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Luciano Odorisio, Politica

Grillo ferma Renzi: Si tratta solo con Zingaretti!

di Marco Palombi per Il FQ, 13-8-19

I 5 Stelle paiono allo sbando, incapaci di tenere una linea e allora tocca, per la seconda volta in pochi giorni, a Beppe Grillo tenerli sul binario. 

Dopo il messaggio “anti-elezioni”, ieri l’ex comico-politico tornato solo comico ha ripreso il ruolo di “Elevato consigliere supremo” del Movimento e messo a verbale il suo niet a Matteo Renzi e al suo recente attivismo: “Volano degli avvoltoi di nuova generazione: gli avvoltoi persuasori. È una nuova specie di sciacallaggio: invece di aspettare la fine cercano di convincerti che è già avvenuta. Non sono elevati, non volano neppure. In realtà strisciano veloci fra gli scranni”. 

IL LINGUAGGIO, per così dire, alato non nasconde l’obiettivo di colpire il fiorentino, che col suo attivismo rischiava di dirottare i confusi grillini: il M5S, per evitare “i nuovi barbari”, tratta solo con il Pd come partito, cioè con Nicola Zingaretti, non con l’ex premier. 

Quest’ultimo, bontà sua, ha capito subito che si parlava di lui: “Grillo mi chiama ‘avvoltoio’. Un onore essere insultato da lui. Ma si fa politica per il bene comune, non per ‘ripicca personale’. Il governo istituzionale è la risposta a chi vuole pieni poteri per orbanizzare l’Italia. Avanti”. 

Avanti, per carità, ma l’operazione “governo purchessia” messa in piedi da Renzi – con tanto di minaccia di scissione e nuovi gruppi aperti ai transfughi di Forza Italia – ne risulta ora assai ridimensionata: non ha sponde per riuscire davvero. 

Ora il suo dubbio è: posso fidarmi di Zingaretti e delle sue aperture alla “discussione” su un futuribile governo? Renzi non conosce la risposta, ma il suo spazio di manovra è poco: tutti sanno che accetterebbe quasi tutto pur di non votare subito trovandosi la truppa “renziana” in Parlamento decimata dalla nuova segretaria. 

Dall’altra parte sta, appunto, Zingaretti. Teoricamente il governatore del Lazio s’è schierato per le elezioni subito e questa resta la sua linea ufficiale: anche tra chi lo sostiene, però, la voglia di governo è altissima. 

Al Nazareno lo chiamano già il “lodo Bettini”, nel senso di Goffredo, già king maker dei sindaci Veltroni e Rutelli: fare un governo coi grillini è quasi impossibile, ma “se, sorprendentemente, si potesse imboccare questa strada, allora l’alleanza dovrebbe durare tutta la legislatura. Salvini lancerebbe strepiti, ma se facessimo bene al governo, avremmo il tempo di assorbirli”. 

Insomma, si procede solo se il governo dura fino a scadenza e, nel 2022, già che si è lì si elegge il prossimo capo dello Stato: fare un accordo male assortito solo per rinviare il voto fino a febbraio sarebbe un suicidio. Sul tutto dovrebbe posarsi la mano saggia e fondamentale di Sergio Mattarella, che però è un capo dello Stato meno attivista di quanto servirebbe ai convenuti di un’intesa come questa. 

E qui si torna a Zingaretti. 

Se le circostanza, e le pressioni del Colle, dovessero spingerlo verso l’intesa col Movimento, ha già pronta una base di trattativa per far digerire l’improvviso cambio di rotta a elettori e militanti. 

In primo luogo al governo non dovrebbe restare nessuno dei protagonisti dell’avventura gialloverde: via Giuseppe Conte, che invece spera di giocarsi ancora le sue carte, e via anche il “capo politico”grillino Luigi Di Maio e i suoi colleghi/amici (diverso il discorso, ad esempio, per un tecnico d’area come il ministro dell’Ambiente Sergio Costa). 

Questa è la pre-condizione, ma prima ancora serve la mossa d’apertura: la nomina del commissario europeo, entro il 26 agosto, dev’essere un segnale verso l’area democratica (c’è chi esagera e fa i nomi di Enrico Letta o Gentiloni, ma ieri girava pure quello di Raffaele Cantone, che a settembre lascia l’Anac ed è di certo più potabile per il M5S). 

NON È FINITA. 

L’eventuale intesa contiene pure una sorta di abiura della stagione salviniana con l’abrogazione delle parti più controverse dei decreti Sicurezza del 2018 e 2019 approvati anche dai grillini. 

A quel punto, il patto di governo di legislatura dovrebbe contenere quattro o cinque punti chiari per durare almeno fino al l’elezione del successore di Sergio Mattarella. 

Più che una base di trattativa, sembra un modo per farsi dire di no: ma se poi i 5 Stelle accettano?

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