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Memorie lavorative: Li Pecuri, gli spaghetti con la ‘nduja e il blu di metilene

di Raffaele Abbate

Metà anni ’70   mi accade  di andare a fare un corso a Lamezia Terme, il  bello di andare in giro per l’Italia è anche questo conoscere la cucina locale.

Al  ristorante il maitre  decanta le doti della ‘nduja., il famoso  e piccantissimo insaccato calabrese  

E ci prepara una sua specialità,  gli spaghetti con la   ‘nduja. Mi faccio dare la ricetta.

Ingredienti per 2 persone

200 gr di spaghettoni
40 gr di ‘nduja
100 gr di passata di pomodoro
mezza cipolla
un filo d’olio
mezzo bicchiere di vino rosso
pecorino calabrese fresco

Preparazione

Sciogliere lentamente la ‘nduja in una padella antiaderente insieme alla cipolla tagliata a fette molto sottili aiutandovi con un filo d’olio d’oliva e aggiungendo lentamente il vino rosso

Quando la cipolla e la ‘nduja iniziano a soffriggere, versare la passata di pomodoro alzando la fiamma., cuocere ancora per alcuni minuti fino a quando il pomodoro si mescola al composto della ‘nduja

Intanto cuocere gli spaghettoni in una pentola ampia.

Scolarli al dente

Aggiungere la pasta al dente nel sugo e mantecare

Aggiungere al momento di impiattare un po’ di pecorino ed una spolverata di prezzemolo

Oltre a questa prelibatezza  gastronomica per palati forti in quella occasione ho conosciuto li pecuri.

C.F. detto li pecuri per la sua città di provenienza (Campobasso) vocata alla ovino-cultura (almeno a dire di chi lo percula) e per il pesante tanfo di pecora che emana, è alto quasi due metri, è largo e pesante, ha i capelli neri, ricci e densi, poco è lo spazio tra l’attaccatura e le folte sopracciglia.

Gli occhi sono infossati e le palpebre sono semichiuse.
Il naso è appuntito, con narici piccole.
Anche le labbra sono sottili, quasi un taglio orizzontale sul viso oblungo.
C.F. conosce bene il suo lavoro e lo sa anche insegnare.

Ed è per questo che la sua azienda lo manda in giro per l’Italia a fare corsi a chi il lavoro non lo sa fare comme il faut.

Ma C.F. ha un piccolo difetto, ha una autonomia di tre giorni: se passano tre giorni senza scopare , gli prende una emicrania intollerabile.

La sua affettuosa e sempre disponibile moglie lo sa e non si sottrae mai ai suoi doveri coniugali.

Per questo difetto C.F. non allontana da casa mai per più di due giorni per volta.

Accade che si apra una nuova filiale a Lamezia Terme (che poi  si trova  Nicastro) un paese  della Calabria lontano da tutto  anche se c’è l’aeroporto e con C.F. (che non può rifiutare l’incarico) vado ad insegnare a dei nuovi assunti.

Siamo in un posto lontano dalla città di C.F. gli tocca prendere ben quattro-cinque treni  quindi non può tornare a casa dopo tre giorni.

Al quarto giorno di astinenza comincia a smaniare, ha mal di testa, non fa che mormorare: “Aggia scaricà! Aggia scaricà”.

E l’autoerotismo per il povero Li pecuri non è una soluzione, non ha un centimetro di fantasia.

Intanto una sera al ristorante si fa tentare  dagli spaghetti con la ‘nduja  e  ne ha prende una dose over size.

Il peperoncino rosso fuoco della ‘nduja  fa l’effetto  prevedibile.

E scoppia il dramma,  Li pecuri è ipereccitato.

Davanti a tali sofferenze decido di adoperarmi per risolvere il problema.

Va trovata una soluzione rapida.

Contatto il direttore dell’albergo, gli prospetto le necessità di C.F. e ci da l’indirizzo di una professionista locale che può soddisfare le esigenze del sofferente Li pecuri.

Lo accompagno sul posto.

Li pecuri sale, consuma e ritorna , il tutto in poco più di 10 minuti tutto compreso.

E da allora, nell’ambiente lavorativo, oltre a li pecuri verrà soprannominato 9 secondi e 9 decimi per la durata della sua operazione di scarico.

Ma la mia cattiveria non si è limitata a sputtanarlo per la velocità.

Quando gli chiesi se avesse preso precauzioni e mi disse che non usava il profilattico perché lo bloccava, una idea malvagia mi passò per la mente.

Mi resi conto che  il  povero Li pecuri a livello di educazione ed igiene sessuale era ancora molto  primitivo .

Con tono preoccupato, apprensivo, ma nello stesso tempo professionalmente deciso: “Non può rischiare malattie, devi prendere uno specifico disinfettante, delle pasticche che sono efficacissime.

Me ne ha parlato un mio caro amico medico.

Se urini di colore blu significa che la medicina sta facendo effetto e devi continuare a prenderle per tre settimane.

In questo periodo, mi raccomando, niente rapporti sessuali, vanificheresti l’effetto della terapia” .

Il tapino prese le pasticche consigliate.

Ho saputo che quando Li pecuri tornò a casa ebbe atroci emicranie per tre settimane , tra lo stupore e la perplessità di una sempre più sospettosa moglie.

Ah cosa erano quelle pasticche miracolose?

Blu di metilene, un  banalissimo disinfettante  urinario che come effetto collaterale fa urinare blu.Raffaele Abbate

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