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Luciano Odorisio, Politica

Cacciari: “Assurdo che i dem ignorino le differenze fra Di Maio e Salvini”

Massimo Cacciari per Il FQ, 26-02-19

“Credo che l’elettorato 5Stelle dovrebbe ormai porsi il quesito: l’alleanza con la Lega di Salvini può essere ancora considerata una inevitabile coalizione di governo o si tratta del primo balbettante passo verso intese di carattere strategico?

Credo che l’elettorato 5s – non so quanto rappresentato dalla minoranza che, certo in buona fede, pensa sia espressione di democrazia diretta (diretta da chi?) partecipare ai ludi delle piattaforme Rousseau – dovrebbe ormai porsi il quesito: l’alleanza con la Lega di Salvini può essere ancora considerata una inevitabile coalizione di governo (resa tale anche dai pop corn di renziana memoria), o si tratta del primo balbettante passo verso intese di carattere strategico?

Penso infatti che molte delle correnti di opinione pubblica che si sonori rivolte ai 5s non l’abbiano fatto solo per protestare contro i precedenti governi e i loro leader, in base alle viete retoriche nuovistiche e rottamatorie, ma perché davvero interessate, in modo diverso, ad aspetti importanti della propaganda pentastellata. 

La subalternità culturale del centrosinistra alle mode tardoliberiste in materia di lavoro, occupazione e distribuzione del reddito, l’assenza o quasi di una sua proposta davvero riformatrice per una nuova governance dell’Unione europea, avevano portato a vedere nei 5Stelle una possibile risposta alla crisi del Paese forse più dei vaffanculo dei Grillo e dell’innocente incompetenza dei Di Maio. 

Ma ora? 

Non sarebbe il momento di chiedersi quali e quante di quelle esigenze potranno trovare soddisfazione all’interno di un accordo strategico con la Lega? 

Ed è ragionevole pensare che il protrarsi di un “contratto” che si svolge attraverso microcompromessi, strappi e strappetti, possa funzionare nel senso auspicato dalla stragrande maggioranza dell’elettorato grillino?

A differenza dei 5Stelle, la Lega ha strategia, rapporti internazionali, radicamento territoriale, una classe politica fatta di sperimentati amministratori a tutti i livelli. 

La disparità è eclatante. 

C’è qualcosa che possano strategicamente condividere i 5Stelle con chi viene esaltato dalle destre europee più cupamente reazionarie, dagli ideologhi putiniani che vorrebbero restaurare la grande Russia zarista, dal Trump della Grande Muraglia? 

Illudersi che posizioni simili possano non riflettersi anche sulle priorità da perseguire a livello nazionale è puro infantilismo politico. 

Gli obiettivi pentastellati – ammesso, e concesso, esistano ancora per il movimento – risulteranno del tutto subordinati a quelli della forza “globalmente” più rappresentativa del governo (e ciò anche a prescindere dalla quantità dei voti!). 

Coloro che hanno votato 5Stelle ed erano a Genova coi no-global vent’anni fa, con Cofferati al Circo Massimo, che avevano fatto sventolare la bandiera della pace alle loro finestre negli anni della sciagurata guerra in Iraq voluta da Bush jr., trovano un qualche nesso tra il senso di quelle esperienze e ciò a cui vorrebbero portasse il “contratto” con la Lega? 

O le ritengono un puro errore? 

E ritengono, dunque, che avessero già ragione i leghisti di allora?

La Lega potrà forse concedere qualcosa ai 5Stelle, ma è chiarissimo che la sua direzione di marcia è un’altra, del tutto incompatibile (se non a una condizione, su cui torneremo). 

Ed è altrettanto chiaro che non si tratta di due rette parallele che mai si incontrano. 

Così stando le cose, la linea della Lega esaurirà l’energia dell’altra. 

La lotta politica, a un certo punto, assume sempre una prospettiva irreversibile, a prescindere dalle intenzioni dei contendenti. 

Così avvenne in Italia anche negli anni 80. Così avverrà tra 5Stelle e Lega, se i primi non comprenderanno la deriva in cui corrono il rischio di collocarsi. 

Se non chiariranno quale idea hanno del sistema Paese, e di tale sistema nell’ambito dell’Unione , e la loro posizione all’interno degli equilibri politici della stessa Unione, è destino che, prima, la loro immagine venga oscurata da quella del “socio” di governo, e poi la loro funzione politica scompaia.

A un certo punto i fenomeni politici somigliano a quelli fisici: il corpo maggiore, più forte, più organizzato, più coerente nella sua impostazione, attrae nella propria orbita gravitazionale quelli più piccoli, le masse più confuse. Processi che avvengono in miliardi di anni per le stelle, ma magari in pochi mesi per i 5Stelle. 

Né credo che a chi ha riposto in loro la propria fiducia interessi qualcosa della cupiditas dominandi che trasuda dai sorridenti volti dei Conte e dei Di Maio. Il collante del potere non può qui funzionare come ha certamente funzionato nel centrodestra berlusconiano. E se ciò fosse, saremmo in presenza di una vera mutazione cultural-antropologica del movimento grillino.

Dall’altra parte, da parte di molti sedicenti dirigenti del Pd (da rottamare anche lui? Da rinnovare? Da chi? Come? Quando?) non si perde occasione per dichiarare che tra Lega e 5Stelle la differenza non c’è, o se c’è non si vede, o se si vede è indifferente. 

Il Dio continua ad accecare coloro che sembra aver deciso di perdere. 

Incredibile non si colga l’importanza, niente affatto soltanto tattica, di mettere in primo piano gli elementi storici e culturali di contrasto; 

incredibile non ci si misuri concretamente sui temi caratterizzanti i 5Stelle con proposte magari alternative alle loro, ma tese a rispondere ai medesimi problemi, mostrando con ciò di ritenerli altrettanto e più essenziali; 

incredibile non si rilanci ai 5Stelle la proposta di riavviare insieme il piano delle indispensabili riforme istituzionali, affossate dai diktat renziani, e ora del tutto superflue per il capo Salvini (se si esclude l’avallo ai quattrini chiesti dai suoi presidenti di Regione, sotto le mentite spoglie di una idea federalista). 

Incredibile, infine, non si avverta il drammatico pericolo che si corre a “lasciar andare” l’alleanza tra 5Stelle e Lega, nella speranzosa attesa che vadano a sbattere per meriti propri. 

A una condizione, si diceva, infatti, che questa alleanza potrebbe farsi strategica: che per rispondere a esigenze in sé sacrosante di occupazione e difesa dei ceti meno abbienti si pensi necessario subordinarle a istanze sovraniste, nazionalistiche, a obiettivi di sicurezza perseguiti in termini xenofobi, a una cultura dall’impronta esplicitamente autoritaria. 

Quando sociale e nazionale fanno così grumo, suona la campana del più profondo pericolo. 

Meditino i pentastellati, ma meditino ancora più quelli che li vogliono a tutti i costi alleati alla Lega.”

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