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Luciano Odorisio, Politica

La condizione del M5S: “Non sfiduciate Conte”

di LUCA DE CAROLIS per Il FQ, 12-8-19

Si parte da Conte e con Conte bisogna continuare. Perché è sulla non sfiducia al presidente del Consiglio che si misurerà se la tela tra Pd e Cinque Stelle sarà stata solo la foto di un disperato tentativo estivo, oppure se può diventare davvero realtà lo scacco a Matteo Salvini. 

L’avversario a cui Luigi Di Maio chiederà senza sosta di passare ai fatti, di ritirare tutti i ministri della Lega e quindi di lasciare il Viminale. 

Nella speranza che i sussurri e gli sms con i dem portino a una nuova maggioranza di fatto innanzitutto alla Camera sul taglio dei parlamentari, la bandiera che va resa legge per far slittare il voto di mesi, almeno fino alla primavera. 

ECCOLA LA ROTTA dei Cinque Stelle nella testa del capo politico Di Maio, che stamattina riunirà i parlamentari in un’assemblea congiunta dove cercherà un nuovo mandato a proseguire, sulla via per tenere in piedi un governo: un Conte bis, negli auspici. 

Tanto ha già in cassaforte la copertura politica del fondatore Beppe Grillo, che sabato ha sorpreso tutti con quel post che è un salvacondotto per il vicepremier: “Altro che elezioni, salviamo l’Italia dai barbari, coerenza non vuol dire rigidità”. Righe che hanno fatto emergere una sfilza di 5Stelle pronti alla scommessa, all’accordo con il Pd. 

A partire dalla capogruppo in Regione Lazio Roberta Lombardi, che lo ha detto a Repubblica:“Sposo totalmente la linea di Grillo, siamo stati coerenti ma non siamo fessi”. 

Ma anche altri della vecchia guardia hanno dato il via libera: dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, vicino a Roberto Fico, a Mirella Liuzzi, segretaria d’Aula a Montecitorio, che si è esposta su Facebook (“ora dipende da noi ma soprattutto dal presidente della Repubblica come gestire la crisi”). 

SI ALLINEA anche Emilio Carelli, uno degli esterni eletti nei collegi uninominali: “Dialogare per il bene del Paese è un atto di re spon sab ili tà”. 

Buone notizie per Di Maio, che può contare anche sul cauto benestare di due big spesso critici come Nicola Morra e Paola Taverna. E su quello di una figura centrale in questa partita, il presidente della Camera Fico. Così Di Maio insiste. 

Con Matteo Renzi nessun contatto diretto, giurano dal suo staff, consapevoli che l’accostamento rimane veleno per la base e benzina per la contraerea di Salvini. Per questo il capo politico riparte sempre da lì, dal taglio dei 345 parlamentari, da approvare in quarta e definitiva lettura a Montecitorio. 

“L’unica apertura da fare è al buon senso, tagliamo 345 poltrone. Nessun inciucio, nessun giochetto” ripete su Facebook. Lo stesso che poco più di un anno fa invocò l’impeachment per Sergio Mattarella, ora si aggrappa al Colle: “Ci affidiamo alle decisioni del presidente della Repubblica”. Però la strada resta impervia. 

Una fonte di primo piano racconta: “Dal Pd ci hanno spiegato che sulla loro astensione nel voto di sfiducia a Conte non possono darci ancora garanzie. Devono riunirsi, tenere una direzione ”. 

Perché quello resta il passaggio cruciale per farcela, il cosiddetto lodo Grasso, cioè l’astensione di dem, LeU e vari del Misto nel voto in Senato sul premier. 

La prima, importante prova sarà la conferenza dei capigruppo di domani alla Camera, dove il M5S si aspetta l’aiuto del Pd per un nuovo calendario dei lavori che anticipi da settembre ai prossimi giorni il voto sulla riduzione degli eletti. Nel frattempo i 5Stelle, forti di un terzo dei deputati, faranno convocare d’urgenza l’Aula. 

“Ma per votare il taglio prima della sfiducia a Conte servirebbe un miracolo, cioè un intervento pesante di Fico”, ammette un big. Improbabile. Invece stamattina Di Maio guarderà negli occhi i parlamentari, “umile e pronto all’ascolto”: perché la linea è recuperare il filo col gruppo e cambiarne l’immagine di uomo solo al comando. 

Anche se pesa il silenzio di Alessandro Di Battista, più che scettico sulla trattativa coi dem, ma schierato con Di Maio per uno slittamento del voto di pochi mesi. Freddo anche Davide Casaleggio. 

E c’è chi fa muro, come Gianluigi Paragone: “Niente governi con Renzi o il Pd, abbiamo già dato. Si vada al voto”.

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