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Luciano Odorisio, Politica

L’“avvoltoio” Matteo gioca per intestarsi la maggioranza

di » STEFANO FELTRI E WANDA MARRA per Il FQ, 13-8-19

Finirà tutto come nella primavera 2018, con Matteo Renzi che trattava per governare con i Cinque Stelle e poi, quando capisce che l’esito è negativo, è lui stesso a far saltare tutto in diretta tv? 

L’esito è ancora aperto. Perché la partita per il dopo-Conte passa per quella interna al Partito democratico: si deve stabilire chi comanda, il segretario Zingaretti o Renzi, che ha scelto gran parte degli attuali parlamentari. 

Ieri l’ex premier è andato in visita a Sant’Anna di Stazzema e alla foiba di Basovizza, a Trieste, portamento e toni istituzionali, da affidabile pilastro di un nuovo assetto. 

Ma intanto su Twitter polemizza con Grillo che proprio il giorno prima aveva ventilato a un’alternativa al voto: “Grillo mi chiama avvoltoio. Un onore essere insultato da lui. Ma si fa politica per il bene comune, non per ripicca personale. Il governo Istituzionale è la risposta a chi vuole pieni poteri per orbanizzare l’Italia”. 

Il voto di oggi sul calendario del Senato, secondo Renzi, “renderà plastico che #CapitanFracassa è minoranza. Il Parlamento non è il Papeete, da domani #SalviniScappa”. 

OGGI ALLE 16 E 30 RENZI farà una conferenza stampa al Senato per illustrare il valore del governo Istituzionale, e intestarsene così la potestà. Fonti renziane assicurano che il dialogo con il M5S prosegue, l’ex premier e Luigi Di Maio non si parlano direttamente ma si scambiano segnali. 

Il capo politico del M5S ha ribadito che “non c’è nessun tavolo con Renzi”, ma il rinnovato appello per votare la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari è rivolto soprattutto al Pd (dopo quel voto ci vorrebbero mesi prima di andare a votare). 

E veniamo a Zingaretti. 

Su Huffington Post il suo intervento è intitolato “Con franchezza dico no”. Ma il “No” è a un governo che faccia una legge di Bilancio impopolare e poi consegni i partiti che l’hanno votata – Pd e Cinque Stelle – perché “questo darebbe a Salvini uno spazio immenso di iniziativa politica tra i cittadini”. 

Corollario inevitabile: se invece la nuova maggioranza avesse un orizzonte più lungo, magari di legislatura, il “rischio plebiscitario” del trionfo leghista sarebbe almeno rimandato. 

La prosa zingarettiana lascia infatti molti spiragli a una trattativa con il M5S. 

Pure troppi, per i renziani, che interpretano così le mosse del segretario: “Vuole prendersi la titolarità del dialogo”. I richiami di Zingaretti all’un ità del partito, a compattarsi contro i nemici esterni, vengono letti nel partito come un chiaro avvertimento a Renzi: se alla fine si decide di fare un governo con i Cinque Stelle, sarà Zingaretti a farlo, non Renzi. 

L’ex premier forse si aspettava una maggiore rigidità da parte di Zingaretti, così da giustificare una specie di scalata al potere effettivo nel Pd: se il segretario attuale vuole lasciare l’Italia a Salvini, l’ex segretario gli sfila i parlamentari e salva il Paese con un “governo istituzionale”. 

Le ambiguità di Zingaretti iniziano a irritare Renzi che, con la rapidità e la spregiudicatezza che gli sono proprie, potrebbe anche decidere di far precipitare la situazione. 

E creare gruppi separati da quelli del Pd, alla Camera e soprattutto al Senato, da offrire come base per un governo anti-Salvini ed embrione di un futuro partito. In caso di elezioni – è il ragionamento dei renziani – sarebbe Zingaretti a dover spiegare agli elettori perché ha preferito assecondare il trionfo di Salvini. 

C’è un punto che Renzi ancora non ha affrontato: Sergio Mattarella. Il Quirinale per ora aspetta le mosse dei partiti prima di entrare nella gestione della crisi. 

Il capo dello Stato si è limitato a far capire che vuole un governo con pieni poteri che gestisca la legge di Bilancio o comunque un esecutivo che risolva almeno la questione dell’aumento dell’Iva che scatta a gennaio 2020 e che vale 23,7 miliardi. 

Lo schema Renzi-M5S risolverebbe molti di questi problemi. 

Ma Mattarella non ha dimenticato le millanterie di Luca Lotti, rivelate dall’inchiesta sulle nomine dei magistrati (“Mi basta un sms per essere ricevuto al Colle”). 

Questo potrebbe giocare contro il ruolo da protagonista che Renzi sta rivendicando. 

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