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Luciano Odorisio, Politica

Prima gl’italiani di CasaPound?

PAOLA BASILONE, PREFETTO DI ROMA, SULL’EDIFICIO OCCUPATO DA CASAPOUND:

“IN FORZA dei criteri ritenuti prioritari per gli sgomberi (in primo luogo le condizioni di sicurezza dell’immobile) il compendio di via Napoleone III non presenta i profili di criticità idonei a porlo in situazione di priorità”.

Intervento critico di Antonio Padellaro sulla disposizione del prefetto:

“VOGLIAMO scommettere che con Matteo Salvini, regnante al Viminale, il “compendio di via Napoleone III” non sarà mai sgomberato? 

E che i fascisti del terzo millennio potranno tranquillamente continuare a farla da padroni nello stabile di proprietà del Demanio, alle spalle della stazione Termini? 

Il cui cospicuo valore immobiliare va calcolato, oltre che sulla posizione centralissima, sulla dimensione e il particolare pregio: sei piani, 60 vani, una terrazza nel cuore del rione Esquilino con vista sulla cupola di Santa Maria Maggiore. 

Scommettiamo che il ministro degli Interni non avrà il coraggio di mettersi contro le camicie brune? Coraggio politico, poiché con quelli di CasaPound il leader leghista lanciò nel febbraio 2015 “Sovranità”, alleanza nazionalista per rivendicare la potestà italiana in campo monetario, economico e politico (c’è anche una bella foto che li vede brindare insieme). 

Ma che gli mancherà soprattutto il coraggio diciamo così fisico perché, ammettiamolo, non è facile mettersi contro un movimento addestrato militarmente e che ha dichiarato di essere disposto a tutto pur di difendere ciò che considera suo. 

E dunque, boia chi molla la sede del primo centro sociale di ispirazione fascista che, casualmente, ospita una trentina di famiglie di camerati “in emergenza abitativa”. 

In realtà, il cosiddetto Capitano è una pasta d’uomo che si trasforma nello sparafucile che chiude i porti e sequestra donne e bambini sulle navi mostrando il petto per pure esigenze sceniche. 

Però quando a chiedere lo sgombero immediato si muovono, nell’ordine, la sindaca di Roma Raggi (forte di una mozione approvata in Campidoglio), e poi il ministro dell’Economia Tria, sotto la cui giurisdizione agisce l’Agenzia del Demanio, sotto la cui responsabilità ricade il palazzo dato nel 1963 in uso al dicastero dell’Istruzione, quando dunque questa possente macchina da guerra politico burocratica avanza compatta, ecco che il ministro ha un’ideona. 

E passa la patata bollente al prefetto di Roma, Paola Basilone (che tra parentesi, è una sua sottoposta). 

Basilone sa stare al mondo e con un comunicato vergato con lo stile di un codice mandarino del sedicesimo secolo (quando non sai che diavolo dire parla d’altro) sostiene appunto che il palazzo non “presenta profili di criticità”. 

In altre parole: non è pericolante e non presenta problemi igienico-sanitari

Per il diritto di proprietà, si tratta di una svolta epocale. 

I giureconsulti Salvini-Basilone asseriscono che, d’ora in avanti, chiunque potrà occupare abusivamente un appartamento, o anche un grattacielo, purché si preoccupi di dare ogni tanto un’imbiancata alle pareti e di sturare i cessi. 

Cosicché quando il legittimo proprietario cercherà di tornarne in possesso verrà messo legittimamente alla porta.

E se insiste si può sempre chiamare la polizia che accorrerà prontamente su disposizione del ministro e del prefetto. 

Insomma: prima gli italiani e se sono fascisti è pure meglio.”

Antonio Padellaro – il Fatto Quotidiano, 24-02-19

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