Politica

L’assenza dei partiti e la retorica dei territori di Pina Fasciani


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L’assenza dei Partiti e la retorica dei territori.

 

di Pina Fasciani

 

Pina Fasciani

Dalle brutte leggi elettorali, laddove i cittadini non possono scegliere i propri rappresentanti, dall’assenza dei Partiti che tradizionalmente selezionavano i gruppi dirigenti e quindi i candidati, nascono fenomeni curiosi .

Leggo le cronache sulle candidature, storie incredibili , alcune incomprensibili, altre ridicole, altre allucinanti.


Un turbinio scenografico in cui ciò che viene essenzialmente fuori, tra la scena visibile e quella meno visibile dei retroscena, sono le contrattazioni individuali con il capo di turno.

Tali contrattazioni non sono ,a guardare bene, informate da criteri politici, ma essenzialmente da due criteri impolitici: chi aspira a candidarsi o ricandidarsi ritiene di essere meglio di altri, e chi decide cerca solo fedeltà al proprio potere, scegliendo tra chi lo garantisce meglio.

Tutto ciò avviene senza esclusioni di colpi. Ognuno gioca la sua partita indipendentemente dal resto.

In questo contesto nascono nuovi fenomeni e nuove retoriche . Fenomeni di cui uno è al servizio del capo e uno al servizio dell’aspirante candidato

Per il capo nascono i “selezionatori” ovvero quelle figure che alla fine della fiera decidono d’imperio chi si candida e chi no, previo vaglio finale del capo..

Da quello che leggo per Forza Italia sarebbe l’ineffabile Ghedini, per il M5S il fantomatico “Staff” , declinazione della Casaleggio e Associati e Grillo, per la Lega Salvini in persona, per il PD Renzi e Boschi chiusi dentro una stanza bunker con divieto di accesso .

Per l’aspirante candidato, sempre in questo contesto, nasce la retorica del territorio, della sua necessaria rappresentanza fino a farne una sorta di ideologia , con ricatti veri e propri sulla perdita di voti qualora la scelta ricadesse su altro candidato. Insomma un diluvio .

In tutto questo si nascondono i disegni di ciascuno circa la propria sopravvivenza e/o futuro.

Sono consapevole che la costruzione delle liste non è mai stato un pranzo di gala, ma almeno prima con i Partiti e leggi elettorali decenti si arginavano i difetti umani con la difficile opera di trovare un giusto equilibrio tra rappresentanza territoriale e nazionale, competenza e qualità, esperienza dei candidati, assumendo poi le decisioni finali sulle liste con un voto negli organismi dirigenti di tutti i livelli.

Anche allora il puzzle era di difficile composizione e vi erano i catapultati ma almeno una selezione politica vi era.

Liberi e Uguali, non è ancora un Partito, è ancora un rassemblement di diversi partiti, peraltro appena nato, e questo ha influito sulle scelte e ha mostrato dei difetti, ma uno sforzo di equilibrio, nella ristrettezza dei numeri , tra rappresentanza delle anime, dei territori e dei nazionali, delle competenze e esperienze, del rinnovamento è stato raggiunto, come i dati che Grasso ha fornito dimostrano. Da altri , dati di questo genere, non sono pervenuti .

Due cose mi auguro per il futuro che Liberi e Uguali diventi un Partito di sinistra, quello che ancora non c’è e che crei una classe dirigente credibile al servizio del Paese ; che si cambi la legge elettorale ,restituendo il potere di scelta agli elettori.

PS: nella vicenda delle candidature in Abruzzo nonostante le candidature esterne stiamo preparando la campagna elettorale insieme a tante generose persone.

E ringrazio chi, pur escluso come candidato, si e messo a disposizione per continuare a costruire il progetto, senza recriminazione alcuna pubblica e privata che sia.
#iovotoliberieuguali

Pina Fasciani

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