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Luciano Odorisio, Politica

PD, gli ex-rottamatori duri e puri: “Zinga ci vuole cacciare!”.

Stralcio di un articolo di W. Marra per Il FQ, 18-6-19

(…) …ennesimo psicodramma del Pd si combatte più a colpi di social che di rotture definitive. 

I renziani dell’area Giachetti e di quella di Lotti – più o meno costretti dagli eventi a ricomporsi – rimproverano a Zingaretti di aver fatto una segreteria senza le minoranze.

Lui oggi ribadirà che l’offerta di entrare era stata fatta. Il che è anche vero: a un certo punto si era parlato persino dello stesso Lotti in segreteria. 

Poi, l’inchiesta di Perugia su Luca Palamara ha travolto ogni tipo di trattativa. 

Eppure Zingaretti non dovrebbe affondare neanche oggi: per i suoi personali rapporti con Palamara e per la difficoltà di gestire i gruppi parlamentari, per adesso ancora renziani. 

NELL’AREA Giachetti sono convinti che i nuovi vertici dem sperano nella scissione. “Non gli daremo questa soddisfazione. Se ce ne vogliamo andare, lo decidiamo noi”, dice uno dei big della corrente. 

Il punto, però, non è volere, ma potere: “Per uscire bisogna andare da qualche parte. E noi dove andiamo?”, dicono dentro Br. Il punto è che il Pd ormai va da un’altra parte e loro appaiono residui di un’esperienza conclusa, destinata a essere fatta con le prossime liste. Per adesso, si lavora sulla rappresaglia. 

Un gruppo di lottiani duri e puri, noti e meno noti, domenica sera, a una cena di matrimonio, si è scattato un selfie, condiviso su Facebook con l’hashtag: “#Nicolastaisereno”. 

In primo piano, Dario Ballini D’Amato. E poi, Alessia Rotta, Carmelo Miceli, Davide Faraone. 

Qualcuno si è spinto in questi giorni pure a ipotizzare la richiesta di un altro congresso. 

Ma sembrano più le mosse della disperazione che una vera strategia. 

Perché Zingaretti sta lavorando a erodere: di fatto, dando a Maurizio Martina il compito di riscrivere lo Statuto, ha già conquistato alla maggioranza la componente che fa capo a lui e a Delrio. 

Una delle tre teste di Br, Lorenzo Guerini, è dialogante. E soprattutto, c’è la strategia congiunta Paolo Gentiloni – Carlo Calenda

L’ex premier ha un’agenda fittissima in giro per l’Italia: lavora a fare il federatore delle varie liste di centrosinistra che dovrebbero nascere alle prossime elezioni. E ad ispirare quella di centro capeggiata da Calenda

Obiettivo, chiudere lo spazio a ogni manovra renziana con un soggetto di centro dove gli uomini dell’ex segretario non sono benvenuti. Ma le armi di tutti sono piuttosto spuntate. 

Restano le parole: “Zingaretti ora indichi una meta verso la quale la comunità politica democratica possa cominciare a muoversi”, è l’editoriale di Democratica, organo online del Pd, diretto da Andrea Romano, voluto lì da Renzi. 

Br dopo la direzione farà una sua riunione. Ha 10 giorni per elaborare una strategia: il 5, 6 e 7 luglio si vede a Montecatini. Il 12 a Milano Renzi riunisce i Comitati.”

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