L'Angolo di Raffaele, Le ricette di casa, Racconti degli Amici

Papà ed il risotto blu notte

Papà ed il risotto blu notte

di Raffaele Abbate

Metà anni ’60

Come ha scritto mia sorella su papà : Non l’ho mai visto avvicinarsi ai fornelli, tranne quando mia madre mancava per qualche suo impegno.

E quando questo accadeva Papà era costretto a fare da mangiare a noi tre che eravamo negati all’arte culinaria.

E’ fu quella volta che venne fuori il leggendario risotto blu notte.

Tutto parte dal risotto alla barbabietola rossa.

E Papà parte dalla ricetta tradizionale, andando oltre sulle quantità.

Quella pietanza doveva durare un’intera settimana.

Per prima cosa preparò un brodo vegetale, in un grosso pentolone, quello che si usava per sbollentare i pomodori quando si facevano le “bottiglie di pummarole”

Insomma 5 litri di brodo con le verdure in proporzione (carote, patate, cipolle, bieta).

Intanto tagliò a fette sottili 1 di barbabietole rosse e le mise a sbollentare in una padella aggiungendo qualche cucchiaio di brodo fin quando si ammorbidirono.

Tagliò a fette sottili le 4 cipolle,  le versò in un tegame ampio e 20 g di olio di oliva, rosolò per qualche minuto mescolando spesso, quindi versò i due kg di riso e lo tostò per circa 5 minuti.

Una volta tostato il riso, sfumò con due bicchieri di vino bianco e una volta che l’alcol sarà evaporò completamente, aggiunse il brodo vegetale caldo un mestolo alla volta , continuando a bagnare il risotto ogni volta che il liquido si asciugava  avendo cura di mescolare spesso con un cucchiaio di legno.

Trascorsi circa 10 minuti dalla cottura, versò metà delle barbabietole

Proseguì la cottura per altri 5 minuti, aggiungendo sempre  il brodo, quindi versò la restanti barbabietole mescolando.

Ultimò la cottura del risotto, per altri 5 minuti circa, una volta pronto, quando le barbabietole avevano colorato di rosso-violaceo il risotto, chiuse il fuoco e mantecò con circa 10 g di olio di oliva .

Era soddisfatto, ce ne versò nei piatti un’abbondante dose, il resto nel pentolone per i giorni successivi.

Ed infatti nei giorni successivi Papà lo rigenerò aggiungendo burro e prezzemolo. ricavandone un gustoso riso al salto (a suo dire)

Per una stranezza forse derivante dall’eccesso di prezzemolo la tinta del risotto virò dal rosso-viola al blu notte Lo mangiammo solo per fame, senza conseguenze dannose alla salute per nostra fortuna.

Ma da allora il risotto blu notte rimase una leggenda che  veniva tirato fuori ogni volta che papà provava a cucinare.

Rimase per sempre nelle memorie di famiglia.

E difatti ritornò il 4 aprile 1980

Sono le quattro del mattino, sento i cani abbaiare e mi sveglio.

Ma i cani che abbaiano sono solo nella mia mente e difatti squilla il telefono: è mia sorella, tre parole, la voce rotta dal pianto: Papà è morto.

Dalla sera prima era evidente che non avrebbe visto il mattino.

Mi vesto e vado.

L’hanno già vestito, camicia bianca, pantaloni scuri, gli cadono da dosso.

Un anno e passa di Alzheimer oltre a divorargli la mente gli ha rosicchiato anche il corpo.

E non voglio ricordarlo così.

Solo qualche minuto nella camera e esco.

Mammà è lucida come sempre e come sempre pensa lei a tutto: le telefonate al parentado, i contatti con quelli delle pompe funebri.

E’ il mercoledì prima di Pasqua per cui o funerali in giornata o ci sono casini.

Quando interviene mia madre non ci sono mai casini.

Alle nove del mattino è stato organizzato tutto.

Ed arrivano tutti, amici, parenti e persone mai viste.

Molti a raccontarti di quella volta o di quell’altra .

E a dirti “come gli somigli” .

Le voci si sovrappongono alle voci, i ricordi ai ricordi.

In Chiesa per tutto il tempo sono in piedi, con a fianco mio fratello, davanti alla bara.

E nella mente, chissà perché, mi arriva un ricordo che mi fa sorridere, quella del risotto blu notte.

E mentre il prete celebra la funzione e mi inonda di incenso ho quei piatti di riso davanti agli occhi.

Mio fratello mi chiede :”A cosa pensi?” “Al risotto blu notte “ – gli rispondo.

Ed anche lui sorride.

Fin quando non lo portammo al cimitero ci resta quel sorriso strano sul viso.

Raffaele Abbate

Facebook Comments

Write a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: