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I Ricordi di Caterina, Luciano Odorisio

Noi non invecchieremo mai


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Mi ha colpito la provocazione di Beppe Grillo: togliamo il diritto di voto ai vecchi, perché a loro non interessa il futuro. Facciamo votare i sedicenni, perché sono il futuro. Se fosse tutto così semplice! Provocazione per provocazione: ne lancio una io. Eliminiamo i vecchi. Tutti, a partire da quale età? Avrei pensato a 70: diamo loro la possibilità di godere di un po’ di pensione e poi accompagniamoli serenamente all’ultima fermata! Basta poco: ridurre il welfare, niente badanti, niente spesa a casa, e niente privilegi… Oppure potremmo adottare l’antica usanza esquimese, o degli inuit, di abbandonare i vecchi su una lastra di ghiaccio e via nel gelo. Ma forse con il riscaldamento globale questa pratica non sarebbe possibile.
Si potrebbe scendere anche a 65, così non prenderanno nemmeno un rateo di pensione e la liquidazione sarà appannaggio dei felicissimi eredi.
Quanto spazio si creerà! I contributi dei giovani che servono a pagare le pensioni in essere saranno restituiti. Altro che paghetta dei nonni!
E poi vuoi mettere la libertà dall’obbligo di assistere questi vecchi fastidiosi. Tutti giovani col futuro davanti. Ah, no! Anche per loro ci sarà la scadenza.
Tornando ad un discorso più serio, vorrei ricordare quando ho votato per la prima volta alle elezioni politiche: era il 1972; per pochi mesi non avevo votato nel 1968, alle elezioni di maggio, perché avrei compiuto 21 anni a ottobre. Il voto ai diciottenni fu concesso invece alle politiche del 1976.
Non mi dispiacque di non aver votato nel 1968: erano tempi di sconvolgimenti ed io, che studiavo con impegno e rigore, pur avvertendo profondamente l’importanza del voto, come un diritto e un dovere, e il senso di responsabilità come cittadina, non avevo ancora le idee chiare. Le avrei maturate col tempo. La mia prima volta da elettrice fu in realtà alle amministrative del 1970: provai una grandissima emozione! Votavo addirittura per me, perché ero candidata come consigliere comunale. Eppure anche adesso che sono trascorsi tanti anni, quasi un mezzo secolo, e tante elezioni, sento di compiere un gesto quasi sacro che mi rende uguale ai miei concittadini, secondo la nostra Costituzione. Vorrei poi ricordare che, quando si inizia a parlare di togliere diritti ad alcuni, la conseguenza è che, pian piano, si toglieranno a tutti. Un’altra considerazione di non poco rilievo: gli anziani pagano le tasse. Ricordo che il principio fondamentale di ogni democrazia è il seguente: No taxation without representation, nessuna tassa può essere richiesta senza che sia votata dai propri rappresentanti. In conseguenza, se pago le tasse ho il diritto di scegliere i miei rappresentanti. Che bel paradosso in Italia, se togliessero il voto a chi paga le tasse e lasciassero impuniti gli evasori fiscali!
Perciò, Beppe Grillo, lasciaci votare in pace e, se non ti piace il nostro voto, te ne farai una ragione, tanto noi non invecchieremo mai! Chiudo con le parole di Rita-Levi Montalcini:
“Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente”

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Sono un po' strega perché ebbi la sorte di nascere a Benevento, ma sono e sarò sempre una ragazza degli anni Sessanta. Per tutto quello che ciò significa.

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