I Ricordi di Caterina, Luciano Odorisio, Racconti degli Amici

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole: è primavera


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C’e qualcosa di nuovo oggi nel sole: è primavera.

 

Queste parole richiamano alla mia memoria i versi della poesia “L’aquilone” di Giovanni Pascoli.

Leggete la poesia! qui

Quest’aria di primavera rinnova le sensazioni che risalgono alla mia prima lettura della poesia.

Non mi dedicherò perciò alla critica letteraria sulla poetica pascoliana: ho smesso da anni il mestiere di insegnante.
Descriverò semplicemente l’impatto che ebbe il testo di Pascoli su di me.
In quinta elementare fui costretta a studiarlo a memoria.
Forse la maestra intendeva fare cosa buona e giusta nel proporre le poesie di Pascoli, che, all’epoca, era considerato il fanciullino adatto ai fanciulli.
Così a questa prima poesia se ne aggiunsero anche altre.

All’inizio fui attratta dalla descrizione dei luoghi e dal volo gioioso dell’aquilone.

Mi sembrava di ritornare nella campagna di Montecalvo, dove avevo trascorso l’infanzia, per lanciare il mio aquilone, libera e felice nell’aria di primavera.
Vivevo in città e quel gioco mi era precluso.
I versi successivi furono raggelanti.
Un bambino morto.

Sul petto l’aquilone, il più caro dei suoi cari balocchi.
Che diamine!
Immaginate un aquilone sul corpicino!

Avevo già visto il cadavere della mia bisnonna, perché mia madre riteneva che anche noi bambini avessimo il dovere di affrontare la realtà della morte.
Così all’immagine dolce e serena del compagno morto del poeta si sovrapponeva il ricordo reale della bisnonna, livida e terrificante nel suo abito nero.
Di lei mi avevano colpito soprattutto le scarpe, nere e lucidissime, e mi domandavo a cosa le servissero.
Se era morta, dove doveva andare?
Non bastava il fatto che il bambino fosse morto, perché il poeta aggiungeva che era “era meglio morire da piccoli…che vedere ‘sto schifo da grandi”, insomma questo era il concetto.
E io non ci tenevo affatto a morire.
Come non ci tengo adesso.
Ecco, Pascoli mi ha rovinato ancora una volta il presagio della primavera!
Con quella sua idea della dolce morte.
A giudicare dalla pioggia che ha sostituito il sole di questa mattina, oggi è ancora inverno.
E il gelo si addice all’atmosfera lugubre della poesia.
Ma la primavera non tarderà a venire.

Caterina Abbate

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Sono un po' strega perché ebbi la sorte di nascere a Benevento, ma sono e sarò sempre una ragazza degli anni Sessanta. Per tutto quello che ciò significa.

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