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Luciano Odorisio, Politica

25 Aprile: Salvini come Berlusconi, possibile? Sì, possibile!

Salvini come Berlusconi sulla Liberazione, possibile? Sì, possibile!

Stralcio da un bell’articolo di Silvia Truzzi per IlFQ, 12-4-19

Noi pensavamo che sulle vaccate a tema 25 Aprile Berlusconi fosse imbattibile. 

Negli anni d’oro il Cavaliere non ci ha fatto mancare nulla: una serie gloriosa di supposte gaffe (c’era ancora il pericolo comunista). 

La meglio figuraccia l’ha fatta all’alba del millennio, quando a Porta a Porta Fausto Bertinotti ricordò la storia dei fratelli Cervi “uccisi dai fascisti”. 

B, in anticipo di 19 anni sulle recenti dichiarazioni confuse, ribatté prontamente: “Sarò felicissimo di andare a trovare papà Cervi, nobilissima figura che ha tanto sofferto”. 

Bertinotti gli fece notare che purtroppo la cosa era impraticabile dato che papà Cervi era morto da tanto tempo e i suddetti fratelli Cervi erano stati uccisi nel ’43. 

(…)

Salvini ha annunciato che non parteciperà alla Festa per la Liberazione. 

“La lotta a camorra, ’ndrangheta e mafia è la nostra ragione di vita. Il 25 aprile non sarò a sfilare qua o là, fazzoletti rossi, fazzoletti verdi, neri, gialli e bianchi. Vado a Corleone a sostenere le forze dell’ordine nel cuore della Sicilia”. 

COME SE PARTECIPARE alla commemorazione della Liberazione fosse in competizione con qualcosa (e comunque, non ci fosse stata la Resistenza, e dunque la Liberazione, non ci sarebbe l’Italia per come la conosciamo). 

La cosa farebbe ridere, se non facesse già piangere. 

Urge un ripassino di Storia: la Liberazione dal nazifascismo è una festa antifascista, e di qui non si scappa. 

Come lo è la nostra Costituzione (su cui pure Salvini ha teoricamente giurato, speriamo dopo averla letta). 

Non c’è la par condicio tra partigiani e nostalgici del regime, e nemmeno la gara mafia-liberazione: almeno non dovrebbe esserci, sopra i cinque anni. 

E non vale nemmeno dire (si sente anche questo, purtroppo) che la festa è “divisiva”: se accade è perché le “alte cariche dello Stato”(quelle che dovrebbero partecipare alle commemorazioni ufficiali, tra l’altro) non conoscono la Storia, o non la rispettano. 

È stato dopo il 25 Aprile che l’Italia, spezzata in due dal ’43 (la Sicilia dove Salvini andrà, era stata liberata dagli Alleati) è tornata a essere una Nazione unita. 

L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, ha detto che invece sarà presente alle commemorazioni

Primi commenti: litigano su tutto, e il più nuovo “i 5Stelle si spostano a sinistra”. 

Ma questa, che è una delle nostre vicende più politiche, non ha più a che a fare con la politica. 

È vero che l’antifascismo è stato ridotto a una bandierina (scritta avvistata su un muro della Prenestina qualche giorno fa: “Monogamy is the new fascism”) da gente che tira fuori l’insulto massimo quando non ha più argomenti, però non si può nemmeno accettare che il vicepresidente del Consiglio tratti con questa sufficienza i fondamenti della nostra Repubblica (e le persone che hanno reso possibile uscire da una dittatura). 

Una volta c’era il senso delle istituzioni (e anche il caro vecchio consiglio della nonna: prima di parlare conta fino a dieci), oggi c’è l’algoritmo delle convenienze: in maggio si vota in 34 Comuni siciliani. 

E così si spiega l’ultima uscita di Salvini. Fischia il vento dell’ignoranza e infuria la bufera degli opportunismi: di rotto non abbiamo solo le scarpe.”

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