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Luciano Odorisio, Politica

Le carte di Giuseppe Conte: il discorso e poi il commissario Ue

di Salvatore Cannavò per Il FQ, 13-8-19

Un centimetro alla volta, come nel già citato film Ogni maledetta domenica, la crisi di governo dispiega i suoi effetti e disegna scenari futuri. In questa matassa, il presidente del Consiglio si è dato la consegna del silenzio. 

Ieri è andato a visitare, in forma riservata, una casa per anziani, oggi sarà a Foggia per firmare il Contratto di sviluppo per la Capitanata, da 280 milioni, mentre domani sarà a Genova, un anno dopo il crollo del Ponte Morandi. 

Evento delicato anche per capire come, un anno dopo gli applausi in chiesa, saranno accolti i leader di governo. 

PER IL RESTO il premier lavora al suo discorso che presumibilmente si terrà il 20 agosto in Senato. Nei conciliaboli, complicati e concitati, che si stanno tenendo in queste ore, il suo nome entra e esce in continuazione. 

Tra i dirigenti del Pd più propensi a un possibile governo con il M5S – non à la Renzi, ma più solido e duraturo – si esclude categoricamente che possa essere presieduto dallo stesso Conte, “troppo collegato al ‘governo del cambiamento’ gialloverde”. 

Ma allo stesso tempo del premier si è colto il nuovo profilo europeista, il sostegno a Ursula Von der Leyen ha modificato la percezione del professore negli ambienti di Palazzo. 

Conte per il momento non si espone, ma nel suo arco ha due frecce che cercherà di giocare al meglio. La prima è il discorso parlamentare che si annuncia come di rottura, probabilmente “traumatica”, come ha osservato nei giorni scorsi il numero 2 della Lega, Giancarlo Giorgetti. 

Un discorso che regolerà un po’ di conti con Salvini e che servirà a Conte per esprimere, oggi, il suo profilo politico. La seconda freccia è la nomina del commissario europeo italiano che dovrebbe essere fatta entro il 26 agosto. Visto che non è chiaro come si snoderà la prossima settimana, non va escluso che si faccia già in questa settimana. 

Che nome avanzerà Conte? 

Dal Pd si avanza la richiesta di un nome potabile anche dal centrosinistra: ad esempio quel Raffaele Cantone avanzato da Renzi come premier di un governo Pd-M5S, a qualcuno non dispiacerebbe a Bruxelles. 

Ma Conte non fa nomi e non parla, e del dossier discuterà sicuramente con Mattarella. 

La sua scelta, però, aiuterà a capire come il premier si posizionerà nell’immediato e che direzione intende dare agli ultimi giorni della sua presidenza. Il suo destino si intreccia, allo stesso tempo, con la prassi istituzionale e i regolamenti parlamentari. 

Il Senato, infatti, oggi deciderà di mettere in calendario “le comunicazioni del Presidente del Consiglio” e non la votazione delle mozioni di sfiducia o fiducia. 

Quanto si discuterà a palazzo Madama nel pomeriggio è decidere di dare vita a una sessione d’aula in cui, a norma d e l l’articolo 105 del Regolamento, “sulle comunicazioni del Governo si apre un dibattito a sé stante” in occasione del quale “ciascun Senatore può presentare una proposta di risoluzione, che è votata al termine della discussione”. 

SOLO CHE IL PREMIER può al termine della discussione, comunicare la sua intenzione di riferire al Presidente della Repubblica quanto emerso dal dibattito. 

“A quel punto” osserva la capogruppo di Forza Italia, Annamaria Bernini, “il presidente sale al Colle senza aver ricevuto la sfiducia e questo può aprire la strada a un Conte-bis”. 

I precedenti nella storia repubblicana non mancano – solo Prodi si è fatto sfiduciare fino in fondo con la votazione sulla mozione di sfiducia – anche perché non c’è nulla come il rapporto tra il Quirinale e il Parlamento, in tempi di crisi di governo, a essere regolato dalla prassi e non da norme scritte. 

A quel punto Conte potrebbe essere anche reincaricato dal Capo dello Stato, anche solo per un giro che ne constati l’impossibilità di formare un governo e quindi permettendogli di guidare il Paese alle urne. Oppure per altro. 

Va considerato anche che il 24 agosto ci sarà in Francia il vertice del G7 e mandare un premier dimezzato dalla sfiducia può essere un’opzione poco apprezzata dal Quirinale.

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