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Luciano Odorisio

Padellaro:”Quelli di sinistra che rivogliono Berlusconi”

Antonio Padellaro

Per chi non l’avesse letto, un graffiante Padellaro, l’unico a non aver portato il cervello all’ammasso:

“Nella sua colpevole superficialità, l’autore di questo diario si prepara al Natale ma non si accorge dell’Apocalisse prossima ventura. Segni molteplici dei giorni di tribolazione che ci attendono erano già stati colti da un testo profetico presentato, anzi concelebrato giorni fa a Roma: Kerygma – Il Vangelo degli ultimi giorni.

Vaticinato da quel Cristiano Cerasani, stretto collaboratore, ieri di Maria Elena Boschi (Pd), e oggi del ministro della sacra famiglia leghista, Lorenzo Fontana.

Chiaro il riferimento biblico al lupo e all’agnello che giaceranno insieme (ma l’agnello non dormirà molto: Woody Allen). DEL RESTO,accadimenti terrifici funestano il novembre del nostro scontento: Parigi a ferro e fuoco, alluvioni, sommovimenti tellurici, e soprattutto la catastrofe del Pd. “Sezioni che chiudono, militanti in fuga, elettori dispersi”, annuncia l’Espresso con una copertina triste come il Var di Roma-Inter.

Un viaggio tra “le macerie democratiche” che degnamente si accompagna al “ritratto di un Paese sull’orlo del caos”.

Che non è l’Italia ma il Regno Unito della Brexit, “depresso, sfiduciato, rabbioso”.

Così, rigenerati dal pessimismo della mestizia ci tornano in mente le recenti affermazioni dello scrittore Sandro Veronesi, ingiustamente sottovalutate da coloro che cullandosi nell’accidia si affannano a non cogliere il senso dell’eterna battaglia tra il Bene e il Male.

Giovanni Veronesi

Queste: “Berlusconi? Meglio lui di Salvini e Di Maio. Firmerei col sangue per riaverlo premier”.

Al di là dell’immaginario politico esoterico (il sangue come sigillo, il patto col diavolo), coerente con i tempi gravidi di oscuri presagi, non possiamo non interrogarci sulla tempesta interiore che sconvolge le certezze di uno scrittore di successo.

Al punto da indurlo a rimpiangere il Belzebù di Arcore, che pure aveva ardimentosamente combattuto “scappando dalla Mondadori il giorno dopo che era diventato presidente del Consiglio”.

Quali forze primordiali della natura si stanno scatenando se le migliori intelligenze della sinistra smaniano per il ritorno di colui, Silvio, che avevano trattato come criminale, puttaniere, vituperio delle genti, feccia umana?

Pur di cancellare (con il proprio sangue) “questi qua”?

Pur di salutare con la ola la restaurazione al governo di “Tremonti e di Brunetta” (Veronesi testuale)?

Certo, la ruspa di Salvini e lo sguardo concentrato di Toninelli possono gettare chiunque nello sconforto più profondo.

Così come una nazione che nella sua storia ha subito il terrorismo, la P2, Tangentopoli e la nipote di Mubarak, difficilmente può sopportare (c’è un limite a tutto) la piscinetta abusiva di casa Di Maio e i balbettii della sottosegretaria Castelli.

Forse, questo clima tenebroso da si salvi chi può, da fine del mondo, da Settimo Sigillo, da “peggio di questi non c’è n u l la ”, lo avrebbe potuto spiegare compiutamente il grande Ennio Fantastichini, alias Ruggero Mazzalupi, il facoltoso bottegaio romano di Ferie d’Agosto di Paolo Virzì.

Quando in risposta alla famiglia progressista, democratica e antifascista di Silvio Orlando, argomenta:

“Voi intellettuali ve state a’ at – teggià, a’criticà, a’analizzà. La verità è che nun ce state a capì più un cazzo. Ma da mo’”.

Antonio Padellaro per il FQ

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