Luciano Odorisio

Le ultime parole di Gesù…


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Su quel rilievo roccioso, su in cima, il Golgota, alle prime luci del crepuscolo le rocce somigliano a teschi.

Buchi neri come orbite.

Frammento di Golgota. Arte rinascimentale del XVI secolo

Raggelante.

Forse sono proprio dei teschi ammonticchiati, chi può dirlo? Sam Raimi forse?

Dal Golgota si vede Gerusalemme…bel panorama per chi non è inchiodato ad una croce.

La Crocefissione – Andrea Mantegna – Musée du Louvre di Parigi

Gli uomini in croce hanno gli occhi tumefatti, sangue lacrime e dolore, non guardano, non possono guardare, sofferenza.

Fulmini pioggia vento sibilante fra le tuniche rosso porpora e elmi dorati.

Tre croci.

In mezzo il Redentore, corona di spine alla tre quarti, una maschera di sangue.

Ai lati due tristi figuri che non mettono conto, due mariuoli dai nomi impronunciabili agli stessi genitori che gliel’avevano affibbiati seguendo una lunga tradizione di famiglia.

Zoatha, quello cattivo cattivo che rubava ricotta e caciocavallo alle vecchine del borgo.

Chammata, quello buono buono ma ladrone anche lui, sempre con i vecchini però, e sempre formaggeria.

Maria Dolorosa si dispera accorata ai piedi della croce, un mucchietto di ossa e dolore, non ha più lacrime per quanto ha pianto, accanto a lei sua sorella Maria di Clèofa e Maria di Magdala, insomma tutte Marie, manco una Rossana, che so, una Silvana, Gabriella, niente.

Due centurioni rozzi e avvinazzati si giocano a dadi la tunica del Cristo, tracannando del buon vino di Caana, sì, proprio quello che il Cristo aveva trasformato dall’acqua per uno “sponsalizio” de ‘n’amica de ‘a madre.

Così nacque il “vin santo”, tanto rinomato ancora oggi nel nostro sud.

Paolo Veronese

Gesù non era restio a far miracoli, in fondo gli piaceva essere al centro dell’attenzione.

Bastava solo saper insistere, pregarlo un pò, poi quando si decideva non badava a spese, faceva le cose in grande.

Come anche per la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

In fondo erano una quindicina fra apostoli parenti e simpatizzanti, insomma sempre i soliti…ma fecero fritture e fritture per giorni e giorni fino a venirne a nausea, se li riportarono a casa per donarli agli amici, ai parenti.

Ci camparono famiglie intere.

Qualcuno aprì anche un banchetto di pesce azzurro al porto con la scritta “Licette della Galilea, produzione Nazareno”.

E la resurrezione di Lazzaro?

Se non lo fermavano s’era già incamminato verso il cimitero dove riposavano le spoglie del padre di Lazzaro, di uno zio carnale e di una cugina di secondo grado.

Eccoli i due centurioni che sbevazzano passandosi le borracce di quel buon vino di prima spremitura fra tutta la soldataglia bastarda e cattiva ai piedi delle croci.

Tuoni, saette, pioggia battente, vento urlante, e scorregge di soldati irriverenti.

Lorenzo Lotto

Da un pagano cosa vuoi aspettarti.

Un soldato più soldato degli altri, quindi scemo che più scemo non si può, ‘mbriaco come un polipo bastonato e ributtato in mare che annaspa senza più orientamento, afferra una lancia e sganasciandosi senza motivo, con quei 4 denti 4 per giunta cariati di nero, prende la mira e lancia il dardo al costato del Cristo che al colpo chiude gli occhi per il dolore, un urlo… tuoni fulmini… la natura urla con Gesù…

Urla ancora il Nazareno, disperato, poi alza gli occhi al cielo e scuote la testa addolorato:

«Padre mio, che cazz’ d’ pasqua ‘st’ann’!!!»

 

dai Vangeli Apocrifi di Luciano Odorisio

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