Politica

Chi era il sindaco di Genova che definì “idiozie” alcuni punti del progetto GRONDA?


Deprecated: sanitize_url è deprecata dalla versione 2.8.0! Al suo posto utilizza esc_url_raw(). in /var/www/html/wordpress/wp-includes/functions.php on line 4859

“Dei cinque progetti presentati non me ne piace neanche uno – ha aggiunto – serve un’ipotesi di tracciato che sia sostenibile e dia la possibilità di realizzare quest’opera necessaria per Genova. Sono contenta che anche Autostrade si sia resa conto di questo”

 Il sindaco di Genova Marta Vincenzi boccia le cinque ipotesi di tracciato delle gronda autostradale di ponente: “Aspettiamo ora che la società Autostrade presenti un sesto tracciato”, ha detto il sindaco.

Chiuso il dibattito pubblico il sindaco ha deciso di uscire allo scoperto in modo esplicito sulle cinque ipotesi, considerate tutte da bocciare, ed è arrivata a definire “idiozie” alcuni punti dei progetti, elencandone i difetti:

“Il tracciato basso è una riedizione della bretella Voltri-Rivarolo, quello che passava attraverso la città sembra più una provocazione che un progetto, i due tracciati alti rientrano nella volontà di riorganizzare il nodo senza abbattere ponte Morandi, ma non sono completi”

Dal dibattito pubblico, secondo il sindaco è emersa anche “una grande paura delle opere pubbliche superabile solo con la trasparenza e la democrazia e con l’adozione di nuovi metodi di costruire, che tengano conto della sostenibilità”.

Non l’ha fatto perchè Grillo tuonava contro?

Tutto questo potere aveva Grillo?

E chi era la sindaca Vincenzi?

Marta Vincenzi

 

È stata un’esponente del Partito Comunista Italiano aderendovi nel 1974. Assessore al Comune di Genova (1990), presidente della Provincia di Genova (19932002). È stata un componente della direzione nazionale dei Democratici di Sinistra.

È stata deputata del Parlamento europeo fino al 2007; era stata eletta nel 2004 per la lista di Uniti nell’Ulivo nella circoscrizione nord-ovest, ricevendo 149 000 preferenze ma ha dovuto abbandonare la carica dopo l’elezione a sindaco di Genova[2]. Era iscritta al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo.

Brevissima storia del ponte di Brooklyn e della Gronda:

L’immaginario romantico del “Ponte di Brooklyn”, d’altra parte, svanì nelle logoranti attese in coda sulle striminzite corsie del viadotto, due per senso di marcia e senza quella di emergenza, tra cantieri e strettoie, incidenti e bulloni caduti tra le case di sotto. Pensare a una correzione divenne obbligatorio e la prima soluzione partì da lontano, sul finire degli Anni Ottanta: non risolveva il caso del Morandi, ma offriva sfogo al traffico immaginando una “Bretella” da Voltri alle spalle di Rivarolo. L’opera trovò la rivolta della popolazione (1991): nessuno comprese la bontà (viaria) del tracciato. A prendersi la responsabilità del «no» fu Claudio Burlando, play maker genovese dei primi ’90: stoppò il progetto e il ministro Prandini fu lesto a spostare 900 miliardi di lire su altre opere (1994).

Il 7 luglio del 2001, i vertici di Autostrade convennero in Regione Liguria con il presidente Sandro Biasotti che la rete non avrebbe potuto reggereServiva un raddoppio dal ponente all’allaccio con l’A7 per Milano, che comportasse anche un raddoppio del Morandi: o affiancandogli una struttura gemella (ma più forte e più larga) o abbattendolo in favore di un nuovo mega-viadotto più a monte, capace di ospitare dieci corsie. Era il progetto della “Gronda”, una bretella di nuova concezione, per lo più in galleria, su cui deviare tutto il traffico passante o pesante.

Sia Biasotti che il successore Burlando ingaggiarono Santiago Calatrava per un possibile disegno del nuovo ponte. Il primo suggerì, in caso di declassamento del Morandi a uso urbano, di dotarlo di una corsia in cristallo pedonale; il secondo convinse l’archistar a pensare un raccordo con il nodo di San Benigno, vista sulla Lanterna.

Nessuno poteva sospettare che il concessionario avrebbe approfittato di ogni querelle per rinviare l’opera – Gronda e nuovo Morandi – sine die. L’accordo del 2004 con il sindaco Giuseppe Pericu che autorizzava la costruzione, con tanto di automatismo per l’aumento del pedaggio, cadde facilmente quando il successore Marta Vincenzi chiese un dibattito pubblico per verificare lo scenario di un ulteriore innalzamento del tracciato, in modo da alleggerire la servitù sulla città e al contempo per portare l’autostrada nelle vallate. La battezzò “Gronda vasta”. Autostrade finanziò il dibattito e tutto andò per le lunghe. Nel frattempo si affacciarono nuove inimmaginabili soluzioni, compreso il tunnel sotto il Polcevera, una “Gronda in subalveo”, per superare la città.

Ponte Morandi restava sulla vallata e invecchiava, la classe degli amministratori cambiava e il vento contrario alle opere alimentava la bonaccia. I genovesi, insieme a camionisti, turisti, travet, manager e famiglie di tutt’Italia, passavano ore in coda. Fino a ieri mattina, quando la strada davanti a loro si è squarciata. Il ponte è collassato sul torrente in secca, tra i vecchi binari del treno orfani del Terzo Valico appenninico e gli usurati gasdotti diretti al porto. Tutto insieme, tutto troppo vetusto, troppo immobile.

 

Facebook Comments

Write a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: