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Luciano Odorisio

Bravo Occhipinti: “Woody lo distribuiamo noi”

di Federico Pontiggia per Il FQ, 15-6-19

“Andrea Occhipinti, perché Lucky Red ha deciso di portare in sala l’ultimo film di Woody Allen, A Rainy Day in New York, che al contrario Amazon ha cassato negli Stati Uniti? 

Abbiamo distribuito La ruota delle meraviglienel 2017 e avevamo un accordo anche per questo titolo: l’ho confermato e mantenuto. 

In America sono di diverso avviso. 

Con tutto il rispetto per il #MeToo, si tratta di caccia alle streghe. Per le accuse di molestie alla figlia Dylan Farrow, Allen è già stato processato due volte quasi trent’anni fa e scagionato: non capisco quale sia il problema. 

Sarebbe? 

Dylan ha nuovamente reso pubbliche queste accuse, c’è chi le ha creduto e ha preso posizione unilateralmente, rimettendo Allen alla gogna. Negli Stati Uniti l’i persensibilità si spreca, anche qui è molto antipatico parlarne: se ti esprimi a favore della legalità, sembra tu sia contro il #MeToo, ma non è il mio caso. Lo reputo un movimento fondamentale, ma ciò non comporta che chiunque si svegli e accusi una persona abbia legittimità. Si portino le prove, si onorino le sentenze, altrimenti il rischio è di abusi in senso opposto. 

C’è chi discrimina tra l’artista e l’uomo. 

Può essere un mostro, ma salvaguardiamo le sue opere d’arte? Non scherziamo: Woody è solo vittima di una campagna diffamatoria. 

Nondimeno, Amazon ha stracciato il contratto per quattro film, sicché Allen ha intentato causa per 68 milioni di dollari. 

Nel mercato Usa la reputazione è preminente, e i social non aiutano: se tutti vanno dietro a una fake news, non importa più che sia una fake news. Se il popolo pensa che Allen vada punito, il gigante dello shopping non può rimanere indifferente, a meno di non mettere in conto danni economici. L’esercizio non lo vorrebbe A Rainy Day in New York, la stampa ti attaccherebbe, e saresti costretto a cambiare strategia. Viceversa, in Italia esercenti, giornalisti, cinefili ci hanno scritto lodando la scelta di portarlo in sala. 

Sta dicendo che Lucky Red in America A Rainy Day in New York non lo avrebbe distribuito? 

Giusto o meno che sia, non avremmo potuto: non si può prescindere dall’aria che tira. Devi prenderne atto, se i cinema non ti programmano, se tutti parlano male di te perché hai il film di Allen, non lo distribuisci. 

Terra di libertà, l’Europa. 

Le libertà individuali da noi vengono maggiormente preservate. L’America è anche un paese di fanatici, di gente strana: a 12 anni puoi prendere un fucile, a 18 non puoi dare un buffetto a una ragazza che non conosci. Il fucile va benissimo, ma se ammicchi sei spacciato. Posso capire se si tratta di un minore, però vedo che il problema non è quello: non puoi fare un’avance nemmeno a un adulto. 

Jude Law ha bollato quale “onta terribile” la decisione di Amazon, ma altri due interpreti, Timothée Chalamet e Selena Gomez, hanno devoluto il proprio cachet a Time’s Up e altre associazioni a tutela delle donne. 

Conformismo, puro e semplice. Potevano starsene zitti, facevano più bella figura. Tra l’altro, con Allen la paga degli attori è poco più che simbolica: non hanno fatto ‘sto sacrificio. 

Dal 3 ottobre in sala, A Rainy Day in New York lo vedremo prima alla Mostra di Venezia, sì? 

Non credo sia pronto, ci stanno ancora lavorando. E non spetta a me entrare nelle strategie festivaliere. 

Che film è? 

Woody Allen che ritorna a casa, New York. E segue due adolescenti che vi trascorrono una settimana, tra aspirazioni e avventure. 

C’è chi ha puntato il dito sulla relazione tra un uomo maturo, interpretato da Law, e una ragazzina, Elle Fanning, allora 19enne. 

È in linea con quanto Woody ha fatto prima, non c’è nessuna morbosità nel rapporto. E insinuare una sovrapposizione tra finzione e biografia è immotivato. 

Gioveranno queste polemiche al botteghino? 

Allen ha in Europa il mercato di riferimento, il suo pubblico è abbastanza costante, fedele. Uno dei migliori risultati La ruota delle meraviglie l’ha fatto in Italia.”

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