussidio o di trovare un lavoro? 

Il lavoro. La prima domanda che ci fanno è: quando ci chiameranno? L’ha fatta anche una signora di 65 anni, che non sarebbe obbligata ad accettare”. 

La speranza che non muore. 

Al Caf Cgil Pomigliano d’Arco in corso Vittorio Emanuele, nel ventre di un palazzone popolare, gli invii telematici non sono iniziati e i corridoi sono vuoti. 

Abbiamo protocollato i dati cartacei di una decina di domande”, spiegano. 

A Napoli l’ufficio postale centrale di piazza Matteotti era praticamente deserto. Un signore ci ha scherzato su: “Si vede che ha ragione Di Maio, la povertà è stata abrogata”. 

VINCENZO IURILLO

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