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Luciano Odorisio, Politica

Luisella Costamagna:”Caro Massimo Cacciari, chi siamo noi per…”

Caro Massimo Cacciari, chi siamo noi per giudicare il sommo filosofo “donato” alla politica? 

Non semplice “amante del sapere”, bensì indiscusso sapiente, che può rivendicare perentorio “Io so!” all’intimorito ministro Bonafede, facendo di lui Piazzapulita con il suo classico imperativo categorico dell’indignazione furente: “Ma cosa dice? Ma cosa parla? Ma cosa? Ma come?”. 

Infatti non la giudichiamo, anzi la ringraziamo per l’ennesima lezione di “umanità”e“decenza”che ci ha regalato via etere, redarguendo il governo con motivazioni puntuali e calzanti: 

La vostra politica fa schifo!”. 

SI PARLAVA di migranti e dello sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto e –prima di ammettere “so benissimo che era una struttura completamente fuorilegge ed era giusto sgomberarla, ma non in quel modo” – ci ha conquistati col suo grido scandalizzato: 

Qual è la politica di integrazione che intende fare il governo?? Avete studiato una strategia?”e, ingiuntivo, “Mi dica qual è il vostro modello di integrazione!!” (interpunzione mia per dar l’idea della forza inequivocabile delle sue parole). 

Spalle al muro. 

Scacco matto a questa politica improvvisata, che dovrebbe seguire un suo corso intensivo e non solo sporadiche lezioni tv, nutrendosi delle sacre scritture delle sue ordinanze da sindaco di Venezia, tipo la norma anti-vu cumpra’ che vietava di portare mercanzia in borsoni nel centro storico (poi bocciata dal Tar), o quella anti-accattoni, che proibiva di chiedere l’elemosina pena una multa di 500 euro e la confisca degli oboli (anch’essa cancellata). 

Questi sì modelli d’integrazione e umanità! Tant’è che ci fu il plauso dell’allora ministro leghista Maroni (i beceri/incompetenti/fascisti grillini erano di là da venire). 

Chi purtroppo non colse tali accoglienti politiche per gli ultimi furono i vescovi, che sull’Avvenire le bollarono come “L’ultima velleità degli utopici da passeggio. La presunzione di vincere la povertà togliendo i poveri d’attorno”, con tanto di battuta: “Pare che l’extra – comunitario pizzicato a mendicare vicino al ponte dell’Accademia sia stato visto al Lido mentre chiedeva l’elemosina per pagare la multa a Cacciari…”. 

Ci voleva il suo “Ma cosa dice? Ma cosa? Ma come?”. 

Caro Massimo Cacciari, spiace ridurLa alla Massima Caciara delle beghe mondane, ma come non notare che quello con Bonafede è solo l’ultimo di una lunga serie di suoi “Tele -scazzi” (perdoni l’aulicismo)? 

Se la si cerca su Google, “Cacciari furioso” (che magari si alza e se ne va) è ormai voce suggerita come “Belen farfallina”. 

Roba da far invidia a Sgarbi e Feltri. 

Oggi la sua sapiente indignazione è puntata contro il governo “vergogna ” (coi gialloverdi è quasi un anagramma, no?), anche se ci ha abituato soprattutto al fuoco amico, al “Pd nato morto” e alle esecuzioni dei dirigenti dem. 

Con evoluzioni funamboliche come quella su Renzi: “L’unico che può avere un grosso appeal elettorale, ma il suo problema è il Pd” nel 2013, oggi è lui “il problema del Pd, si faccia da parte”, “capetto, ducetto, le ha sbagliate tutte”. 

Ma lei è così: sempre perentorio e sdegnato contro chi non capisce le sue verità rivelate, siano esse profezie fassiniane (tipo Comunali di Milano: “L’unica cosa certa è che Pisapia non può vincere”) o perle logiche come l’ineguagliato: “La riforma costituzionale è una puttanata, mi fa schifo, ma voterò Sì”. Ma cosa dice? Ma cosa? Ma come? Un cordiale saluto.”

Luisella Costamagna

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