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Luciano Odorisio, Politica

Antonio Padellaro:”E ora opposizione!”

di ANTONIO PADELLARO per Il FQ, 28-05-19

“Se i 5Stelle vogliono tentare di ritrovare se stessi e i propri elettori (sapendo che molti fuggitivi difficilmente saranno recuperati) devono tornare a essere opposizione. 

Dirlo adesso, dopo la solenne legnata delle Europee potrebbe sembrare fuori dal mondo, alla luce soprattutto delle parole di Luigi Di Maio deciso ad andare avanti nell’autolesionismo di governo con Matteo Salvini. 

E anche se, perso per perso, se ne comprendono i motivi – meglio tenersi la maggioranza del 2018 in Parlamento che rischiare di tornarci dimezzati con nuove elezioni (e poi, comandare di meno è sempre meglio che non comandare per niente) – il dilemma grillino resta quello evidenziato da Alessandro Di Battista: “Il problema non è chi ma cosa si fa”. 

O meglio (aggiungiamo noi) cosa il M5S dovrebbe evitare di fare, per non rischiare la rapida estinzione. 

1. Non restare al governo con chi, in poco più di un anno, ti ha succhiato il sangue ricavandone energia e vigore e lasciandoti sul terreno esanime. Evidente che lui abbia tutto l’interesse a tenerti in vita per diventare ancora più forte. Ma perché e in nome di cosa condannarsi a una sopravvivenza di sottomissione? 

2. Comunque nel disastro del 26 maggio c’è un messaggio preciso: l’elettorato ha sonoramente bocciato i 5Stelle di governo, mentre aveva promosso a pieni voti i 5Stelle di opposizione. Perché non prenderne atto? 

3. Poche ore dopo il trionfo, Salvini ha già convocato al Viminale una riunione di rappresentanti delle “attività produttive” annunciando poi un fantomatico mandato per discutere delle questioni fiscali e agricole a Bruxelles. In poche ore si è cioè attribuito funzioni che spetterebbero ai ministri Di Maio e Tria. Nasce dunque un governo del Viminale in alternativa a quello di Palazzo Chigi. Ma può Giuseppe Conte accettare di essere un premier di nome mentre quello di fatto briga altrove? 

4. Proseguire nell’alleanza gialloverde significa per il Movimento ingoiare il rospo leghista delle autonomie, che di fatto spaccano l’Italia tra un Nord prospero governato dal Carroccio e un Sud abbandonato al proprio destino. Per non parlare del decreto bis sulla Sicurezza, riguardo al quale i discepoli di Beppe Grillo non potranno più fare tanto gli schizzinosi. 

Infine, il no categorico al Tav Torino-Lione è stato derubricato da Di Maio a “progetto da ridiscutere”tra Italia e Francia, come da contratto di governo. Dunque, si farà comunque perché Salvini lo vuole? Dopo i dietrofront su Ilva e Tap un altro tributo salatissimo pur di restare al governo. Davvero ne vale la pena? 

5. Nel Parlamento di Strasburgo la pattuglia grillina farà parte di un gruppo marginale mentre Salvini guiderà con Le Pen, Orbán e Farage il robusto fronte sovranista. 

Ciò che renderà ancora più squilibrato il rapporto di forza tra i due contraenti a Roma. 

6. Salvini ha stravinto lucrando immagine e consensi sulla guerra all’immigrazione, quella che aveva già vinto il ministro del governo Gentiloni, Marco Minniti.

I 5Stelle hanno straperso pur avendo varato riforme di forte impatto sociale: dal decreto Dignità al Reddito di cittadinanza. 

Il guaio è che hanno continuato a definirsi non di destra o di sinistra privandosi di un’identità precisa. 

Cosicché cercando di accontentare tutti hanno perso voti sia in direzione Salvini che Zingaretti. 

7. Per tutto questo, intestardirsi a restare in un governo dominato da Salvini e lasciare interamente il ruolo e lo spazio dell’opposizione al Pd, che vi pascolerà come in una comoda rendita di posizione, rappresenta un errore politico e un danno per il Paese. 

Non sarebbe più razionale staccare la spina al governo su una questione identitaria per i grillini, come per esempio il Tav? 

Quindi prendersi una pausa di riflessione nella quale procedere all’indispensabile riorganizzazione interna? 

E nel frattempo ritornare a una sana battaglia parlamentare contro Salvini e il salvinismo, proprio sulla base delle critiche, spesso sacrosante, sollevate in campagna elettorale? 

Meglio tirare a campare che tirare le cuoia, diceva Giulio Andreotti. 

Ma se restano paralizzati dalla sconfitta i 5 Stelle rischiano entrambe le cose.”

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