Luciano Odorisio, Politica

La Gruber aggredisce un ministro…scena penosa da fine regime


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Il Ministro Bonafede è stato aggredito ad Otto e Mezzo. 

Una scena penosa da fine regime. Appena il ministro apriva bocca la conduttrice gli starnazzava in faccia mentre gli altri tre complici le davano manforte. 

Come se dell’opinione della Gruber e dei suoi complici freghi qualcosa a qualcuno. Il solito agguato giornalistico per mettere in cattiva luce un politico sgradito. 

L’arroganza della casta giornalista del vecchio regime è davvero sconfinata. 

Non si erano mai visto dei giornalisti permettersi di trattare un Ministro della Repubblica ed espressione del primo partito italiano, in quel modo. 

La vittima è stata poi Bonafede che è una persona notoriamente garbata e pacata. 

Davvero una brutta pagina di televisione e di giornalismo. L’ennesima. Perché nei talk show di La7 è questo l’andazzo. 

I conduttori sono tutti orfani del Pd o dei Comunisti col Rolex e sono tutti schierati contro il governo gialloverde. 

In passato lo mascheravano o perlomeno si contenevano per salvare le apparenze. 

Dopo il 4 marzo sono diventati spudoratamente e volgarmente faziosi. Forse per colpa della rabbia. 

Tutte le loro iettature non si sono verificate e i gialloverdi procedono col vento in poppa nonostante loro. 

Sta di fatto che si è creata una situazione davvero insostenibile ed è venuto il momento che Cairo esca dal letargo ed intervenga. 

Anche perché manda in onda talk-show dalla mattina alla sera. 

Cairo è un editore puro e cioè l’unica cosa che gli interessa è far soldi con la pubblicità. 

Ma i talk-show non sono come dei telefilm, sono dei dibattici pubblici, sono uno spazio di confronto politico e Cairo dovrebbe garantire il rispetto di tutti i cittadini e di tutte le parti politiche, nei suoi talk-show. 

E dovrebbe garantire il rispetto della deontologia professionale da parte dei giornalisti che lavorano per lui. 

Non può far finta di niente dopo aggressioni come quella a Bonafede e le ore ed ore di propaganda a senso unico che trasmette ogni santo giorno dalla sua rete. 

Non è giusto. Non è democratico. 

C’è poi una questione più pratica. 

Per colpa della faziosità dei conduttori, per colpa del loro modo di aggredire gli ospiti sgraditi, alla fine quei talk-show diventano delle incomprensibili cagnare. 

Il telespettatore vorrebbe semplicemente sapere dai protagonisti cosa succede, vorrebbe informarsi, ed invece non può perché il conduttore è impegnato in una sua battaglia politica personale. 

Perché il conduttore è impegnato ad aggredire qualche gialloverde per farlo sfigurare davanti al pubblico. 

Invece di fare informazione, invece di agevolare il confronto tra opinioni, quei talk-show sono diventati delle passerelle per i sempiterni politici e giornalisti falliti del vecchio regime in cerca di qualche ultimo barlume di visibilità per vendere qualche copia dei loro giornali altrettanto falliti o dei loro nauseabondi capolavori letterari. 

Non se ne può più e Cairo non può più far finta di niente. 

Se Cairo vuole fare informazione politica allora deve uscire dal letargo e garantire standard giornalistici degni di un paese democratico e civile.

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