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Luciano Odorisio

Boccia:”Il dialogo col M5S è inevitabile”

Mentre i tre candidati più forti al congresso del Pd, Zingaretti Minniti e Martina, informano i cittadini che

“No al dialogo coi 5 S te l l e”

Francesco Boccia è di parere fortemente opposto e sensato a nostro avviso.

E spiega che  in un sistema con tre blocchi – Pd, 5 Stelle e Lega – con chi si pensa di dialogare?

Forse con nessuno?

Fighettume PD

Non è possibile – risponde – la legge elettorale che hanno voluto è proporzionale e non consente a nessuno di governare da solo. Anche dopo le elezioni lo scenario è lo stesso: o Salvini o i 5 Stelle.

E torna il discorso sul Congresso prossimo e Boccia ha le idee molto chiare:

“Il tema del congresso è innanzitutto “quale Pd? ”. Si vuole un partito di massa capace di tutelare i ceti popolari o si pensa che attraverso la rappresentanza dell’alta borghesia poi convinceremo il resto del Paese? Alla fine se una cosa resta del renzismo è questa: oggi siamo il partito delle Ztl.

E continua:

“In questa fase di aggressivo capitalismo digitale e finanziario il modello non può essere Macron, ma Corbyn.

Io dico che dobbiamo tornare a fare il partito di sinistra che connette le esigenze dei ceti popolari alle é l i te .

Se è così serve discontinuità anche rispetto al passato: io, ad esempio, sono per riscrivere da capo il Jobs Act.

E lo stesso penso si debba fare con scuola o ambiente.

Al Pd devono iscriversi tutti quelli che stanno alla sua sinistra – da Bersani a Civati a Vendola – e questo senza perdere nessuno.

Mi fa incazzare chi dice “se il partito si sposta a sinistra, allora nascerà un’altra cosa”.

Renzi, poi, ha avuto la sua occasione: per tre anni e fino al referendum del 2016 i gruppi parlamentari hanno fatto tutto quel che gli ordinava il partito, cioè Renzi.

Basta con la storia del fuoco amico.

Un grande partito non sarà comunque autosufficiente.

Non ci sono alternative, tanto più che nel frattempo abbiamo distrutto la coalizione.

Il dialogo è inevitabile, anche perché su bisogni, diritti e povertà facciamo analisi che impongono il confronto col M5S, anche se governa molto male.

Problema: Di Maio però sta con Salvini. Il dialogo, ovviamente, parte se il M5S molla la Lega.

Io dico che dopo sei mesi al governo si può dire che i 5 Stelle perdono presa sulla società mentre Salvini raddoppia i consensi.

Se continuano così, la Lega cresce ancora e loro diventano né carne né pesce.

Ora devono portare a casa la manovra, ma a gennaio che succede?

Vogliono restare succubi?

E allora le Europee diranno che Salvini è la destra e loro solo un’appendice che gli serve a stare al governo.

Torniamo al Pd: un tempo furoreggiava #senzadime. Ma #senzadim eè una cosa nata a tavolino dentro i gruppi dirigenti… I renziani.

Facciamo un esempio.

Se Scalfarotto, che conosco da quando eravamo studenti a Milano, cambia l’insegna dei “Comitati del Sì e li chiama “Comitati civici”non è che diventano un’altra cosa.”

L’accoppiata

Gli fanno notare che nel Pd c’è chi dice “no al dialogo coi 5 S te l l e.

“Posizione legittima.

Un fatto che non sottovaluto, ma allora mi devono dire la verità: vogliono il dialogo con Salvini o con Berlusconi?

Non è che si aspetta solo la crisi, perché questo governo non dura, per fare il governo con Lega e FI in nome della famosa “unità nazionale”?

Bersani dice: senza alleanza coi 5 Stelle al prossimo giro l’Emilia va al centrodestra.

E pure la Toscana…”

Stralci da un’intervista di Marco Palombi a Francesco Boccia da Il FQ

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