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L'Angolo di Raffaele, Luciano Odorisio

Sistema Binario- Romanzo

Presentazione 

Romanzo scritto a quattro mani con mia sorella Caterina Abbate 

Questo il perché: Lungo i binari della Ferrovia, che si incrociano, si allontanano, riportano a casa, scorrono le minime vite di due famiglie, i Lomonaco e i Liberatore, tra amori, gioie, dolori e violenza, nei momenti più tragici della grande Storia del Novecento.

Questo romanzo nasce dall’esigenza di rispondere a questa semplice domanda: come hanno fatto le generazioni, che hanno conosciuto tante tragedie epocali, a sopportarle? Abbiamo trovato la risposta: Vivendo.

Gli eventi sono  in parte tratti dalle memorie di famiglia opportunamente modificati inclusi i cognomi  per renderli universali e rispettare la privacy.

I Personaggi

Raffaele Lomonaco il macellaio

Raffaele è ultimogenito di tredici figli (undici maschi e solo due femmine, di cui una ha preso ivoti) di don Giuseppe Lomonaco allevatore di bovini nella piana di Santa Ninfa emigrato inprovincia di Napoli, subito dopo l’unità d’Italia, perché i nuovi proprietari dei latifondi hanno concesso il diritto di pascolo a persone loro gradite. E don Giuseppe non lo è.

Al trasferimento segue un opportuno matrimonio con Giuditta Coppola, unica figlia di un ricco proprietario terriero di Casoria anche lui introdotto commerciante di bovini, alla ricerca spasmodica di un erede maschio cui lasciare proprietà e l’avviato commercio.

E don Giuseppe cade a fagiolo. Nel giro di quindici anni la fertilissima Giuditta sforna in sequenza tutti gli eredi necessari. E dai geni normanni di Giuseppe alto, biondo, e da quelli napoletani di Giuditta, bassa, solida, scura di capelli e di colorito, vengono fuori in alternanza un erede normanno ed uno napoletano.

Per Raffaele, l’ultimo nato, il cocco di famiglia, sia della madre, sia del padre, sia del nonno materno di cui porta il nome, è stato immaginato un futuro diverso: lo studio, lontano dalla carne, dal commercio, dai coltelli. Ne ha le capacità, ma troppi soldi in tasca e quindi la bella vita: femmine, gioco delle carte, i cavalli ed ogni altra possibile ed immaginabile distrazione. È molto attraente, alto, magro, con folte ondulati capelli neri, naso da imperatore romano, folti baffi neri arricciati in punta che evidenziano le rosee e carnose labbra. Gli occhi neri sbucano a stento dalle pesanti palpebre. Un bell’esemplare normanno con una leggera spruzzata di napoletanità.

Ottone Liberatore

Don Francesco non ama Ottone quel tardivo figlio, nato quasi per miracolo, da quel grembo creduto sterile per anni. Ottone è troppo diverso da lui, basso, scuro di capelli e di colorito, ossuto come un ulivo, gli occhi verdi mobili, nervoso nei movimenti, dal volto rugoso malgrado la giovane età. Don Francesco è alto, i capelli ricci, folti, rossi con larghe striature bianche, chiaro di colorito,lunghe e muscolose le braccia, le mani di un biancore marmoreo con dita sottili, gli occhi globosi di un azzurro slavato quasi bianco, quasi da cieco

La sera dell’undici agosto, Ottone parte dalla stazione di Ariano con il treno diretto a Napoli. La sua valigia, peraltro di gran lusso, di cuoio grasso marrone, quella usata dal padre nei suoi viaggi verso i vari casinò e casini, contiene i pochi abiti e tutti i libri della biblioteca di famiglia. La valigia è pesante, ma Ottone quei libri li vuole portare con sé, sono l’unico legame con la sua famiglia.

Lunga è la sosta sul molo dell’Immacolatella, in attesa che il bastimento per le terre assai lontane attracchi e consenta l’imbarco dei passeggeri in attesa. Una lunga schiera, facce tristi, ma negli occhi una luce: è la speranza di una vita nuova oltre l’Oceano. In un angolo un giovane con una chitarra intona una vecchia canzone: Addio mia bella Napoli mai più ti rivedrò. La voce è carica di dolore. Ottone gli si avvicina e quasi con rabbia: “Ma si può sapere cosa rimpiangi? È stata proprio questa città che non ti ha dato nulla e ti ha costretto a cercare fortuna lontano, oltre l’Oceano. E tu la rimpiangi!”

di Raffaele Abbate 

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