Cinema & Teatro, L'Angolo di Raffaele, Luciano Odorisio

Una lettura obbligatoria: City lights pocket poets anthology

Parlando con alcuni poeti (o meglio poetonzi) nell’occasione di un Poetry Slam   mi son cadute le braccia.

Cito a caso:

a) Un tizio, poeta bulimico e compulsivo, non aveva mai sentito nominare (non dico letto) Edgar Lee Masters;

b) Per molti la Beat Generation era quella dei complessi beat della metà degli anni ’60;

c) La Merini l’hanno conosciuta solo perché è apparsa in TV;

d) Di Withman …”ah quello del film l’Attimo Fuggente”.

E pensare che molti di questi pubblicano, ovviamente con editori a pagamento.
Quanta carta sprecata!

Dobbiamo nel nostro piccolo, per quanto possibile, diffondere almeno stimoli perchè si allarghi l’orizzonte.
Io non pretendo di fare “critica letteraria” ma semplicemente divulgare quella che a mia opinione personale è buona letteratura.

E veniamo a City lights pocket poets anthology.

Questo  “piccolo libro”  low cost (edito da Mondadori nella collana Piccola Biblioteca Oscar Mondadori)  permette di conoscere il meglio della poesia della Beat Generation e di alcuni maestri del Novecento riconosciuti tali dagli esponenti della corrente Beat Generation.

La versione  italiana è purtroppo esaurita ed io mi tengo stretta la  mia copia.
Per chi conosce l’inglese c’è questa 

Per chi pretende di fare poesia  deve essere una lettura obbligatoria.

Qualche piccolo assaggio:

LAWRENCE FERLINGHETTI
Il mondo è un gran bel posto
per nascerci
se non date importanza alla felicità
che non è sempre
tutto questo spasso

E’ solo l’incipit, ma ben si comprende il contenuto: l’urlo contro la società, la ricerca di una ragione di vita. Come ben si comprendono le scelte formali del poetare: non più la rima e la metrica, ma la disposizione “grafica” che suggerisce pause  e “sospiri” nella lettura.
Questa è vera poesia:  provo ad immaginarla letta ad alta voce in un bar della Market st. a  Frisco, tra un boccale di birra ed un tiro da una canna.

Proseguiamo il nostro viaggio: da San Francisco alla Spagna, ai tempi della guerra civile,  e chi se non Federico Garcia Lorca
Il pianto
Ho chiuso le finestre.
Non voglio sentire il pianto.
Ma da oltre i muri grigi,
non si sente altro che pianto
….

Tutta la disperazione del poeta balza fuori proprio dalla semplicità del linguaggio. Non ci sono macerazioni, effetti speciali lessicali, ma solo parole  quotidiane.

Ritorniamo in America per leggere Kenneth Patchen (si potrebbe definire il padre della Beat Generation).
Lo stato della Nazione
Capite che  sedevano appena al di qua della porta
a un tavolino con due birre piene e due vuoti.
Attorno c’era  qualche decina di persone, ammazzavano
il tempo e si sbronzavano perché niente significava più
niente
……
Già dal titolo si comprende l’impatto rivoluzionario: il messaggio dello stato della nazione è quello che il Presidente della Repubblica degli Stati Uniti fa ad ogni inizio anno dallo studio ovale. Qui siamo in un qualsiasi bar dell’Ohio davanti a boccali di birra da mandar giù per vincere il nulla.
Una mia annotazione personale: mi auguro che quei poetonzi (e ne ne sono numerosi) che si incaponiscono a scrivere qua con l’accento, dalla lettura di questi versi ne imparino, una volta per tutte, l’esatta grafia.

Proseguiamo il viaggio verso la Francia a trovare Jacque Prèvert di cui vi propongo per intero un piccolo epigramma.
L’ultima cena
Sono a tavola
Non mangiano
Nè toccano i loro piatti
E i loro piattistanno tutti dritti
Verticali dietro le loro teste.
Da questo  feroce sarcasmo si comprende che Prèvert non è quello sdolcinato accenditore di fiammiferi che ci ammorba ogni anno in occasione della festa di San Valentino, ma piuttosto lo vedo vicino alla irriverenza dei Monty Phyton.

 

Per concludere questo breve viaggio andiamo a Roma, da Pier Paolo Pasolini.
Dove vai per le strade di Roma
Dove vai per le strade di Roma
sui filobus o i tram in cui la gente
ritorna? In fretta, ossesso, come
ti aspettasse il lavoro paziente
di cui a quest’ora gli altri rincasano.
Questi versi nella loro drammatica quotidianità e banalità, quasi una sequenza di un film girato in bianco e nero, con un raffinato uso della II persona ci svelano cosa deve intendersi poesia: cuore, passione, intelligenza, tecnica ed infine trasmettere le emozioni .

Mi fermo qui.

Sono 341 pagine di arte pura. 

Di Raffaele Abbate

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